laRegione
02.04.22 - 12:06
Aggiornamento: 14:25

Dai Verdi liberali arriva un triplice ‘sì’

Dal partito di Jürg Grossen, in assemblea a Bienne, arriva il sostegno a ‘Lex Netflix’, Frontex e Legge sui trapianti

Ats, a cura de laRegione
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Keystone
Il presidente dei Verdi liberali

Nonostante il ‘no’ della propria sezione giovanile, i delegati dei Verdi liberali riunitisi oggi a Bienne (Be) in Assemblea raccomandano di approvare la cosiddetta ‘Legge Netflix’ in votazione il 15 di maggio.

La decisione è caduta con 111 voti a favore, 55 contrari e 8 astensioni, ha segnalato lo stesso partito via Twitter. La rivista legge sul cinema, che obbliga le grandi piattaforme di streaming come Netflix di investire il 4% del fatturato lordo nella produzione elvetica di film, creerebbe secondo la maggioranza condizioni di mercato eque e rafforzerebbe la produzione cinematografica nazionale.

Con questa decisione, i Verdi liberali smentiscono i giovani del loro partito i quali, assieme alle sezioni giovanili del Plr e dell’Udc, hanno lanciato il referendum contro la revisione legislativa da loro considerata liberticida.

In precedenza, i delegati avevano già votato a favore della partecipazione svizzera all’agenzia europea di protezione delle frontiere Frontex e alla legge sui trapianti che istituisce il consenso presunto in senso lato. In pratica, in futuro chiunque non voglia donare i propri organi dovrà esprimerlo quando ancora in vita: tuttavia, in assenza di volontà precise, spetterà sempre ai parenti l’ultima parola.

Prima del dibattito sui tre oggetti in votazione, i delegati hanno rispettato un minuto di silenzio per le vittime della guerra in Ucraina. Il ricordo del conflitto è stato l’occasione per il presiedente del partito, Jürg Grossen, di auspicare una maggiore cooperazione tra la Svizzera e l’Europa nel settore della sicurezza.

‘Il ridotto nazionale è una reliquia del passato’

L’idea di un esercito che difende autonomamente i confini non corrisponde più alla realtà, ha aggiunto il consigliere nazionale bernese. L’idea del ridotto nazionale è, secondo Grossen, «una reliquia del passato. Adesso sono necessarie risposte diverse a nuove sfide». In concreto, stando a Grossen, «è necessaria una maggiore cooperazione con l’Europa, per esempio nella sicurezza informatica e negli acquisti per l’esercito».

Poiché la Svizzera ha beneficiato a lungo dell’ombrello protettivo dei suoi Paesi vicini e della Nato, ora è giunto il momento anche per noi di «dare un contributo alla sicurezza militare collettiva in Europa. Perché la sicurezza dell’Europa è anche la nostra sicurezza».

Sempre rivolgendosi ai delegati nel suo discorso di apertura, il deputato bernese ha insistito sul fatto che la transizione energetica dev’essere portata avanti con maggiore celerità invece di perdersi in dettagli. La guerra in Ucraina non mostra solo quanto dipendiamo dagli Stati autoritari, ma anche che finanziamo indirettamente le ostilità acquistando petrolio e gas russo.

Grossen ha ribadito l’appello dei Verdi liberali al Consiglio federale affinché si giunga in tempi grevi a un accordo con l’Ue sull’elettricità. Inoltre, a suo parere sono indispensabili più misure contro lo spreco di energia. La guerra in Ucraina dovrebbe spingere il Governo a trovare in tempi brevi una via d’uscita all’impasse nella politica europea, anche in virtù di una condivisione dei valori col nostro maggiore partner economico.

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