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07.07.22 - 15:50
Aggiornamento: 17:19

Abuso sessuale alla Fabrique, imputato di nuovo in aula

Processo bis nei confronti dell’uomo condannato in prima istanza per aver approfittato di una ragazza ubriaca. La difesa chiede l’assoluzione

È tornato in aula questa mattina l’uomo sulla trentina condannato in primo grado per avere abusato sessualmente di una ragazza palesemente ubriaca nei bagni della discoteca La Fabrique di Castione, la notte del 23 gennaio 2015. In un processo di natura indiziaria, con la sentenza del 22 marzo 2021 la Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta aveva condannato l’imputato a una pena detentiva di 2 anni e 10 mesi, di cui 12 da espiare e i rimanenti due sospesi con la condizionale. Sulla base dei rapporti medici, delle testimonianze della vittima e di altre persone presenti nel locale (agenti di sicurezza compresi), la Corte – allineandosi alle conclusioni del procuratore pubblico Moreno Capella – aveva stabilito che la giovane – che aveva consumato alcolici e marijuana – non era in grado di intendere e di volere, e che l’uomo non poteva non rendersi conto che la ragazza si trovava in uno stato psicofisico ampiamente compromesso, al limite dell’incoscienza. Non aveva retto la tesi difensiva sostenuta dall’avvocata Alix Manconi, battutasi per il proscioglimento invocando il principio ‘in dubio pro reo’ sostenendo che la giovane (sulla ventina ai tempi dei fatti) era invece ben cosciente di quanto andava facendo e anche consenziente. La denuncia in polizia della vittima (che dell’episodio ricorda solo qualche dettaglio) aveva permesso di risalire all’uomo.

Spetterà ora alla Corte di appello e di revisione penale (Carp) presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will il compito di rianalizzare il caso. Questa mattina l’attuale patrocinatore dell’imputato, avvocato Niccolò Giovanettina, ha chiesto il proscioglimento dall’accusa di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere. Pur riconoscendo che la giovane è stata trovata in un stato psicofisico alterato, per la difesa le risultanze dell’inchiesta non permettono di accertare che la vittima al momento del rapporto sessuale non aveva capacità di discernimento. A mente della difesa, anche sulla base della testimonianza di un collaboratore che avrebbe visto i due avviarsi verso il bagno, è nei 10-15 minuti successivi al rapporto sessuale che la ragazza ha raggiunto lo stato psicofisico in cui è stata trovata dall’ambulanza. Dal canto suo il pp Capella ha chiesto la conferma della sentenza pronunciata in primo grado. Il verdetto della Carp è atteso per le prossime settimane.

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