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04.01.22 - 07:29
Aggiornamento: 16:41

Sull’ex Macello Cristina Zanini Barzaghi colpita dal fuoco amico

La municipale luganese criticata dalla Gioventù socialista sui fatti dell’autogestione. Lei risponde: ‘Critica comprensibile ma non condivisibile’

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Posso passare?

La Gioventù socialista ticinese ne ha un po’ per tutti: per il Municipio di Lugano, per (naturalmente) la polizia, per il sindaco Michele Foletti e, guarda, guarda, anche per la compagna, l’esponente in seno all’esecutivo cittadino, Cristina Zanini Barzaghi. In una presa di posizione, dopo la rioccupazione, sventata il giorno successivo, dell’ex Macello, avvenuta lo scorso 29 dicembre, critiche e strali vengono insomma inviati a 360 gradi, nessuno escluso.

E allora non è solo un fiancheggiare l’autogestione, la Giso arriva a puntare il dito contro la ‘sua’ municipale e un operato definito “preoccupante e insufficiente. Le maggiori responsabilità sull’abbattimento e lo sgombero del Molino rimangono dei colleghi che hanno deciso di calpestare il principio di collegialità, prendendo decisioni riguardanti il dicastero di Zanini senza nemmeno interpellarla. Tuttavia – ed è qui che viene la tirata d’orecchie – non possiamo accettare che Zanini, di fronte a ripetuti ed evidenti abusi di potere da parte del Municipio, intenda continuare a lavorare al suo interno come se nulla fosse accaduto. La svolta autoritaria dell’esecutivo di Lugano è evidente, e non è accettabile che la rappresentante di un partito che vorrebbe essere un’alternativa a questo tipo di derive politiche vi partecipi senza denunciare chiaramente la situazione”.

Cosa risponde, signora Zanini Barzaghi, a questi giudizi così forti?

La critica è comprensibile ma non condivisibile in quanto, come membro di un esecutivo, sono chiamata a rispettare il principio della collegialità. Evidentemente come rappresentante di minoranza è difficile lavorare come se “nulla fosse accaduto”. Posso anticipare che è un tema, quello dell’ex Macello, sul quale, come partito, torneremo a discutere dopo le feste.

Parlava della difficoltà di essere minoranza. Ci spieghi meglio.

Conosciamo chiaramente la posizione della maggioranza del Municipio di Lugano. Per il mio partito, che si trova in minoranza, non è facile quindi fare accettare un’altra prospettiva, un’altra idea su questo particolare dossier. Dobbiamo ricordare che le decisioni sono maturate da tempo e non dipendono da me. Sull’ex Macello, del resto, Municipio e Consiglio comunale hanno ormai deciso da tempo che all’interno dei suoi spazi non ci dovrà più essere alcuna forma di autogestione. È difficile immaginare che ci possano essere improvvisamente dei cambiamenti.

La Giso le rimprovera di far finta di non vedere, non sentire, non parlare...

Sono considerazioni che quasi mi lusingano, perché fanno immaginare un potere che difficilmente esiste se da sola rappresento un partito in un esecutivo di sette persone. Del resto, anche Alain Berset all’interno del Consiglio federale e Manuele Bertoli nel Consiglio di Stato ticinese, dimostrano come sia difficile agire in minoranza. Al parlare prediligo il lavoro “di squadra” con il partito, alla critica preferisco andare al nocciolo delle questioni e trovare delle soluzioni concrete. Per collaborare ci vogliono persone disponibili ad aiutare. Non possiamo nascondercelo.

I giovani socialisti, che definiscono la rioccupazione uno stato di necessità, non mancano di parlare di... dialogo mancato. È possibile che, diversamente, manchi anche dalla loro parte?

Quando la scorsa settimana mi sono recata all’ex Macello, la sola persona che ho trovato sul posto per i giovani socialisti è Mattea David. Con lei ho discusso più volte della questione. Al di là dei proclami, la realtà richiede ora di facilitare il tanto auspicato dialogo. Non credo che la strada possa passare attraverso la ‘rioccupazione’ ma nel trovare un altro luogo, concepirne assieme la nuova forma e sottoscrivere una nuova convenzione. Perciò bisogna parlarsi. E se, in questo, facessero da tramite i giovani socialisti potrebbe essere molto positivo.

Qualcuno ha confrontato il suo atteggiamento come l’antitesi di quanto coniugato dal municipale liberale radicale Roberto Badaracco, più esposto e meno municipal-lineare.

In questo frangente Roberto si è offerto di portare avanti una mediazione: qualcosa non è andato per il verso giusto e ha voluto esprimersi. Quando è necessario, lo faccio anch’io, come nel caso dell’ex Macello con il comunicato del 30 maggio scorso. Come municipale non è facile rispettare sempre il principio di confidenzialità. Nel caso specifico avrei avuto poco da aggiungere visto che la mia posizione è ben conosciuta. Credo che sia più proficuo che le discussioni avvengano all’interno dell’esecutivo. Il dissociarsi pubblicamente spesso non aiuta a trovare più in fretta una soluzione, anzi.

Vede una soluzione per l’autogestione?

Per natura sono ottimista, ma ci vorrà del tempo perché non si intravede ancora bene come proseguire. L’edificio sgomberato resterà dismesso ancora per diverso tempo, e non potrà essere rioccupato, viste le decisioni già prese. Bisognerà trovare degli interlocutori e lavorare su nuove soluzioni. Sul dove e come però spero che si possa discutere seriamente con i diretti interessati. Il podcast Macerie di Olmo Cerri ci riporta agli anni passati: all’inizio all’autogestione non andava bene neppure l’ex Macello... E allora penso che ci voglia pazienza e comprensione prima di giungere a una soluzione. Al posto di continui rifiuti al dialogo, ora sarebbero utili delle proposte concrete. Il mio dicastero ne ha portate diverse in Municipio ben prima dello sgombero.

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