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Keystone
Svizzera
26.07.19 - 00:200

Cassis vuole "eliminare ogni elemento di disturbo"

Il consigliere federale intende riconsiderare il contratto con la Philip Morris per il padiglione svizzero di Expo Dubai 2020. Decisione attesa nei prossimi giorni.

Ignazio Cassis intende riconsiderare il contratto di sponsorizzazione con il produttore di sigarette Philip Morris per il padiglione svizzero all'esposizione universale di Dubai nel 2020. Il consigliere federale si è espresso in questo senso stasera ai microfoni della Rsi.

È la prima volta che il ministro degli Esteri si esprime al riguardo dopo le polemiche degli scorsi giorni. Il suo obiettivo è di "avere un expo 2020 che presenti una Svizzera compatta, sorridente e un'immagine positiva", ha affermato. "Devo quindi eliminare ogni elemento di disturbo", ha aggiunto il ticinese.

Cassis – che fino a un paio di giorni fa non era stato ancora orientato nel dettaglio sulla questione, aveva indicato il Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) – ha chiesto ai servizi del suo dipartimento di preparare una nota sul contratto che tanto sta facendo discutere. Lui la analizzerà nei prossimi giorni, poi deciderà il da farsi. 

In vista dell'Expo di Dubai, Philip Morris, la cui sede europea si trova in Svizzera, ha messo a disposizione 1,8 milioni di franchi. In contropartita, la multinazionale – come le altre società che partecipano al progetto – dovrebbe trarre beneficio dalla buona immagine della Svizzera all'estero. Philip Morris figura quale sponsor principali – a fianco di Schindler – del padiglione svizzero.

La Lega polmonare e altre associazioni attive nella prevenzione e contro le dipendenze la pensano diversamente. In una lettera inviata a Cassis, la Lega afferma che accettando una simile sponsorizzazione si veicola l'immagine di un Paese che fa pubblicità per prodotti che rendono dipendenti milioni di persone.

Critiche sono giunte anche dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), da diversi parlamentari federali e dall'interno dell'amministrazione federale. Secondo l'Ufficio federale della sanità pubblica, la cooperazione con un'impresa attiva nel tabacco è in contraddizione con la nostra strategia di prevenzione.

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