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11.03.22 - 12:40
Aggiornamento: 16:08

Uccise il figlio di 4 anni: ‘Piccolo internamento’ confermato

Il Tribunale federale conferma la pena pronunciata in sede d’Appello per i fatti avvenuti nel gennaio del 2019 a Bülach

Ats, a cura de laRegione
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Una donna, oggi 33enne, affetta da turbe psichiche è stata condannata in via definitiva al trattamento stazionario (‘piccolo internamento’) per aver ucciso di botte il figlio di quattro anni. In una sentenza pubblicata oggi, il Tribunale federale ha confermato la pena inflitta nell’ottobre scorso dal Tribunale d’appello del Canton Zurigo.

I fatti si erano verificati nel gennaio del 2019 a Bülach: i soccorsi erano stati allertati perché la donna sedeva nei pressi di una fontana con il piccolo esanime tra le braccia. Malgrado i tentativi di rianimarlo, il bimbo era deceduto sul posto.

Era stato poi appurato che la donna aveva maltrattato il figlio di quattro anni al punto da causarne la morte: il piccolo era stato presumibilmente picchiato, tra l’altro, con una cintura o un cavo elettrico. Il bimbo presentava anche, a causa della torsione della cute, forti emorragie e lividi alle braccia e alle gambe. Tutte queste lesioni alla fine avevano portato a un’embolia polmonare con insufficienza cardiaca acuta.

La 33enne, di nazionalità camerunese, è stata dichiarata colpevole di lesioni personali in stato di incapacità. A causa della sua malattia mentale, la donna sarà quindi sottoposta a un trattamento stazionario, previsto dall’articolo 59 del codice penale, anche definito ‘piccolo internamento’.

In questa struttura verrà curata ma, se dovesse venir rilasciata, la donna sarà espulsa dalla Svizzera per cinque anni. L’espulsione sarà notificata al Sistema d’informazione Schengen, per cui non potrà entrare in nessun altro Paese che fa parte dell’accordo durante questo periodo.

Contro la sentenza della corte zurighese, la donna aveva interposto ricorso perché non considerava appropriato il verdetto. A suo avviso, quello che aveva fatto era ‘solo’ un atto di punizione. Ma oggi il Tribunale federale ha confermato la decisione dell’istanza cantonale. Anche secondo i giudici losannesi, l’imputata non era stata in grado di prevedere le conseguenze delle sue azioni.

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