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I ragazzi durante l’incontro col regista Philippe Blanc e durante un’attività in classe
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17.01.22 - 05:30
Aggiornamento: 19:39

Alle medie di Camignolo a scuola... di migrazione

Due giorni per mettersi nei panni dei migranti, come pure delle figure professionali a loro contatto: resoconto delle giornate progetto di sede

“Ciò che ora resta è un turbine di emozioni, a tratti discrepanti tra loro, ma ugualmente intense che hanno aperto una visuale nuova su questo spaccato della nostra attualità e, probabilmente del nostro futuro”. Termina così l’articolo di giornale che i ragazzi di quarta media di Camignolo hanno scritto per descrivere la due-giorni organizzata a dicembre sul tema dei migranti. «L’obiettivo era far vivere il più possibile in prima persona ai ragazzi questo argomento. Ed è proprio per questo che hanno preparato l’articolo» ci spiega Valentina Schenkel, responsabile delle attività legate al giornalismo e organizzatrice, assieme a una dozzina di altri docenti, delle giornate progetto che hanno coinvolto un centinaio di allievi. E scrivere l’articolo è stata solo una delle numerose attività di quei giorni. «Desideravamo che i ragazzi provassero a mettersi nei panni di altre persone, migranti ma non solo. Volevamo che capissero quanto possa essere difficile l’integrazione, da tutti i punti di vista».

‘Stimolarli a pensare con la propria testa’

Così, non si è trascurato nulla. Gli alunni hanno incontrato alcuni migranti che hanno portato la propria storia; hanno visto ‘Kabul before darkness’ sul ritorno al potere dei talebani in Afghanistan dei ticinesi Philippe Blanc e Roberto Antonini, incontrando anche il regista del documentario; con Luca Cesaro della Segreteria di Stato della migrazione hanno potuto approfondire diversi aspetti procedurali; hanno dato una mano all’associazione DaRe (attiva nella distribuzione di beni di prima necessità agli ospiti delle strutture di accoglienza). E poi atelier di cucina, di danza. «L’aspetto più importante è stato stimolarli a pensare con la propria testa. Su questa tematica in particolare ci sono tanti stereotipi. Volevamo quindi far capire loro che sì, ci sono diversi aspetti che già conoscete, ma c’è tanto di più. In positivo e in negativo. Ad esempio, l’idea che anche noi possiamo essere dei migranti per molti di loro è nuova».

‘Hanno dimostrato empatia e curiosità’

Ed è proprio dall’emigrazione ticinese che il discorso è partito. «C’è stato un lavoro preparatorio durante le lezioni di italiano, storia e geografia, durante le quali si è parlato dell’emigrazione ticinese di fine Ottocento, i racconti dei nostri migranti e i problemi che hanno affrontato. E poi si è parlato delle migrazioni oggi, sono moltissimi i ragazzi che hanno un passato migratorio in famiglia». E i ragazzi sono riusciti a calarsi bene nei ruoli? «Sì. Dopo l’incontro con Blanc, i tre quarti hanno detto di voler fare il giornalista da grande (ride, ndr). Ma in generale hanno dimostrato grande empatia, oltre che tanta curiosità e voglia di conoscere. In tanti di loro c’è stato uno scontro di emozioni, fra i preconcetti che avevano e la complessa realtà con la quale si sono confrontati. Hanno riflettuto molto anche sul tema dell’abbandono della casa, degli affetti. Trovo che siamo riusciti a dare una visione a 360° del fenomeno, senza trascurare gli aspetti negativi».

CON GLI OCCHI DEI RAGAZZI

A coronamento di un così bel lavoro formativo, riportiamo quindi qui di seguito il prodotto (quasi) integrale del lavoro svolto dai ragazzi, ossia l’articolo riassuntivo dell’esperienza.

