laRegione
30.04.21 - 17:49
Aggiornamento: 02.05.21 - 16:34

Officine Ffs a Castione, il piano industriale a novembre

E dall’odierna riunione di piattaforma tenutasi a Bellinzona nessuna marcia indietro sulla rinuncia alla manutenzione dei treni merci dal 2022

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Un rendering che mostra uno scorcio del nuovo stabilimento previsto a Castione (Ffs)

L’atteso Piano industriale del nuovo stabilimento di manutenzione che le Ferrovie intendono costruire a Castione è ancora in fase di elaborazione e sarà pronto nel corso dell’autunno. Nel frattempo si continua a sapere poco o nulla della fase di transizione per quanto riguarda la formazione del personale alle mansioni future. E mentre sull’immediata rinuncia alla manutenzione (dal 2022) dei treni merci nell’officina di Bellinzona le Ffs non fanno marcia indietro ribadendo la decisione di orientarsi sui convogli passeggeri Astoro, sembra delinearsi la possibilità di avviare un progetto di manutenzione ai treni viaggiatori a due piani. Infine felicitandosi della recente decisione comunicatagli dalle Ferrovie di aumentare la forza lavoro a Castione dalle iniziali 200/230 unità a tempo pieno a 300, incrementando anche l’investimento da 360 a 400 milioni, il Governo cantonale preme affinché le Ferrovie s'impegnino ad ampliare il più possibile il pacchetto delle lavorazioni nello stabilimento più moderno d’Europa, così da assicurarsi dal 2026 in avanti maggiori chances di successo nei più disparati settori della manutenzione ferroviaria, e di conseguenza maggiori possibilità occupazionali sul lungo termine.

Cozzaglio: ‘Chi resterà? Personale molto preoccupato’

In sintesi è quanto emerso questo pomeriggio nell’aula del Gran Consiglio dove per la durata di tre ore e mezza si è incontrata la ‘piattaforma di dialogo’, coordinata da Franz Steinegger, fra il responsabile generale della manutenzione Ffs Daniel Moraschetti, la direttrice delle Ferrovie per la regione Sud Roberta Cattaneo, il direttore dello stabilimento cittadino Francesco Giampà, la Commissione del personale allargata (Cope che coinvolge i sindacati Sev, Transfair e Unia) e i consiglieri di Stato Christian Vitta e Claudio Zali. La Cope già nelle scorse settimane aveva inviato le proprie domande ai vertici Ffs affinché giungessero preparati all’incontro odierno. «In effetti le risposte non sono mancate – spiega alla ‘Regione’ il suo coordinatore Ivan Cozzaglio – ma temo che, al di là dello sforzo comunicativo, le posizioni non si siano avvicinate. Quanto a noi, anche alla luce dei molti tagli fatti recentemente fra gli interinali, abbiamo fatto presente che dalle nostre visite ai reparti effettuate nei giorni scorsi è emersa una crescente preoccupazione sul reimpiego a Castione della forza lavoro. Infatti fra lo stabilimento cittadino e il deposito di Daro contiamo oggi 470 collaboratori, interinali inclusi; ben 170 rischiano di non trovare una collocazione a Castione. Ma quali saranno le funzioni cui le Ffs dovranno rinunciare non è dato al momento sapere. Questo crea molta incertezza fra i colleghi. C’è comprensibile agitazione. Se nel 2019 una loro maggioranza si era espressa a favore dell’opzione Castione temendo che il nuovo stabilimento finisse fuori Ticino, oggi si respira un’aria ben diversa. Lo abbiamo fatto presente alle Ffs, da cui non giungono per ora dettagli, rassicurazioni, chiarimenti».

Chiesta la consultazione

Il Piano industriale, ha spiegato Daniel Moraschetti, sarà presentato al Consiglio di amministrazione delle Ffs nel mese di novembre; prima di allora la Cope allargata ha chiesto («e speriamo ottenuto», annota Cozzaglio) di poter essere consultata affinché si alleghino al documento le sue osservazioni scritte, la cui elaborazione richiederà qualche settimana di tempo. «Con l’auspicio, ovviamente, che vengano prese seriamente in considerazione dai vertici delle Ferrovie», conclude il coordinatore della Cope.

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