laRegione
08.12.22 - 19:52
Aggiornamento: 15.12.22 - 17:33

Grono mira a rendere meno cara la vita ai suoi cittadini

Popolazione preoccupata in particolare dall’aumento della bolletta elettrica. Moltiplicatore: il Municipio propone di ridurlo al 90%

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Il 14 dicembre il Consiglio comunale deciderà anche se puntare maggiormente sull’idroelettrico

Diminuire il moltiplicatore d’imposta dal 95 al 90%, abolire la tassa di concessione di 1 centesimo al kWh sulla bolletta dell’elettricità e, più a lungo termine, diventare proprietari (insieme a Roveredo, Buseno, Castaneda e il Cantone dei Grigioni) degli impianti idroelettrici della Calancasca. Sono alcune misure che il Municipio di Grono invita ad approvare durante la prossima seduta del Consiglio comunale in programma il 14 dicembre. Misure (le prime due, se accolte, entreranno in vigore nel 2023) che dovrebbero permettere in futuro di sgravare un po’ le spese dei cittadini «confrontati con aumenti importanti come quelli dell’energia, del carburante, ma anche delle casse malati e dei beni di prima necessità», afferma a ‘laRegione’ il sindaco Samuele Censi. Una preoccupazione, quella relativa alla crescita dei costi, emersa anche durante le serate in cui il Municipio ha incontrato la popolazione delle tre frazioni (Leggia, Verdabbio e Grono), svoltesi in novembre.

Chiesti servizi più capillari

Proprio durante questi incontri negli ex Comuni (che dal 2017 sono aggregati, formando il nuovo Comune di Grono) sono state sollevate delle critiche: ad esempio alcuni cittadini si sono lamentati dei rumori causati dalla piazza d’armi, ma anche della scarsa vicinanza dell’amministrazione pubblica. «In particolare è emerso che garantire servizi capillari è fondamentale», spiega Censi assicurando che «dov’è possibile migliorare, interverremo». Più precisamente è stato chiesto di sistemare alcune strade comunali o forestali, migliorare la gestione dei rifiuti vegetali (verde), d’introdurre la velocità massima di 30 km/h nelle zone più sensibili o le colonnine per auto elettriche. Anche i contatori dell’acqua potabile sono stati un tema: «Dopo lo scetticismo iniziale, la popolazione ha imparato ad apprezzare questa misura, visto che si basa sul principio causale ‘chi consuma paga’». Si è anche parlato di turismo, con la richiesta d’incentivarlo: «Un tema che vogliamo approfondire, visto che anche in Bassa Mesolcina ci sono potenzialità da questo punto di vista. Ma oltre al Comune servono pure iniziative private». Grande interesse e attesa sono poi riposti «nel futuro centro sportivo regionale previsto a Leggia».


Il sindaco Samuele Censi

Un centesimo al kWh in meno

Come detto, però, le preoccupazioni maggiori dei cittadini riguardano gli aumenti legati al costo della vita, in particolare quelli dell’energia. Il Municipio è inoltre sempre in attesa della decisione del Tribunale federale sul riscatto delle reti di distribuzione. Questo genera ancora delle disparità: l’anno prossimo nella frazione di Grono (servita dalla Società elettrica sopracenerina) si passerà in media dagli attuali 23,03 a 37,26 cts/KWh, a Verdabbio (servito dall’azienda elettrica del Comune di Cama) da 19,33 a 36,13 cts/kWh e a Leggia (servito da Media Mesolcina energia) da 19,25 a 29,95 cts/kWh. Per cercare di venire incontro ai cittadini, il Municipio propone, in un messaggio, di abolire un articolo della legge sull’energia dell’ex Comune di Grono, il quale prevede la riscossione di una tassa di concessione di 1 cts/kWh per la delega dell’approvvigionamento elettrico. Una tassa ritenuta disparitaria, visto che colpisce unicamente l’utente finale nella frazione più popolosa dell’attuale Comune.

