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Gettarsi dell'acqua addosso, stavolta rischia di non bastare (Keystone)
05.08.21 - 21:22
Aggiornamento : 22:01

Il sudore nell'inferno di Sapporo. 'Perché qui non è Belp'

Fabienne Schlumpf, Martina Strähl e Tadesse Abraham vanno all'assalto della prova più emblematica dei Giochi. Tra gilet raffreddanti e bandane rinfrescanti

Il weekend rossocrociato ai Giochi non risplenderà soltanto della luce di Ajla Del Ponte, Riccarda Dietsche, Mujinga Kambundji e Salomé Kora, che sognano un posto nell'Olimpo della 4 x 100. Alle quattro frecce rossocrociate dello sprint s'aggiunge un tris di atleti che non teme le lunghe distanze, né ha paura di soffrire: stiamo parlando di Fabienne Schlumpf, Martina Strähl e Tadesse Abraham, che tra sabato (le prime due) e domenica (il terzo) all'alba, che più alba non si può – chi ha già corso in mezzo all'afa in vita sua, ne avrà subito intuito il perché – si lanceranno sulla strada senza risparmiare fiato ed energie, per provare a tener alto il nome della Svizzera in una disciplina in cui il nostro Paese di certo non è abituato a primeggiare. Eppure la Maratona è la gara che meglio di qualunque altra racchiude la storia dei Giochi, anche perché nell'antichità, quella corsa che affonda le sua radici nella leggenda del messaggero che nel 490 avanti Cristo divorò i quaranta chilometri che separano la città di Maratona, appunto, e quella di Atene, per annunciare il trionfante successo degli ateniesi nella battaglia con i persiani, era indubbiamente la più sentita e attesa di tutte.

A Tokyo, invece, la vera battaglia non si combatterà sul campo, ma sarà quella contro il caldo asfissiante. Nonostante l'orario poco convenzionale, e la decisione degli organizzatori di trasferire la gara da Tokyo a Sapporo, nel sito olimpico che ospitò i Giochi (quelli invernali, però) del 1972, la sfida sembra persa in partenza. «Infatti qui il tempo è lo stesso di Tokyo, anche se è vero che c'è meno umidità», il trentanovenne di origini eritree che domenica s'aspetta di dover correre a temperature che andranno dai 27 gradi delle 7 del mattino, all'ora del via, ai 31 che ci saranno quando la corsa entrerà nel vivo. Con una sola corsa nelle gambe dopo essere stato contagiato dal Covid lo scorso marzo durante uno stage sugli altopiani africani, Abraham in questa prima parte del 2021 si è misurato soltanto nei 10'000 ai campionati nazionali, dove si è classificato secondo in 29'06''28. Di conseguenza, domenica non sa bene cosa attendersi. «Anche perché non ho studiato né il percorso, né ho consultato la lista dei partenti: sono cose che non fanno parte del mio modo di essere. Quello che so è che per vincere bisognerà arrivare sotto le 2 ore e 10 – predice il recordman svizzero della maratona, grazie al personale di 2h06''40 –. Semplicemente adatterò la mia tattica in funzione di come sarà la corsa: quando arriveranno gli attacchi, deciderò come muovermi. Il mio obiettivo qui è dare tutto, e finire la gara con il sorriso. Quel che so è che sono in forma, e se riuscirò a tradurre in gara le prestazioni offerte in allenamento, allora sarò soddisfatto».

Dopo aver sudato litri e litri, in una domenica che non sarà infernale soltanto sul piano agonistico. E dove ognuno s'industrierà come può per far fronte a condizioni alle quali non è abituato. «Tra Sapporo e Belp c'è una bella differenza» dice la zurighese Fabienne Schlumpf, che alle Olimpiadi di Rio, nel 2016, s'era piazzata diciottesima nei 3000 siepi, e poi ha deciso di lanciarsi nella maratona, con tanto di record svizzero (2h26''14) firmato a inizio aprile nella cittadina bernese. «Climaticamente, rispetto a quel giorno qui siamo agli opposti» aggiunge la trentenne, che per prepararsi alla gara di sabato se ne andrà in giro con un gilet refrigerante per mantenere la temperatura corporea più bassa possibile, utilizzando poi in gara bandana e polsini rinfrescanti. «Bisognerà correre intelligentemente», ammette. E farlo con prudenza, specie nella prima parte di corsa. Vale per lei come per l'altra elvetica in gara, la trentaquattrenne solettese Martina Strähl.

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