Bellinzonese

Bellinzona, il ‘caso’ del funzionario finisce in Procura

Vittime più collaboratrici? Il Municipio ha trasmesso al Ministero pubblico l’interpellanza Mps. Già sentito dal pp Akbas il consigliere Pronzini

Tanti interrogativi ma per ora nessuna risposta su cosa sarebbe realmente successo
(Ti-Press)
22 dicembre 2021
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È finita sul tavolo del Ministero pubblico l’interpellanza depositata il 13 dicembre dal Movimento per il socialismo (Mps) che indica presunti comportamenti scorretti da parte di un funzionario dirigente della Città di Bellinzona ai danni di un imprecisato numero di collaboratrici attive nel suo settore di competenza. L’uomo, scrive il consigliere comunale Matteo Pronzini nell’atto parlamentare, stando a “voci circolanti da alcune settimane fra il personale dell’Amministrazione comunale utilizzerebbe la propria posizione per richiedere prestazioni che ledono l’integrità personale”. I dettagli di quanto sarebbe successo (il condizionale è d’obbligo) al momento non sono noti; si sa soltanto che il Municipio, prendendo sul serio il testo dell’Mps, lo ha tempestivamente trasmesso alla Procura come stabilisce l’articolo 104a della Legge organica comunale: dedicato all’obbligo di denuncia, sancisce che “il membro del Municipio, delle sue commissioni e delegazioni e il dipendente che, nell’esercizio delle sue funzioni, ha notizia di un reato di azione pubblica è tenuto a farne immediato rapporto al Municipio o al Ministero pubblico, trasmettendogli i verbali e gli atti relativi; qualora ne informi il Municipio, esso è tenuto a trasmettere immediatamente la segnalazione al Ministero pubblico”. Procura dove nel frattempo Pronzini è già stato convocato e sentito dal pp Zaccaria Akbas.

Il sindaco: ‘Passo obbligato’

Parallelamente il Municipio ha avviato e subito sospeso – in attesa delle risultanze penali o, comunque, di comunicazioni da parte del Ministero pubblico – un’inchiesta amministrativa interna. Verifiche contemplate dalla ‘Direttiva sulla tutela dell’integrità personale delle collaboratrici e dei collaboratori della Città di Bellinzona’ entrata in vigore questo autunno e il cui obiettivo è la tutela da qualsiasi tipo di violazione dell’integrità personale come mobbing, molestie sessuali e psicologiche, discriminazione, violenza ecc. Comportamenti che costituiscono una violazione dei doveri di servizio e gli autori incorrono in sanzioni. Al momento – spiega il sindaco Mario Branda alla ‘Regione’ – non è giunta alcuna segnalazione diretta ai servizi comunali interni, né indiretta attraverso il servizio esterno preposto all’ascolto e all’accompagnamento di chi si sente vittima: «Ancor più si giustifica quindi, in questo momento, la nostra segnalazione al Ministero pubblico, il quale ha una capacità d’indagine sicuramente più approfondita della nostra. Qualora le sue conclusioni finissero per escludere comportamenti di natura penale, faremo tesoro di quelle informazioni per valutare la situazione dal profilo amministrativo con eventuali decisioni di competenza municipale. In caso di condanna penale, per contro, scatterebbero ovviamente per il collaboratore in questione anche le sanzioni previste dal Regolamento comunale. Se invece nei prossimi tempi la Procura dovesse dirci di non vedere, al momento, motivi per continuare l’inchiesta penale, spetterebbe a noi procedere con le verifiche». A ogni modo – conclude il sindaco – considerando anche il caso del funzionario del Dss citato nell’interpellanza, «non ci può essere rimproverato di avere in qualche modo voluto impedire le verifiche che invece si rendono necessarie, in questa fase iniziale, da parte dell’autorità inquirente preposta in base alla Loc».

L’Mps: ‘Malcostume non ristretto a una sola persona’

Ma l’Mps la pensa diversamente. In un comunicato stampa diramato oggi ritiene che il Municipio “anziché procedere immediatamente con una verifica preliminare di quanto riportato nell’interpellanza, come d’altronde chiedeva la stessa di fare, l’ha trasmessa al Ministero pubblico cercando così di mettere sotto pressione e intimorire le persone che possono essere state lese nella loro dignità. E sperando che questo esercizio di scaricabarile potesse mettere sotto pressione i rappresentanti dell’Mps che avevano osato segnalare la situazione”. L’Mps ribadisce poi quanto segnalato nell’interpellanza affermando che “dalla sua pubblicazione sembra siano emerse ulteriori segnalazioni che confermerebbero l’esistenza di un malcostume non ristretto a una sola persona”. L’Esecutivo è pertanto sollecitato ad agire “con celerità e imparzialità”.

