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La Cinque Fonti conferma: il direttore è licenziato

Alla casa per anziani di San Nazzaro non cambiano gli equilibri dopo il rinnovo del Consiglio di Fondazione. Ma si andrà in Pretura

(Ti-Press)
15 aprile 2020
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Il licenziamento dell'ex direttore della casa per anziani Cinque Fonti di San Nazzaro, Samuele Enderli, è (sarebbe) ora definitivo. Lo ha deciso il nuovo Consiglio di Fondazione (CdF) dell'istituto, formato da padre Bogdan Kaliszstan (presidente e rappresentante della Diocesi, che è l'autorità di nomina), Tiziano Ponti (sindaco uscente di Gambarogno e neorappresentante del Cantone, che finanzia la casa con 2,5 milioni di franchi all'anno) ed Eros Nessi (vicesindaco e possibile futuro sindaco, rappresentante del Comune, che pure è ente finanziatore).

La decisione conferma quanto stabilito a dicembre dal vecchio Consiglio di Fondazione, entrato nella tempesta proprio dopo il licenziamento di Enderli e diventato orfano prima dell'ex rappresentante cantonale Maurizio Sargenti (uscito sbattendo la porta, probabilmente perché non d'accordo con la nuova impostazione), poi - con le sue clamorose dimissioni dal CdF - di una figura chiave della struttura: quel dottor Enrico Pelloni che già per lungo tempo era stato direttore sanitario della casa anziani. Dottor Pelloni che è anche papà della dottoressa Valentina Besse, la direttrice sanitaria che in qualche modo non ha retto la buriana, visto anche anche lei ha finito per dimettersi, costringendo il CdF a bandire un concorso per la sua sostituzione.

La "sentenza definitiva" del Consiglio di Fondazione sorprende proprio in considerazione dei grandi cambiamenti che si erano verificati dopo il licenziamento del nuovo direttore amministrativo. Enderli aveva parlato di conflitti di interesse interni e a suo dire proprio per questo era stato allontanato. Poi però erano saltati sia Pelloni, sia la Besse - ovvero le persone cui Enderli si riferiva evocando trasparenza e rispetto dei ruoli - il che induceva a credere che le tesi dell'ex direttore potessero far breccia. Sensazione che però la recente conferma del licenziamento ha spazzato via. Comunque, tutelato dall'avvocato di Ascona Luca Allidi, Enderli ha ora inoltrato una petizione alla Pretura di Locarno-Campagna (dove già era fallito un tentativo di conciliazione) chiedendo la nullità della rescissione del contratto di lavoro.

I conflitti di interesse

Ma vale la pena di ricordarli, i passi fondamentali di questa vicenda. Enderli era stato nominato un anno fa (aprile 2019) forte di un'esperienza di 14 anni in qualità di curatore ufficiale presso l'Arp di Losone e la carica pluriennale di presidente del Consiglio di Fondazione di un'altra casa anziani: la Montesano di Orselina. A settembre era entrato in carica ma subito si era accorto che diverse cose alla Cinque Fonti non funzionavano sia nel settore delle cure, sia in quello amministrativo. Il nuovo direttore chiedeva appunto, in particolare, maggior chiarezza e rispetto dei ruoli, e questo avendo notato alcuni potenziali conflitti di interessi che andavano affrontati e possibilmente sanati. Uno riguardava la collega Besse, direttrice sanitaria e medico del personale; un altro il papà della Besse, Enrico Pelloni, medico anch'egli, membro del Consiglio di Fondazione e medico "condotto" dell'istituto. Poi c'era la questione dei mandati diretti alla ditta romanda del marito della Besse, chiamata ad occuparsi sia di alcuni aspetti riguardati la telefonia nell'istituto, sia della fornitura dei braccialetti anti-fuga da applicare agli ospiti.

Appunti che con ogni evidenza a Pelloni non erano piaciuti, tanto da decidere con il CdF per il licenziamento di Enderli, giudicato da una parte "non idoneo a rivestire la carica di direttore amministrativo", e dall'altra ormai come figura superflua, visto che la Cinque Fonti aveva improvvisamente sentito la necessità di riorganizzarsi in profondità e affidare ad Alvad, in parziale outsourcing, la gestione amministrativa dell'istituto.

Da lì è iniziata la battaglia personale di Enderli e sono sorti parallelamente altri conflitti di interesse. Il più difficile da giustificare è la tutela legale della casa anziani assunta da Gabriele Gilardi, avvocato, figlio di Stefano Gilardi, presidente della stessa Alvad che è parte in causa nel cambiamento di modello gestionale.

Nel frattempo la Diocesi ha espresso disappunto e preoccupazione per la piega presa dagli eventi, e l'Ufficio anziani ha più volte ribadito che la Cinque Fonti deve abbandonare il modello di interinato con Alvad e ripristinarne uno di gestione così come prevede la legge, ovverosia basato sulla figura di un direttore amministrativo.

Se, come ampiamente probabile, non sarà un "miracolato" Enderli, bisognerà procedere con l'assunzione a concorso di un sostituto. Ma la causa in Pretura potrebbe rendere questa strada impraticabile.

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