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17.10.19 - 17:12
Aggiornamento: 18:27

Tentato omicidio di Cadenazzo, condannato il giovane

Le pene inflitte dalla Corte delle Assise criminali di Bellinzona per i fatti dell'agosto 2018 sono meno severe rispetto alle richieste dell'accusa

di Giacomo Rizza
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archivio Ti-Press

Si è concluso con due condanne meno severe, rispetto a quanto chiedeva l’accusa, il processo sui fatti di Cadenazzo dell’agosto del 2018, quando un 51enne era stato raggiunto da due coltellate superficiali sferrate da un 26enne che insieme al padre 49enne (entrambi zurighesi ma di origini italiane) era sceso in Ticino per dare una lezione all’amante della madre, che aveva poi affrontato da solo in via Cantonale (il padre era stato lasciato in un parcheggio a poche centinaia di metri).
Tuttavia, come accertato dalla Corte, i due non sono partiti da Dübendorf con l’intenzione di commettere un omicidio. Ragione per cui, la Corte delle Assise di Bellinzona presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, ha condannato il 26enne – reo di aver perso la testa durante la lite con l’uomo – per tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale. E non per dolo diretto come invece aveva chiesto ieri la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo (otto anni e mezzo di carcere la sua proposta di pena). La condanna è stata a 4 anni e 3 mesi di carcere.

Quanto al padre 49enne, la condanna nei suoi confronti (per il reato di complicità in lesioni semplici) è una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da 110 franchi sospesa condizionalmente per un periodo di due anni. L’avvocato Nadir Guglielmoni, patrocinatore del 26enne in carcere preventivo dalla sera dei fatti, valuterà ora se impugnare la sentenza e ricorrere in seconda istanza alla Corte d’appello.

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