Locarnese

Losone, un sostegno non solo alimentare ma anche di conforto

Intervista all'assistente sociale Elena Balzano e all'animatrice Larissa Antognini, che invitano la popolazione a beneficiare ancora del progetto comunale

Un servizio gratuito per le categorie sensibili di tutto il territorio comunale (foto Ti-Press)
16 aprile 2020
|

"Siamo ancora attivi e siamo a disposizione, chiamateci e continuate a beneficiare del servizio gratuito". Questo è l'appello delle coordinatrici del progetto di servizio di spesa a domicilio del Comune di Losone Elena Balzano e Larissa Antognini, all'indomani della possibilità per gli over 65 di tornare a fare commissioni. Cosa è cambiato nell'operato del Servizio sociale del Comune di Losone in queste settimane d'emergenza sanitaria ce lo siamo chiesti e così abbiamo intervistato Elena (assistente sociale al 70%) e Larissa (animatrice al 50%, responsabile del Centro giovanile). Lavorano distintamente per i due enti - anche se la collaborazione fra loro è stretta - e ora insieme stanno portando avanti il progetto di spesa a domicilio (e non solo) nato dall'emergenza sanitaria sotto il cappello del Servizio sociale comunale.

L'assistenza sociale comunale - illustra Elena Balzano - funge da "antenna sul territorio, capta le situazioni problematiche di natura sociale e offre uno spazio sicuro di ascolto e accoglienza, in cui le persone sono tutelate dal segreto professionale". Il servizio valuta quindi le circostanze e di conseguenza attiva una rete di professionisti e istituzioni per farvi fronte; senza dimenticare le risorse proprie alla persona. "I casi attivi sono circa 120", segnala e sottolinea come l'attività svolta si rivolga indistintamente a tutta la popolazione, dai giovani agli anziani. Per questi ultimi ancora, il Servizio sociale ha attivato anche il progetto 'Anziani soli' (per over 75) in collaborazione con la polizia comunale.

Grossomodo, questo è il contesto lavorativo "normale" in cui opera Balzano. Da settimane però anche la nostra interlocutrice (e la sua collega) è confrontata con l'emergenza sanitaria, che ha influenzato il suo operato quotidiano. "Il lavoro regolare e le situazioni nuove vengono portati avanti prendendo le misure adeguate, secondo le disposizioni cantonali e federali. Quindi visite a domicilio, colloqui, incontri di rete eccetera non posso farli. Mantengo i contatti attraverso telefono, corrispondenza e posta elettronica". Balzano ammette che manca il contatto interpersonale, momento che permette di comprendere e valutare efficacemente la situazione nella sua completa dimensione e aggiunge che anche per le situazioni più delicate per il momento viene effettuato unicamente il monitoraggio telefonico. "Per ora - conferma -, non ho riscontrato richieste diverse dal solito. Rispetto alla situazione emergenziale, vengo contattata per lo più per avere informazioni (ad esempio sulle indennità di lavoro ridotto e così via), ma non ho riscontrato situazioni con difficoltà maggiori. Questo lo si vedrà solo in futuro".

La spesa per gli over 65, le persone vulnerabili, quelle in isolamento e quarantena

Il Servizio si è perciò adeguato alle regole dettate dalla pandemia, ma non solo. Al fine di aiutare la popolazione a rischio - over 65 e persone vulnerabili dal punto di vista sanitario - molteplici iniziative sono nate sul territorio (in tutto il Cantone). Le due operatrici sociali hanno iniziato dunque a riflettere su utilità e fattibilità della realizzazione di un servizio d'aiuto per l'emergenza sanitaria, valutando le risorse per mettere in piedi qualcosa di necessario e sentito come utile. Questo anche alla luce delle numerose iniziative nate dai singoli abitanti: "In diversi mi hanno telefonato dicendomi che, essendo fermi lavorativamente, si mettevano volentieri a disposizione degli altri". Verso la metà di marzo, grazie alla fiducia del Municipio e della capodicastero Francesca Martignoni, è nato il servizio gratuito per la spesa a domicilio (alimentare e per i medicamenti senza ricetta), lo smaltimento dei rifiuti, l'aiuto per animali domestici destinato alle categorie a rischio e allargato anche alle persone in isolamento o quarantena e alle famiglie monoparentali con bambini fino ai 10 anni, tuttora attivo (il numero da contattare è lo 075 429 49 10; www.losone.ch).