Dalla barzelletta in su, cosa non va bene

Ma cosa dice la nuova direttiva interna che ha come basi legali la Costituzione federale, la Legge federale sul lavoro, quella sulla parità dei sessi e il Codice delle obbligazioni? Formata da dieci pagine, premette che “il Comune di Bellinzona e i suoi enti autonomi si impegnano a mettere in atto tutti i provvedimenti che l’esperienza ha dimostrato essere necessari a tutelare le collaboratrici e i collaboratori da violazioni dell’integrità personale e in particolare da violenze fisiche e verbali”. Oltre a descrivere quali sono le violazioni dell’integrità personale, il testo indica le responsabilità del datore di lavoro, dei superiori e delle collaboratrici e dei collaboratori in materia di tutela dell’integrità personale, la procedura da seguire in caso di possibile violazione e le basi legali per la tutela. Il mobbing e le molestie psicologiche, vi si legge, possono comportare aggressioni sia verbali che fisiche e sono tese a intaccare la comunicazione (limitare la possibilità di una persona di esprimersi, interromperla, urlare contro di essa, non fornirle informazioni), le relazioni sociali (non rivolgere più la parola, ignorare, escludere, isolare la persona), l’immagine sociale (ridicolizzare, spargere voci infondate, prendere in giro, offendere, fare commenti sprezzanti), la situazione professionale (mettere nell’impossibilità di svolgere il proprio lavoro con scienza e coscienza, essere sottoposti a minacce ricattatorie, subire carichi di lavoro eccessivi e sproporzionati nel tempo, obbligare a compiere azioni illegali con ricatti, attribuire mansioni squalificanti e umilianti, criticare ingiustamente, togliere senza valida ragione compiti importanti), la situazione privata (ledere la dignità personale, il pedinamento insistente dentro e fuori gli spazi lavorativi, l’invio insistente di messaggi e post denigratori su social network (stalking), l’utilizzo e la pubblicazione di immagini private senza il consenso del proprietario a scopo denigratorio, i ricatti di tipo sessuale), la salute tramite minacce di violenza fisica e aggressioni.

Le molestie sessuali

Corposo il capitolo riservato alle molestie sessuali sul posto di lavoro: insinuazioni a carattere sessuale o commenti degradanti sul fisico di una collaboratrice o un collaboratore; osservazioni di natura sessista o barzellette su caratteristiche, comportamento o orientamenti sessuali di singoli uomini o donne; presentazione o diffusione di materiale pornografico, inviti indesiderati a sfondo sessuale, azioni ricattatorie, contatti fisici indesiderati, pedinamento insistente, tentativi di approccio accompagnati da promesse di vantaggi o minacce di ritorsioni, aggressioni sessuali, coazione sessuale o stupro. Passando oltre, viene poi considerato atto discriminatorio qualsiasi dichiarazione o azione volta a pregiudicare l’integrità fisica e psicologica, trattare in maniera differente o discreditare una persona senza valido motivo a causa dell’origine, della razza, del sesso, dell’età, della lingua, della posizione sociale, del modo di vita, delle convinzioni religiose, filosofiche o politiche, e di menomazioni fisiche, mentali o psichiche.

Cosa fare in caso di comportamento sospetto

I superiori, spiega la direttiva, “devono reagire con fermezza (...) e intervenire quando sentono che una collega o un collega viene marginalizzata/o o è oggetto di allusioni o commenti sprezzanti e atti discriminatori. Segnalano ai loro subordinati i principi comportamentali in vigore e intervengono senza indugio in caso di inosservanza”. A sua volta chi si sente bersaglio di continue vessazioni e molestie, marginalizzato o privato di informazioni è invitato a “porre chiari limiti all’autrice o all’autore delle molestie e comunicarle/gli che il suo comportamento non è tollerato; rivolgersi a una persona di fiducia per discutere dell’accaduto; denunciare la situazione al proprio superiore e al superiore della persona che esercita nei loro confronti mobbing o molestie”. Chi si ritenesse vittima ha la facoltà di rivolgersi al Servizio di consulenza e mediazione esterno, svolto dal Laboratorio di psicopatologia del lavoro con sede a Viganello, oppure fare capo alle istanze di assistenza o reclamo interni dell’Amministrazione. Fase successiva: “Con il consenso della collaboratrice o del collaboratore, il Servizio può contattare il datore di lavoro e suggerire soluzioni atte a migliorare o correggere la situazione di disagio”.

La procedura interna

Come detto prima, è anche data possibilità di reclamo al Municipio e al Consiglio direttivo dell’Ente autonomo. Le istanze di assistenza interne “trattano i problemi segnalati con celerità e assumono una posizione imparziale” nello svolgere in particolare i seguenti compiti: chiarire e risolvere nei tempi più brevi possibili il problema nei casi evidenti o semplici; nei casi per i quali non s’impone a prima vista l’apertura di un’inchiesta amministrativa o disciplinare formale, il Servizio del personale o il Servizio giuridico sentono informalmente le parti e dove indicato e possibile svolgono una mediazione allo scopo di porre rimedio al problema; nei casi più complessi, sostenere e accompagnare la collaboratrice o il collaboratore segnalante al Servizio del personale o al Servizio giuridico; se dopo una verifica preliminare il caso imponesse l’apertura di un’inchiesta amministrativa o disciplinare il Servizio del personale o il Servizio giuridico investe del caso il Municipio per la formalizzazione di questa decisione; proporre misure o formulare raccomandazioni all’indirizzo del Municipio; fornire alla persona coinvolta informazioni sulle possibilità di azione o supporto esterne e sostenerla nella procedura scelta.

Le possibili sanzioni

A dipendenza della gravità dei fatti, i provvedimenti prevedono ammonimento, multa fino a 500 franchi, collocamento temporaneo in situazione provvisoria, trasferimento ad altra funzione, sospensione dall’impiego con privazione totale o parziale dello stipendio per un periodo massimo di tre mesi, sospensione per un tempo determinato dell’assegnazione degli aumenti ordinari di stipendio, assegnazione temporanea a una classe inferiore dell’organico, destituzione o licenziamento. Viene anche specificato che “la via civile e/o penale di una persona vittima di molestie o discriminazioni sussiste indipendentemente da tali sanzioni”.

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