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Metamorfosi in corso d’opera. ‘Luca ci ha svegliati per bene’

Due tempi da incubo, poi la metamorfosi che spazza via il Losanna: ottimo affare sulla strada verso i (pre)playoff. ‘Il mio errore? Maledizione, sucede’

I sorrisi di Heim e Hofer: l’Ambrì rimane in quota
(Ti-Press/Crinari)
16 gennaio 2023
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Ambrì – Non è un miraggio, quella proverbiale ultima spiaggia di cinematografica memoria. Almeno per quaranta minuti, i primi, in cui un Losanna più o meno disperato resta aggrappato al sogno di salire comunque a bordo dell’ultimo treno che porta ai preplayoff, ben sapendo che in caso di sconfitta ad Ambrì, quindi con otto punti di ritardo sugli stessi biancoblù, decimi della classe a quindici partite dalla fine, la situazione sarebbe quasi del tutto compromessa. E fortunatamente per i biancoblù è proprio così che va a finire, in una domenica del tutto rilanciata dall’improvvisa metamorfosi ticinese in un terzo tempo folle, acceso dal pareggio in powerplay attribuito a Bürgler, anche se in verità si è trattato di un clamoroso autogol confezionato da Aurélien Marti. «La chiave della partita è stato senz’altro l’1-1 al 42’09’’ – spiega l’attaccante numero 44 André Heim –. Di quanto è successo prima, invece, non c’è granché da dire: abbiamo vissuto un inizio di partita faticoso, e per due tempi non siamo riusciti a mostrare il nostro hockey. Giocare contro questo Losanna non è facile, ma il bello è che lo sapevamo: semplicemente non eravamo pronti. Nel terzo tempo, invece, abbiamo confermato il nostro carattere e siamo tornati in partita. Di sicuro, nella seconda pausa Cereda ci ha svegliati per bene: ha trovato le parole giuste, dicendoci che dovevamo tornare sul ghiaccio e vincere questa partita...».

Detto, fatto. E per i vodesi è l’inizio della fine, dopo che nel primo, ma soprattutto nel secondo tempo gli uomini di Geoff Ward sono quelli più in palla, contro un Ambrì che a differenza del solito non riesce a buttarsi a capofitto nel match, e deve pure subire la pressione di un avversario tenace, che dimostra di avere le batterie più cariche e si mette a disturbare fin sul nascere le iniziative dei biancoblù, i quali finiscono col perdere duelli e pure qualche disco di troppo. Come quello che, al 20’16’’, si trasforma nel migliore degli assist per un Daniel Audette forse sorpreso da tanta generosità. «È vero, ammetto il mio errore: il gol del Losanna è nato da un mio passaggio sbagliato – dice, schietto, il difensore svedese Tim Heed –. Maledizione, sono cose che a volte succedono… Oggi è capitato a me, altre volte capiterà a qualcun altro: amen, a quel punto puoi solo pensare di rimediare, e io ci sono riuscito segnando il 2-1 in powerplay (a 5 contro 3, ndr). Per noi questa è una grande vittoria, e ha un grande significato. Ma la prossima volta dobbiamo essere pronti sin dall’inizio, anche perché è vero che in porta c’è uno come Janne (Juvonen, ndr), ma non possiamo mica pensare sia sempre lui a salvarci».

Prima Bürgler poi Heed, come detto, quindi Formenton (in realtà, sul tocco di Spacek il puck già in precedenza aveva raggiunto la linea di porta più interna) e infine Virtanen, nella porta vuota. In un terzo periodo che si conclude in maniera trionfale, per un Ambrì che a quel punto è l’unica squadra in pista, infatti il Losanna è sparito di scena da un pezzo. Del resto, quando le cose proprio non girano, basta poco per far calare il sipario.

L’ANNOTAZIONE

Tu chiamale, se vuoi, emozioni

Prima o poi arrivano i momento difficili. Sempre. E gli istanti più duri in questa prima domenica dell’anno sulla tv in chiaro l’Ambrì li vive in un secondo tempo che parte malissimo e di sicuro non finisce molto meglio. Con Luca Cereda che in panchina si sbraccia, applaudendo vigorosamente per dare la carica ai suoi. Ma non succede un bel niente: se non fosse per un Janne Juvonen che non perde di vista un disco che sia uno, il risultato sarebbe ben peggiore rispetto a quel golletto di scarto che mantiene i biancoblù perfettamente in partita. Resta semmai da capire il perché di tanta difficoltà dopo la buona impressione del derby e quella buonissima dei primi due tempi contro il Bienne, in un secondo tempo contro il Losanna in cui davvero tutto si fa maledettamente complicato, tanto che in venti minuti i ticinesi subiscono ben diciannove tiri. Chissà se, subito dopo la fine di una Spengler trionfale, ammonendo tutti che quelle energie (non solo fisiche, beninteso) i biancoblù avrebbero finito col pagarle, lo stesso Cereda pensava a qualcosa di simile. Quel che è certo è che, fedele al suo credo, il coach di Sementina reagirebbe dicendo che di fronte alle difficoltà ci sono solo due possibilità: piangersi addosso oppure rimboccarsi le maniche. Ed è inutile specificare quale delle due strade i suoi uomini abbiano deciso d’imboccare.

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