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01.02.21 - 19:43

Sempre più letti vuoti nelle case anziani del Moesano

Come la Mater Christi, anche le altre tre strutture della regione registrano una netta diminuzione degli ospiti. Non si prevedono per ora licenziamenti

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Grono: alla Residenza delle Rose 40 posti occupati su 58 (Ti-Press)

La carenza di ospiti nelle case anziani sembra essere un problema comune nel Moesano. La sottoccupazione dei letti disponibili tocca anche le altre tre strutture della regione, ovvero la Residenza delle Rose di Grono, la Casa di cura del circolo di Mesocco e la Casa di cura Immacolata di Roveredo. In questi casi, però, non sono per il momento previsti tagli del personale a differenza della Mater Christi di Grono, dove sono stati annunciati cinque licenziamenti per far fronte alle difficoltà innescate dal Covid-19. Presso la Residenza delle Rose, si andrà ad «occupare letti e personale con un nuovo reparto di riabilitazione», afferma la direttrice Alessia Ghezzi. Mentre a Mesocco vi è stata una diminuzione dei dipendenti dovuta in prevalenza a normali fluttuazioni, a Roveredo, data la diminuzione degli ospiti registrata in particolare nell’ultimo anno, non si prevede di sostituire i collaboratori che andranno presto in pensione.

Uno dei motivi all’origine della sottoccupazione dei letti è il fatto che, a causa della pandemia di coronavirus, in quelle ticinesi vi sono posti liberi. «Solitamente – conferma Ghezzi – accoglievamo ospiti che non trovavano posto nelle case anziani in Ticino, ma ora non abbiamo più richiesta». Di conseguenza alla Residenza delle Rose «sono attualmente occupati 40 posti su 58». Alcuni dipendenti beneficiano del lavoro ridotto e altri si sono volontariamente offerti a ridursi la percentuale di lavoro. Se per il momento non si prevedono licenziamenti, per cercare di non dover tagliare posti di lavoro si sta seriamente valutando di occupare parte dei dipendenti in un nuovo reparto: «Tra due settimane dovremmo inaugurare una piscina per la riabilitazione». Un reparto di riabilitazione che comprende la degenza e che dovrebbe quindi permettere di occupare anche posti letto attualmente liberi. Anche perché, continua la direttrice, senza offerte alternative rispetto al passato «quest’anno sarà molto difficile riempire nuovamente la struttura». In ogni caso, precisa Ghezzi, «fortunatamente per il momento non abbiamo problemi finanziari», anche se ovviamente «non si può andare avanti così». Ed è proprio per questo motivo che si stanno cercando soluzioni alternative, che per il momento non sembrano potersi concretizzare alla Casa di cura del circolo di Mesocco. «Anche noi abbiamo riscontrato una diminuzione degli ospiti e attualmente sono occupati solo 26 posti su 40», spiega la direttrice Elena Capoferri, che aggiunge: «Il timore innescato dal blocco delle visite ha spinto le persone ad essere un po’ più guardinghe all’idea di ricoverare qualcuno in una casa anziani. Inoltre – continua Capoferri – anche i servizi di assistenza e cura a domicilio lavorano bene» e sono sempre più apprezzati da chi preferisce e ha la possibilità di restare al proprio domicilio. La speranza è quella di «aumentare l’occupazione della struttura nel 2021». Intanto, però, a livello finanziario la situazione è certamente «problematica», visto che le entrate sono anche legate ai giorni di occupazione della casa anziani. Difficoltà che hanno portato la struttura a non sostituire parte dei dipendenti che sono partiti, nella stragrande maggioranza, per «normali fluttuazioni di personale». Persone che hanno ad esempio cambiato posto di lavoro, che hanno trovato un altro impiego al termine del tirocinio o che sono andate in pensione.

Nella Casa di cura Immacolata di Roveredo sono 37 i posti letto occupati su un contingente massimo di 52. Una diminuzione, spiega alla ‘Regione’ suor Amala (responsabile del settore infermieristico della struttura), dovuta in particolare ad alcuni decessi avvenuti nell’ultimo anno (tuttavia, viene precisato, non dovuti al Covid-19. Letti vuoti che non sono più stati occupati essendo anche a Roveredo venuta meno la domanda durante questo ultimo anno segnato dal coronavirus. Per il momento non si rende necessario un taglio del personale, ma d’altro canto alcuni dipendenti prossimi alla pensione non verranno sostituiti. Suor Amala è convinta che il timore generato dalla pandemia sia un punto importante per spiegare l’attuale mancanza di richieste. Una tendenza accentuatasi notevolmente nell’ultimo anno, ma che già si presenta da alcuni anni a causa delle nuove case per anziani realizzate nel Sopraceneri.

De Tann: ‘Una questione da approfondire’

«La sottoccupazione dei letti nelle case per anziani della regione è una questione nota e sulla quale bisognerà chinarsi attentamente per capire come coordinarsi in futuro», afferma interpellato dalla ‘Regione’ Christian De Tann. Al fine di trovare una soluzione, il presidente della regione Moesa reputa cruciale approfondire il dialogo con le direzioni delle quattro strutture regionali (con le quali sono già avvenuti degli incontri), ma anche con i Cantoni Grigioni e Ticino. «Sarebbe importante trovare sinergIe con il Ticino anche per quanto riguarda le case per anziani», così come fatto per il settore ospedaliero grazie alla convenzione con l’Eoc. Attualmente i Comuni di Mesolcina e Calanca non stanziano contributi extra al beneficio delle strutture per la terza età. Per De Tann, è chiaro che la «questione finanziaria è un altro aspetto che andrà preso in considerazione». Il sindaco di Mesocco è anche convinto che per invertire la tendenza sia innanzitutto fondamentale trovare nuove soluzioni per mantenere attrattivo il soggiorno nelle case di cura della regione, anche tramite un’eventuale diversificazione dell’offerta come sembra in procinto di fare la Residenza delle Rose di Grono.

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