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È necessario ‘rafforzare ulteriormente la qualità nell’ambito della formazione e della ricerca’
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12.04.22 - 05:20
Aggiornamento: 17:44

Un ospedale universitario porterebbe ‘molti vantaggi’ al Ticino

Per il consigliere di Stato Raffaele De Rosa le premesse sono buone, ma ‘ora è importante che questo tema diventi prioritario a livello politico’

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«I tempi sono maturi» per affrontare in modo approfondito il concetto di ospedale universitario in Ticino. Si tratta infatti di «un riconoscimento estremamente importante, perché porterebbe al nostro cantone tutta una serie di vantaggi», afferma a ‘laRegione’ il consigliere di Stato Raffaele De Rosa. Il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità precisa che «non si tratta di realizzare forzatamente qualcosa di fisico, ma di rafforzare ulteriormente la qualità nell’ambito della formazione e della ricerca che ci permetta di ottenere questo ‘label’ prestigioso». In questo senso è pensabile un concetto di «ospedale universitario multi-sito» che valorizzi le competenze dei diversi nosocomi cantonali presenti sul territorio. Insomma, anche se a Bellinzona si sta spingendo molto in questo campo, non bisogna dimenticare quanto si sta sviluppando altrove.

Raffaele De Rosa, quanto sarebbe importante avere un ospedale universitario in Ticino?

Molto. Porterebbe vantaggi in termini di formazione e aumenterebbe l’attrattività dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) come datore di lavoro, così come nei confronti dei pazienti. Vi sarebbe anche un rafforzamento delle cure, grazie a un aumento della qualità della ricerca clinica e di quella applicata. Genererebbe anche un importante indotto economico e faciliterebbe la ricerca di finanziamenti, così come l’acquisizione di fondi anche privati. Non da ultimo permetterebbe di accedere a reti di competenza nazionali e internazionali. In ogni caso sarebbe importante che una simile istituzione non diventasse elitaria, ma, al contrario, che rafforzasse il concetto di prossimità, venendo ulteriormente incontro ai bisogni concreti del paziente.

Potrebbe quindi anche contrastare il cosiddetto fenomeno della ‘fuga di cervelli’ dal Ticino?

I risultati importanti raggiunti in questi anni in ambito sanitario ci hanno permesso di tornare al centro dell’attenzione: osserviamo ticinesi che si sono formati e affermati fuori dal cantone e anche all’estero che sono tornati in Ticino o che guardano a quanto si sta sviluppando nel nostro cantone con notevole interesse.

Quali progressi concreti sono stati fatti negli ultimi anni?

La facoltà di medicina all’Università della Svizzera italiana (Usi) ha visto concretamente la luce. Facoltà che ora ha già generato risultati molto incoraggianti e gli studenti sono soddisfatti. Ma anche la ricerca ha fatto passi da gigante, ottenendo riconoscimenti a livello internazionale enormi: penso all’Istituto di ricerca in biomedicina (Irb) o a quello oncologico di ricerca (Ior) a Bellinzona, che hanno unito le forze con la creazione della nuova associazione Bios+, o al Cardiocentro di Lugano. Insomma, abbiamo sul territorio tutta una serie di attori che hanno delle competenze molto elevate e che ottengono riconoscimenti in ambito scientifico, medico e di ricerca anche a livello internazionale. È così cresciuta la consapevolezza di poter ambire a un ospedale universitario che possa occuparsi di casistiche complesse, grazie a un livello molto elevato di formazione e di ricerca.

L’idea di realizzare un ospedale universitario era già emersa nel 2018 a seguito di un’iniziativa generica (primi firmatari Simone Ghisla, Franco Denti e Maristella Polli e sottoscritta da un totale di 38 deputati) approvata a larga maggioranza dal Gran Consiglio. Di concreto per il momento non è però stato fatto molto. E quindi giunta l’ora di incamminarsi su questa strada?

Va premesso che nel 2018 il parlamento cantonale aveva deciso di puntare su un ospedale cantonale di riferimento altamente specializzato, rinviando la riflessione sulla componente accademica a tempi più maturi. E oggi, in particolare con la Facoltà di medicina, siamo a questo punto. Ritengo quindi importante che alcuni deputati in Gran Consiglio abbiano rilanciato questo tema [la deputata e il presidente cantonale del Plr Maristella Polli e Alessandro Speziali hanno recentemente presentato un’interrogazione, ndr], perché va proprio nella direzione che vorremmo proporre come Dipartimento alla Commissione Sanità e sicurezza sociale.