Situazione finanziaria positiva

La sera del 14 dicembre il Consiglio comunale dovrà anche esprimersi sul preventivo comunale 2023. Che presenta un avanzo d’esercizio pari a 229’650 franchi su un totale di movimenti di quasi 9 milioni. Cifre dunque in nero che confermano «l’evoluzione positiva della situazione finanziaria del Comune, uno dei principali obiettivi da raggiungere a seguito dell’aggregazione», sottolinea Censi. Comune che «è diventato sempre più attrattivo e dinamico, come dimostrano i nuovi insediamenti residenziali e di attività economiche che di conseguenza portano anche ulteriori entrate a livello fiscale». Questa situazione «ci permette quindi di diminuire la pressione fiscale». Il Municipio propone infatti di portare il moltiplicatore d’imposta dal 95 al 90% dopo che già l’anno scorso era stata accolta una riduzione di 5 punti. E questo senza avere particolari conseguenze «sugli importanti investimenti previsti». A ciò va poi aggiunto che le tasse relative alle aziende comunali (rifiuti, approvvigionamento idrico e trattamento acque luride) rimarranno invariate.

Gli impianti della Calancasca diventeranno proprietà comunale?

Tornando alla questione energetica, il Consiglio comunale dovrà anche esprimere il suo preavviso sulla riversione della centrale idroelettrica Calancasca. A decidere se saranno i Comuni concessionari e il Cantone a diventare proprietari degli impianti saranno in ogni caso i cittadini: nel corso dei primi mesi dell’anno prossimo la popolazione di Grono e Roveredo dovrà infatti recarsi alle urne, mentre per Buseno e Castaneda saranno le rispettive assemblee comunali a esprimersi. La concessione scade infatti nel 2028, ma un’eventuale riversione va notificata cinque anni prima, ovvero entro la fine del 2023.

‘Rafforzare l’approvvigionamento energetico’

Ma quali vantaggi porterebbe l’operazione? «In estrema sintesi si tratta di una grande opportunità per rafforzare a lunga scadenza la sicurezza dell’approvvigionamento energetico», spiega Censi. Il sindaco e granconsigliere ricorda poi che si tratta di «dar seguito alla strategia energetica cantonale, che grazie alle riversioni degli impianti idroelettrici permetterebbe anche a noi di avere più voce in capitolo sulla loro gestione». Attualmente la maggioranza delle centrali appartiene a società elettriche con sede in altri cantoni. Questo significa che tasse e valore aggiunto vanno spesso a finire al di fuori dei Grigioni. Infatti la Calancasca Sa attualmente appartiene alla Axpo di Baden e alla Centralschweizerische Kraftwerke di Lucerna.

Per la centrale servono 500mila franchi

A ciò va poi aggiunto che i costi di tale operazione sono relativamente contenuti: in caso di riversione le cosiddette parti ‘bagnate’ degli impianti (come le opere di presa dell’acqua, dighe, condotte forzate, pompe, turbine e così via) ritornano gratuitamente ai Comuni concedenti e al Cantone. Tuttavia, le parti ‘asciutte’ (gli impianti destinati alla produzione e alla trasmissione di energia elettrica) devono essere indennizzate. Un indennizzo valutato in 500mila franchi diviso tra i Comuni (Buseno 19,1%, Castaneda 16,9%, Grono 14%, Roveredo 3,4%) e Cantone (46,6%). Concretamente Grono dovrebbe quindi mettere sul piatto 70mila franchi. «Si tratta di una cifra molto interessante e sopportabile», rileva il sindaco, aggiungendo che «gli impianti della Calancasca sono in ottimo stato e i costi di produzione sono molto bassi».

Altri 600mila franchi per il progetto di concessione

Una volta decisa la riversione, il passo successivo sarà quello di stabilire come saranno gestiti gli impianti. Tra le differenti opzioni c’è la possibilità di fondare una nuova società con azionisti di maggioranza i Comuni e il Cantone. Per capire come agire esattamente sarà tuttavia necessario elaborare un progetto di concessione volto a valutare l’economicità dell’operazione e stabilire il futuro volume d’investimento. Progetto che richiede un credito di 600mila franchi suddiviso a metà fra Comuni e Cantone. In questo caso, concretamente, per Grono si prevede una spesa di 78’600 franchi.

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