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Tennis
26.09.20 - 14:500

Nadal cerca di fare tredici, Djokovic permettendo

Al Roland Garros Rafa, in cerca dello Slam numero 20, contende al serbo un titolo al quale ambiscono entrambi con argomenti diverso ma ugualmente validi

Come già agli Us Open, anche a Parigi il tennis elvetico deve fare e meno dei suoi numeri uno, Roger Federer e Belinda Bencic. Così, il ruolo di alfiere rossocrociato spetta a Stan Wawrinka. È in veste di outsider che il 35enne vodese (n. 16) approccia l'imminente Roland Garros, Slam che conquistò nel 2015, un anno dopo aver sbancato Melbourne, un anno prima di completare la terzina di 'major' trionfando agli Us Open. La sua clamorosa uscita di scena al primo turno di Roma e la separazione da Magnus Norman, il coach di lunga data, nonché artefice dei suoi più grandi successi, non depongono a favore di Stan the man, benché a 35 anni ritenga di avere ancora qualche interessante carta da giocare. Del resto, se c'è un tennista che sa anche sorprendere quando "combatte" in ambito Slam, questo è proprio ‘Stan the man’.

Il primo turno gli mette di fronte una mina vagante di tutto rispetto, il britannico Andy Murray (Atp 111). Un'insidia superata la quale potrebbero spalancarsi le porte degli ottavi di finale dove il rivale maggiormente accreditato dovrebbe essere l'austriaco Dominic Thiem (n. 3), avversario designato di Rafael Nadal, entrato in una nuova dimensione grazie al trionfo - il primo in ambito Slam - agli Us Open, finalista a Parigi nel 2018 e 2019.

Con Wawrinka exploit sempre possibile

Dopo lo stop imposto dalla pandemia, Wawrinka ha rinunciato agli Us Open. Ha preferito partecipare al Challenger di Praga (ha rinunciato ai quarti di finale per un fastidio muscolare alla coscia) e al Masters 1000 di Roma, dove è uscito al primo turno, estromesso in due set dal 18enne italiano Lorenzo Musetti. Gli mancano quindi un po' di riscontri sul campo, quei riferimenti così importanti sui quali ha basato tutti i suoi principali successi. I primi impegni sul rosso di Parigi potrebbero consentirgli di trovare il ritmo che, associato a una condizione che sarebbe in crescendo, partita dopo partita, ne potrebbe fare un tennista in grado anche di mandare a casa uno come Novak Djokovic, tanto per gradire. L'ottavo di finale di Melbourne contro Daniil Medvedev è lì a ribadire quanto il vodese sia sempre capace di un exploit, anche se il suo ultimo acuto in uno Slam (la finale proprio a Parigi del 2017) è ormai roba vecchia. Niente male, come ricordato, l'entrata in materia del vodese, opposto nientemeno che all'ex numero uno al mondo Andy Murray, finalista sul rosso parigino nel 2016, avversario dell'elvetico in un'epica semifinale di cinque set e quattro ore e mezzo l'anno successivo.

Nel tabellone maschile è entrato anche Henri Laaksonen (Wta 135), qualificato grazie al 7-5 6-1 rifilato al colombiano Daniel Elahi Galan (152). Per lo sciaffusano un assegno di 60'000 euro e la possibilità di spuntarla in un match non impossibile contro l'uruguaiano Pablo Cuevas (63) 

Novak rilanciato da Roma

Se non fosse che è parso ancora "in rodaggio", il favorito d'obbligo, visto che si parla di terra, sarebbe Rafael Nadal. Al quale si presenta la ghiotta occasione di agganciare Roger Federer a quota 20 Slam, conquistando il 13esimo successo sul rosso della Porte d'Auteuil. Dovrà però fare i conti con Novak Djokovic (n. 1), vincitore a Roma (36esimo Masters 1000, un record) e in cerca di rivalsa in ambito 'major' dopo l'estromissione dagli Us Open che avrebbe potuto consegnargli lo Slam numero 18. Senza sottovalutare l'ottima adattabilità alla terra di Dominic Thiem, potenziale rivale in una semifinale tutta da gustare. La tensione, insomma, è palpabile, perché sul torneo aleggia lo spettro del coronavirus e il rischio dell'esclusione in caso di positività.

