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NIC BOTHMA
Tennis
05.07.17 - 07:590

Sorpasso sull'erba: Roger fa meglio di Connors ed è il più vincente a Wimbledon

Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianca, il suo nome è Roger Federer. Prendiamo in prestito le parole con cui Mario Ferretti, cronista Rai al Giro d’Italia del 1949, aprì il collegamento radiofonico il giorno di quella che fu una delle più grandi imprese della storia del ciclismo: l’epica tappa Cuneo-Pinerolo, nella quale Fausto Coppi scalò in solitaria Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Sestrière, giungendo a Pinerolo con quasi dodici minuti di vantaggio su Gino Bartali. Perché anche quella messa a segno dal basilese, è un’impresa: con 85 vittorie, Federer è diventato il giocatore più vincente a Wimbledon. Fino a ieri condivideva il primato di 84 successi con lo statunitense Jimmy Connors. Il record, l’ennesimo, meritava di essere conquistato sul campo sino alla fine; ma che la qualificazione al secondo turno a spese di Alexandr Dolgopolov sia arrivata per abbandono dell’ucraino (sul parziale di 6-3/3-0 comunque a favore dello svizzero), nulla toglie alla portata di quanto l’elvetico abbia saputo compiere in quasi un ventennio (con 19 partecipazioni, non è lontano dalle 21 di Connors) sui vellutati campi del più antico torneo al mondo, considerato il più prestigioso.

Così diversi, così vincenti

Roger Federer ha vinto più Slam, Jimmy Connors più tornei. Uno ha modernizzato, ‘eternizzandoli’, gli antichi gesti del tennis, l’altro aveva mandato in frantumi tutti gli schemi di una disciplina fino ad allora ingabbiata in una severissima etichetta. Uno non potrebbe essere più diverso dell’altro, in campo come nella vita. Due facce di una stessa medaglia: quella del successo e dell’immortalità sportiva. Mancino col rovescio bimane, Jimmy Connors aveva in un’eccezionale risposta al servizio una delle armi più efficaci. Carattere da combattente, compensava punti deboli come il servizio poco potente e un dritto poco sicuro, con un gioco d’anticipo (sfruttando l’energia impressa alla palla dall’avversario), colpi piatti pesantissimi e senza rotazione, discese a rete. Uno stile tipicamente ‘femminile’, derivato dal fatto che ebbe come prime insegnanti la nonna e l’amatissima mamma Gloria. Fu il primo attaccante da fondo campo, ciò che gli permise di giocare a lungo. Il suo erede più diretto è considerato Andre Agassi, con il quale fu protagonista di un quarto di finale agli Us Open nel 1989, con un Connors quasi quarantenne che perse al quinto set. Il Federer ‘in borghese’ ha una vita senza scandali e una privacy familiare ben preservata. Il campione di tennis ha fatto incetta di premi anche a bordo campo – 4 volte sportivo dell’anno ai Laureus World Sports Awards; 12 volte premio Atp ‘Stefan Edberg’ per la sportività; 14 volte premio Atp come giocatore preferito dai fan –. ‘Jimbo’ divenne celebre anche per il comportamento poco ortodosso in campo – come non ricordare i vivacissimi ‘battibecchi’ con uno dei suoi grandi rivali, John McEnroe (l’altro fu Björn Borg, che non riuscì più a battere dalla finale Us Open 1978) –; e fu protagonista del gossip, soprattutto per le sue relazioni (con la collega Chris Evert aveva fissato le nozze, poi annullate).

Gli alti e bassi di ‘Jimbo’, la storia di Roger

Connors visse gli anni migliori dal 1973 al 1979, con l’apice nel 1974: 93 successi (33 consecutivi) e 4 sconfitte; vittoria agli Australian Open (alla prima partecipazione), Wimbledon, primo posto Atp, trionfo agli Us Open. Al Roland Garros, che non vinse mai, non partecipò. Nei primi anni Ottanta la rivalità tra Borg e McEnroe eclissò Jimbo; che però, contro le previsioni, risalì la china e si riprese per un po’ il primato in classifica. Piuttosto incolori, invece, gli ultimi anni; con l’unico acuto di una semifinale all’Us Open. Si ritirò dalle competizioni a 44 anni. Roger Federer, invece, la sua storia continua a scriverla sotto i nostri occhi.

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