Da parte della politica, ma anche da parte del mondo della ricerca (Ior, Irb), di quello accademico (Usi) e di quello sanitario (Eoc) sembra esserci una certa urgenza. La condivide?

Certo e le premesse sono buone, visto che ci sono stati degli sviluppi molto positivi. A livello istituzionale ci sono incontri ricorrenti con tutti gli attori coinvolti ed è ora importante che questo tema diventi prioritario a livello politico. È importante discuterne oggi, senza rinviare ulteriormente la questione.

Il direttore generale dell’Eoc Glauco Martinetti lo scorso 2 aprile ha sottolineato a ‘laRegione’ che tutta la politica, governo compreso, deve mostrarsi unita per raggiungere questo obiettivo. Il Consiglio di Stato sostiene l’idea di un ospedale universitario?

Questo concetto non contempla solo aspetti legati alla sanità, ma anche legati alla formazione di competenza del Decs o aspetti finanziari di competenza del Dfe. In Consiglio di Stato quindi ne discuteremo coinvolgendo gli altri partner istituzionali (parlamento, Eoc, Usi, ecc.) e tutti gli altri attori (come Ior e Irb) che hanno elevate competenze in questo settore.

Insomma, le premesse ci sono. Cosa manca quindi? Come si può raggiungere questo traguardo?

Per far avanzare il tema, come detto, occorrerà discutere con tutti i partner su quali possono essere gli elementi ancora mancanti per raggiungere questo riconoscimento. Uno studio commissionato dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità chiedeva di categorizzare gli ospedali in Svizzera in base al loro grado di formazione universitaria. Nella prima categoria vi sono gli attuali cinque ospedali universitari, nella seconda le cliniche universitarie e nella terza gli ospedali dove si pratica un insegnamento universitario. Il Ticino si trova in quest’ultima categoria come Lucerna e San Gallo. Ora bisogna capire cosa bisogna fare in più in termini di contenuti, qualità, formazione e ricerca in ambito sanitario per scalare questa classifica. È ad esempio pensabile di dover estendere il percorso universitario, aggiungendo all’attuale Master e alle specializzazioni post-grade anche il Bachelor. Insomma, siamo nei playoff, ma non ancora in finale: bisogna arrivare all’atto conclusivo per giocarsela con gli altri Cantoni che ambiscono a questo traguardo.

Anche se si parla di un concetto, di un riconoscimento, è possibile immaginarsi un’ubicazione precisa per questa istituzione?

L’Eoc è un ospedale multi-sito. Ritengo quindi essenziale riuscire ad abbinare il concetto di ospedale universitario con questo modello. E con l’importanza di garantire una risposta sanitaria di qualità su tutto il territorio ticinese.

In ogni caso a Bellinzona la ricerca biomedica si sta espandendo (vi è la volontà di costruire un altro stabile accanto a quello recentemente inaugurato in via Chiesa) ed è previsto pure un nuovo noscomio…

Il progetto per il futuro ospedale della Saleggina prosegue in maniera molto positiva, senza intoppi. Sarà un ospedale moderno con mandati estremamente importanti. Inoltre, ad Acquarossa è previsto un nuovo polo sociosanitario e a Faido si stanno sviluppando competenze importanti nella riabilitazione. Con il concetto di multi-sito si vuole mantenere una presenza altrettanto all’avanguardia nel Luganese, rispettivamente nel Mendrisiotto e nel Locarnese. E infatti prossimamente sarà inaugurata anche la nuova ala del Beata Vergine di Mendrisio, è stato lanciato il concorso per l’ampliamento della Carità di Locarno ed è previsto il progetto di sopraelevazione del Cardiocentro. Sono inoltre in corso riflessioni avanzate per l’ammodernamento del Civico di Lugano.

Sarebbe quindi pensabile che diverse sedi si occupino di casi complessi specifici?

È immaginabile che nelle diverse sedi ci si specializzi in ambiti precisi che trattano casistiche complesse. E infatti nei quattro ospedali regionali vi è l’esigenza di garantire dei centri di competenza. Ad esempio, parlando di casistiche particolarmente complesse, quelle cardiovascolari sono concentrate al Cardiocentro. Queste competenze possono però anche essere messe al servizio degli altri ospedali cantonali. E questa è una dei punti di forza di un sistema ospedaliero multi-sito.

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