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01.03.22 - 15:03

‘Aperti al dialogo per una fusione con la Calanca esterna’

Il sindaco di Grono Censi possibilista in merito a uno scenario aggregativo con Castaneda, Buseno e Santa Maria. ‘Ma non saremo noi a fare il primo passo’

Grono guarda con interesse allo scenario di una possibile aggregazione in Valle Calanca tra Castaneda, Buseno e Santa Maria in Calanca. Se i primi due Comuni sembrano favorevoli al concetto di fondo di unire le forze, Santa Maria in Calanca, come dichiarato settimana scorsa su queste colonne dal sindaco Francesco Bogana, propende eventualmente per un discorso più ampio che comprenda anche la Calanca interna, e quindi anche i Comuni di Rossa e Calanca. Dal canto suo il sindaco di Castaneda Attilio Savioni ha chiarito che il discorso si è un po’ fermato data la contrarietà del Municipio di Santa Maria, esposta a fine 2020 durante un incontro voluto a maggioranza dell’assemblea comunale di Santa Maria. Savioni non ha però nascosto di strizzare l’occhio a Grono, Comune di 1’450 abitanti che nel 2017 si è aggregato con le piccole realtà di Leggia e Verdabbio. «Se qualcuno ci fa l’occhiolino e ci contatta siamo sicuramente aperti al dialogo, con tutti e tre i Comuni della Calanca esterna – afferma sollecitato dalla ‘Regione’ il sindaco di Grono Samuele Censi –. In particolare con Castaneda abbiamo sempre collaborato su vari temi, come ad esempio quello scolastico, con i bambini di Nadro, la frazione di Castaneda più a sud, che frequentano la scuola elementare e dell’infanzia a Grono. La montagna Sass Calon, che unisce il nostro comune con la Calanca esterna, sancisce poi la vicinanza geografica». A titolo personale Censi si dice dunque aperto al dialogo, anche se mette in chiaro che non sarà al momento Grono a farsi promotore di un progetto. «Di questo tema ne abbiamo già discusso all’interno del Municipio, ma non in maniera approfondita. Al momento attuale ci sono altre priorità e grandi sfide all’orizzonte, come la revisione totale della pianificazione del territorio comunale, la riqualifica del centro paese a Grono e il progetto del centro sportivo regionale in collaborazione con i Comuni limitrofi».

‘I dubbi c’erano anche per l’unione con Leggia e Verdabbio’

Da sempre fautore delle aggregazioni, il sindaco di Grono si focalizza su quelli che ritiene essere i vantaggi portati dall’unione del 2017. «In quell’occasione Grono è stato il primo ente locale a concretizzare una fusione in Mesolcina. Inizialmente c’era un po’ di scetticismo. Nella Regione Moesa si parlava di un’aggregazione di ripiego, con poco potenziale, in quanto il progetto iniziale del 2010 prevedeva l’unione di tutti i Comuni della Valle. La popolazione dei tre Comuni (col 70% a Grono, il 66% a Verdabbio e l’85% a Leggia, ndr), in occasione della votazione popolare del 2015 ha però chiaramente manifestato la volontà di unirsi e formare un Comune di 1’400 abitanti. È stato un piccolo ma importante passo che ha portato ad esempio più organizzazione e qualità a livello di amministrazione e servizi comunali, maggiore forza contrattuale verso il Cantone per sviluppare progetti e finanze più sane, prova ne è che nel 2021 abbiamo potuto abbassare il moltiplicatore al 95% (al momento dell’aggregazione a Grono si attestava al 105%, a Verdabbio al 130% e a Leggia al 120%)».

‘A medio-lungo termine necessarie nuove fusioni in Mesolcina’

Per Samuele Censi la strada a medio-lungo termine è quella di portare a termine altre fusioni in Mesolcina. «In particolare sul fondovalle, e quindi tra San Vittore, Roveredo e Cama, il discorso negli ultimi anni si è concentrato soprattutto sulle collaborazioni tra gli enti comunali, ma prima o poi bisognerà tornare a discutere di aggregazioni in maniera più seria. È fondamentale capire il messaggio che in una zona periferica si è obbligati a lavorare insieme se si vogliono realizzare progetti importanti a livello intercomunale o regionale». In questo senso Censi cita la recente decisione del Gran Consiglio grigionese che, in ambito di strategia energetica 2050, si è posto l’obiettivo che in futuro Comuni e Cantone possano detenere fra il 60 e l’80% del pacchetto azionario delle centrali idroelettriche retiche di cui nei prossimi lustri scadranno le concessioni. «Il tema dell’energia è molto importante, anche alla luce della problematica a livello internazionale dell’aumento delle tariffe. Noi abbiamo in casa il settore idroelettrico, in particolare nella nostra regione; dobbiamo fare in modo che in futuro possiamo ricavare il più possibile dalla nostra energia e dipendere meno dall’esterno portando maggiori benefici alla popolazione locale. In questo senso è quindi importante collaborare tra piccoli Comuni. Se in futuro dovessimo avere enti locali più grandi e organizzati ecco che sarebbe più facile. Interpreto dunque la decisione del parlamento come un segnale di una strategia a medio-lungo termine simile a quella dell’Ufficio cantonale dei Comuni, che come noto intende razionalizzare il numero dei Comuni nei Grigioni».

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