Quasi imbattibile sul rosso

Ringalluzzito dal successo di Roma, Djokovic scatta a Parigi con una lunghezza di vantaggio, proprio perché il maiorchino dopo aver saltato la mini tournée americana per prepararsi alla stagione sul rosso, a Roma è uscito ai quarti di finale, al primo torneo che disputava dopo sei mesi di inattività. Quanto però la ribalta diventa la terra del Roland Garros, Rafa si esalta a trova motivazioni che sgorgano dalle 93 vittorie in 95 partite disputate a Parigi dalla sua prima apparizione, nel lontano 2005. Cifre folli, che delineano i contorni di un fuoriclasse pressoché imbattibile, sul rosso, come indicano le 118 vittorie contro 2 sole sconfitte quando vi si gioca al meglio dei cinque set. Una delle due battute d'arresto gliela rifilò proprio Novak Djokovic nel 2015. Il serbo, del resto, ha vinto 10 dei 13 confronti diretti, sparsi su tutte le superfici. Ha però subìto la legge del maiorchino nei tre più recenti duelli su terra battuta. Di che rendere molto incerto il faccia a faccia numero 56 che si profila all'atto conclusivo.

Per scovare un outsider in grado di inserirsi nella lotta tra i primi tre giocatori al mondo, bisogna forse dare una chance al tedesco Alexander Zverev (n. 6), all'argentino Diego Schwartzman (n. 12), entrambi inseriti nella metà di tabellone di Nadal, o agli spagnoli Roberto Bautista Agut (n. 10) e Pablo Carreño Busta (n. 17).

Simona Halep favorita d'obbligo

L'assenza della campionessa in carica Ashleigh Barty (Wta 1) e della vincitrice agli Us Open Naomi Osaka (Wta 3) fanno di Simona Halep (n. 1 del tabellone), regina di Wimbledon lo scorso anno, trionfatrice a Parigi nel 2018, finalista nel 2014 e 2017, la grande favorita. Ha rinunciato agli Us Open e si presenta a Parigi forti di quattordici vittorie e di tre tornei conquistati, dopo l'ultima sconfitta, risalente alla semifinale degli Australian Open persa contro Garbiñe Muguruza. Dubai (in febbraio), ma soprattutto Praga e Roma su terra battuta, portano la sua firma, benché non abbia dovuto incrociare le racchette con avversarie del Top-10. Eccezion fatta per Karolina Pliskova (n. 2), costretta però al ritiro nella finale del Foro Italico. La ceca sul rosso non offre le medesime garanzie di altre superfici, ragion per cui i fari vengono piuttosto puntati su Elina Svitolina (n. 3) o Kiki Bertens (n. 5). Difficile pensare che Serena Williams (n. 6) possa conquistare a Parigi lo Slam numero 24 che insegue ormai da tanto tempo (Australian Open 2017) l'ultimo 'major' vinto dall'americana.

Jil Teichmann l'unico asso elvetico

Privo di Belinda Bencic, infortunata al braccio destro, il tennis elvetico non ha molte carte da giocare. Jil Teichmann (Wta 54) sulla terra si esprime al meglio. Giunta nei quarti a  Strasburgo, lo scorso anno ha pur sempre vinto due tornei, a Praga e Palermo. Tuttavia il sorteggio pone la tennista di Bienne (vincitrice di una sola partita in carriera in ambito Slam) sul cammino di Simona Halep. La affronterebbe al secondo turno, a condizione che superi al primo un'altra romena, Irina-Camelia Begu (Wta 72). Quanto a Stefanie Vögele (Wta 116), è romena anche la sua avversaria: Patricia Maria Tig (Wta 58), vincitrice a Istanbul un mese fa.

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