I timori principali nel lanciare il progetto riguardavano soprattutto non riuscire a garantirlo, ipotizzando un numero di richieste tale da non avere abbastanza braccia per potervi far fronte. "Abbiamo dovuto pensare agli scenari possibili e ai profili di coloro che avrebbero chiesto aiuto. Poi però abbiamo ingranato", sottolineano Larissa ed Elena. I volontari ora sono 49, cresciuti di settimana in settimana, di pari passo all'utenza. Finora il servizio ha organizzato circa 260 spese per le 103 persone che le hanno richieste, soprattutto over 65. Gli anziani del Comune sono più o meno 1'700 (da suddividere in nuclei familiari) e secondo l'assistente sociale "molti si sono organizzati privatamente, ad esempio con famigliari o vicini di casa; e trovo che ciò sia molto positivo”.

Intessere legami: l'importanza dei volontari

Il progetto funziona - affermano in coro le due interlocutrici - e dalla seconda settimana la richiesta è stata tale da richiedere un aumento dei volontari, "l’idea è quella di mantenere di volta in volta lo stesso volontario, in modo da favorire conoscenza e fiducia reciproca". Quest'ultimo aspetto non è di poco conto: il momento di socialità, seppur piccolo, è molto importante, soprattutto in questo periodo di contatti ridotti. Il buon rapporto è testimoniato altresì dal fatto che alcuni volontari vengono chiamati direttamente dall'utente per fissare l'appuntamento. I profili dei volontari sono molto vari, spiegano le interlocutrici, si parte dagli studenti diciottenni fino agli adulti quasi sessantenni. Varietà che è sintomo che il contesto venutosi a creare è molto sentito dal tessuto sociale nella sua eterogeneità: è una questione che riguarda tutti. Ciascuno di loro, precisano, "ha con sé un’autorizzazione che certifica la partecipazione al progetto comunale". Il documento tutela quindi servizio e utenza da truffe e raggiri. "La squadra di volontari è formata da persone generose e affidabili che teniamo a ringraziare. La nostra speranza - confessano Elena e Larissa - è che il rapporto con l'utenza continui anche dopo l'emergenza sanitaria".

A volte bastano due chiacchiere

Nel corso di questo mese straordinario, "non sono mancate le telefonate di richiesta d'informazioni disparate, spie anche di vulnerabilità e solitudine". Tuttavia, confermano, "non abbiamo riscontrato situazioni che necessitino di un aiuto importante, tali da dover far capo a servizi di sostegno psicologico". "Oltre alle richieste d’aiuto per la spesa - spiega Larissa -, è emersa una certa confusione tra gli anziani, legata al non sapere cosa poter fare e cosa no". In altri casi, racconta l'animatrice, "chi telefona spesso ha bisogno di essere rassicurato o semplicemente di fare due chiacchiere".

Il Centro giovanile riaprirà con le scuole

"Fino a che le scuole saranno chiuse, anche il centro non sarà accessibile - dice Larissa -. Ma per i ragazzi ci sono, se dovessero avere bisogno". Al civico 13 di via Municipio c'è il Centro giovanile comunale, che solitamente apre le porte ai ragazzi dagli 11 ai 16 anni (per intenderci, la fascia di giovani che frequenta le scuole medie), in settimana e nel week-end. Purtroppo però la pandemia di coronavirus ha deciso anche per questo spazio di socialità e ritrovo la chiusura temporanea. "Molti ragazzi erano dispiaciuti all'idea di non poter venire al centro", racconta l'animatrice. Nonostante le porte serrate, "il contatto lo teniamo prevalentemente grazie alla chat in Whatsapp e ai social", assicura Antognini. Il legame travalica le modalità tradizionali e ne trova altre per restare saldo: "L'idea di diversi animatori del territorio è creare una rete e alcuni strumenti per mantenere il contatto con i giovani, coinvolgendoli ad esempio in challenge sui social media (Instagram, soprattutto), concorsi a premi... proposte che possono arrivare da un centro e a cui possono partecipare tutti i ragazzi degli altri", dice l'animatrice. "Al motto di 'io resto a casa', con i miei ragazzi abbiamo realizzato un video in cui ognuno ha raccontato come trascorre il tempo. Lo abbiamo montato e poi lo abbiamo fatto girare sui social; sia per sensibilizzare, sia per far vedere che anche i giovani riflettono sulla situazione".

Resta connesso con la tua comunità leggendo laRegione: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