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25.04.22 - 18:16
Aggiornamento: 18:48

A metà 2023 i primi ospiti di Casa Marta a Bellinzona

Avanza il cantiere della struttura dedicata ai senza tetto. Il presidente della fondazione: ‘Emozionante festeggiare il Ferragosto’

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Ti-Press/Bianchi
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"Forse sarebbe stato meglio demolire la vecchia palazzina e ricostruirla da zero". Una frase che il compianto Luca Buzzi, fautore dell’iniziativa Casa Marta di Bellinzona e scomparso lo scorso dicembre, ripeteva spesso. L’ultimazione del tetto e la celere evoluzione dei lavori hanno tuttavia permesso di cancellare, o perlomeno dimenticare, anni e anni di difficoltà riscontrate nel far maturare il progetto di struttura per senza tetto. Un sospiro di sollievo per il nuovo presidente dell’omonima fondazione Renato Minoli, che ha presentato oggi ai media e alle autorità comunali e cantonali lo stato dei lavori, presente la moglie di Buzzi, Silvana. «È emozionante poter finalmente festeggiare il ‘Ferragosto’» che in gergo edile rappresenta l’arrivo a tetto di un nuovo edificio. La situazione nelle ultime settimane «è peggiorata a causa del conflitto in Ucraina e del conseguente innalzamento dei prezzi delle materie prime. Ma fortunatamente le opere più importanti sono già state completate e non è stato necessario far fronte anche a queste complicazioni». Anzi, imprevisti permettendo, l’infrastruttura sarà conclusa prima del previsto, già nell’estate del 2023. L’edificio ex Ostini sarà così pronto ad accogliere «quelle persone uscite dai radar a causa di una rete sociale ancora da rivedere, permettendo loro di usufruire appieno dei propri diritti», ha concluso Minoli.

‘Contrastare pregiudizi e isolamento’

Una difficoltà ben percepita da un agente di polizia di Bellinzona, attivo da dodici anni sul territorio e presente alla conferenza stampa: «Sono quotidianamente confrontato con queste situazioni. Fa strano perché siamo in Svizzera, ma parecchi cittadini hanno l’impressione di essere dimenticati dalla società; a chi non sa più dove andare e a chi rivolgersi, il centro permetterà di offrire più facilmente un supporto». Ed è proprio in questo senso che il consigliere di Stato Raffaele De Rosa ha commentato l’importante traguardo: «Non è solo la realizzazione di un tetto, ma anche un accompagnamento per permettere alle persone in difficoltà di prendere in mano la loro vita e rientrare nella rete sociale. Uno spazio capace di contrastare solitudine e isolamento. La paura e un po’ di reticenza rischiano d’indurre qualcuno a non chiedere aiuto; Casa Marta permetterà invece di combattere queste concezioni e anche di offrire una maggiore informazione alla popolazione così da scardinare alcuni pregiudizi». Pregiudizi alla base di contestazioni da parte della cittadinanza, rispedite al mittente dal sindaco Mario Branda: «La struttura è ubicata nel centro cittadino per permettere uno scambio reciproco fra la popolazione e gli ospiti. Non da ultimo, il progetto è importante perché ci ricorda che anche da noi esistono i senzatetto».

A tetto, oltre qualsiasi difficoltà

Il centro di accoglienza ha faticato, e non poco, a ottenere il benestare delle autorità politiche e della popolazione: fin da subito confrontata con parecchie ostilità e ostacoli, fra complesse procedure burocratiche e amministrative l’iniziativa promossa da Luca Buzzi ha richiesto un periodo di gestazione lungo oltre dieci anni prima di vedere alcuni spiragli di luce. Già nel 2009 il Dipartimento della sanità e della socialità aveva infatti concordato sulla necessità di una struttura capace di accogliere le persone in difficoltà a Bellinzona, sulla linea di quanto proposto da Casa Astra nel Mendrisiotto. I primi contatti con le autorità comunali avevano quindi evidenziato la possibilità d’insediare il centro nella fatiscente casa ex Ostini, in via Guisan, e dopo una lunga trafila burocratica è stato finalmente firmato l’atto notarile per la concessione del diritto di superficie da parte del Municipio essendo la Città proprietaria.

Una sala dedicata a Luca Buzzi

Una delle prime costruzioni erette fuori dalle antiche mura, lo stabile provvisto di stalle e alloggi per offrire riparo ai viandanti diretti verso il passo del San Gottardo, risale al ’700. Più tardi è diventata abitazione per operai, ma da una sessantina d’anni risulta ormai completamente abbandonato a sé stesso. L’edificio, oggi in condizioni fatiscenti, richiede quindi importanti lavori di ristrutturazione e di messa in sicurezza: oltre al centro di accoglienza dotato di una trentina di posti letto, prevede anche una zona d’interconnessione fra gli ospiti e la popolazione locale dove poter scambiare qualche parola. Al pian terreno prenderà vita una mensa ben attrezzata e fruibile dalla cittadinanza, mentre una delle sale del refettorio (quella dotata di camino) verrà dedicata a Luca Buzzi. Il dormitorio permetterà una prima accoglienza a famiglie e persone che necessitano di autonomia o anche ‘solamente’ di un soggiorno. Durante la permanenza l’ospite verrà aiutato dal personale del centro a pacificarsi con i propri vissuti, a recuperare i rapporti familiari e affettivi e a elaborare un progetto di vita. Nella struttura sono previsti anche piccoli appartamenti per facilitare la loro graduale indipendenza. «Fra queste mura si sta delineando una struttura sì ancora molto grezza, ma che già lascia trasparire come sarà il nuovo centro. I prossimi lavori si concentreranno sul consolidamento della struttura, ma purtroppo per una questione di sicurezza e costi non è possibile mantenere tutte le componenti originali», ha puntualizzato durante la visita al cantiere Lorenzo Denti, responsabile della direzione architettonica. Casa Marta è un progetto da 4,5 milioni di franchi, di cui 450mila versati dalla Città di Bellinzona (più un diritto di superficie per 50 anni) e 400mila dal Cantone.

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