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Tennis
08.11.20 - 18:110

Kyrgios è anche questo: depressione e solitudine

In un'intervista al ‘Sunday Telegraph’ l'australiano, lontano dai campi da febbraio, ha confessato tutto il proprio disagio

In campo non lo si vede ormai da parecchio tempo, l’ultima volta fu il 26 febbraio. A causa della pandemia Nick Kyrgios ha deciso di fermarsi. Ha scelto di rifugiarsi a Canberra, dove risiede, per starsene lontano dai riflettori e lottare in tranquillità contro la depressione che lo ha attanagliato. Il campione australiano si è infatti messo a nudo in un'intervista concessa al “Sunday Telegraph”. «Sono caduto in depressione a causa delle cose che pensavo di dover essere», ha rivelato il “bad boy” del tennis, quello sempre pronto con una battuta scomoda, sovente sopra le righe. Stavolta ha mostrato il suo lato fragile, quello della lotta contro la solitudine, in una sorta di continuo conflitto esistenziale con uno sport in cui è un talento ma le cui pressioni e i cui ritmi ha sempre faticato a reggere.

‘Non avevo più voglia di giocare’

«Non volevo parlare con gli altri per paura di averli delusi per il fatto che non vincevo - ha confessato -. C'erano momenti in cui ero veramente molto giù. Mi ricordo di un giorno a Shangai. Mi svegliai alle 16, le tende erano ancora chiuse, non volevo che la luce entrasse. Pensavo che nessuno mi volesse conoscere veramente come persona, pensavo che volessero semplicemente controllarmi come giocatore e usarmi. Non mi fidavo più di nessuno. È stato un momento buio e solitario. Avevo perso la voglia di giocare, stavo perdendo il controllo».

‘In campo sei solo’

Poi la relazione contrastante con lo sport che pratica, del quale è ritenuto un talento assoluto, incapace però di tradurlo in campo. «Ci sono giocatori che vivono e respirano tennis e va bene. Non dico che sia giusto o sbagliato. Ma non mi va bene quando dicono che non me ne importa abbastanza o che non sono un campione. Ho però raggiunto un livello di libertà tale, nella mia vita, per cui non mi interessa ciò che pensano di me. Non credo che molti si rendano conto di quanto solitario sia il tennis. Sul campo sei da solo, non puoi parlare con nessuno, ti devi arrangiare da solo. È una cosa contro cui ho dovuto lottare».

Kyrgios ha poi detto la sua sull’emotività con la quale è in conflitto perenne. «Sono sempre stato un giocatore emotivo - ricorda -. Qando ero piccolo se perdevo piangevo o rompevo una racchetta. Mostro più di altri le mie emozioni. Ma rompere una racchetta non è una cosa così terribile».

Osservazione discutibile, quest’ultima, in perfetto stile Kyrgios. Il quale in queste settimane lontano dal circuito, attraverso la sua fondazione sta aiutando le vittime degli incendi che hanno messo a dura prova l'Australia mesi fa. Ha aggiunto che tale impegno gli ha insegnato a mettere maggiormente in prospettiva i suoi problemi. 

Quanto al ritorno in campo, ha poi rivelato che «il circuito mi manca, non vedo l'ora di tornare a lottare per l'Australian Open, anche se continuo a non vivere né a respirare per il tennis. Ci sono molte altre cose che amo fare».

 

 

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