Un approccio più libero

“La scuola ha anche il compito di accompagnare i giovani nel loro percorso di crescita, fornendo loro strumenti e nozioni per potersi costruire un’opinione personale, al di là di facili stereotipi. In questo senso, le giornate progetto, organizzate ogni anno dalla Scuola media di Camignolo, spronano gli allievi a confrontarsi con tematiche attuali e importanti, con l’obiettivo di ampliare la conoscenza del mondo che li circonda. I ragazzi delle quarte medie si sono confrontati, in questi giorni, con un percorso nell’ambito dell’educazione alla pace e all’integrazione che li ha portati a effettuare un viaggio simbolico sulla via dei molti migranti di cui sentiamo parlare, soprattutto negli ultimi anni. La tematica viene regolarmente trattata nel corso dell’anno scolastico in diverse materie, ma in modalità molto scolastica, lasciando quindi relativamente poco spazio alle emozioni personali, all’empatia e alla discussione aperta e costruttiva.
L’obiettivo delle giornate progetto voleva invece essere quello di offrire un approccio completamente diverso e molto più libero.

Stimoli alla riflessione

Lunedì 6 dicembre, nella sala del Consiglio comunale di Mezzovico, il percorso ha avuto inizio dalla visione del documentario tutto ticinese “Kabul before darkness”, opera dei giornalisti Rsi Roberto Antonini e Philippe Blanc, che ne è anche il regista. Grazie al reportage, i ragazzi hanno potuto toccare con mano la realtà di ciò che succede in Afghanistan, indossando virtualmente i panni della popolazione locale, terrorizzata dai talebani, a pochi giorni dal loro effettivo insediamento in città. Approfondendo la condizione di donne e giornalisti liberi, si è potuto comprendere chiaramente la principale causa della massiccia migrazione/fuga dal Paese: la negazione delle libertà fondamentali delle persone, letteralmente recluse in uno Stato che gli alunni non hanno esitato a definire “Paese prigione”. Lo stimolo alla riflessione è stato colto con entusiasmo, approfittando anche della preziosa presenza in sala del regista, che ha condiviso aneddoti e curiosità inerenti al periodo trascorso a Kabul per le riprese.

‘Un incontro-scambio’

Forti di queste riflessioni è stato poi proposto agli allievi di confrontarsi con dei migranti che, in prima persona, hanno condiviso la propria storia: le ragioni, le paure, il viaggio vero e proprio e le difficoltà all’arrivo nel nostro Paese. Proprio riguardo a ciò è sorta una riflessione su cosa significhi veramente essere accoglienti e sul fatto che spesso i nostri gesti non vengono recepiti così come ci aspetteremmo. Un incontro-scambio che ha sicuramente arricchito i giovani, ponendoli di fronte a realtà che spesso vengono sottovalutate, e innestando in loro la consapevolezza che la scelta di migrare può scaturire da ragioni differenti, ma rappresenta sempre un cambiamento enorme e, come tale, suscita paure e preoccupazioni identiche, indipendentemente dalle motivazioni iniziali.

Al di là dei pregiudizi

Lo sguardo si è quindi spostato su di noi, sul Paese di accoglienza, per meglio comprendere cosa significhi stabilire se queste persone possano o meno trovare ospitalità nel nostro Paese. L’incontro con Luca Cesaro, della Segreteria di Stato per la Migrazione, ha permesso di comprendere in cosa consista la prassi alla base di una decisione di accoglienza oppure di rinvio in patria. L’accento si è quindi spostato sui requisiti che un migrante deve possedere per poter ottenere asilo in Svizzera e sulle modalità di trattamento a esso riservate, alla cui base ci sono rispetto e un certo grado di empatia. Al di là di semplici pregiudizi, il confronto in prima persona con chi è responsabile di scegliere riguardo il futuro di queste persone ha offerto un interessante spunto di riflessione personale che i ragazzi hanno saputo cogliere, esprimendo una sensibilità diversa e in un certo senso nuova. Le giornate si sono concluse con una mezza giornata dedicata a degli atelier pratici, nei quali si è potuto rielaborare, con modalità differenti a scelta, quanto scaturito da questo ricchissimo percorso”.

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