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‘Fischer aveva anticipato che sarebbe potuto toccare a me quell’onore’
23.05.22 - 18:12
Aggiornamento: 18:33
di Kurt Wechsler

Nico Hischier, tutta la stoffa del capitano

Terzo elvetico ad avere la ‘C’ sulla maglia in Nhl dopo Streit e Josi, il ventitreenne vallesano si gode il ruolo di leader. ‘Ma non sono certo l’unico’

Nico Hischier è il terzo svizzero a diventare capitano in National Hockey League, con i suoi New Jersey Devils. Dopo che Mark Streit lo fu con i New York Islanders tra il 2011 e il 2013, e poi naturalmente Roman Josi, capitano dei Nashville Predators dal 2017. «Sono consapevole di ciò che significa, me ne rendo conto», dice il ventitreenne vallesano. Anche perché Oltreoceano avere la ‘C’ cucita sulla maglia è veramente prestigioso, infatti qualsiasi tifoso conosce i capitani di tutte le franchigie, a differenza di ciò che capita alle nostre latitudini, dove spesso il tifoso conosce solo il capitano della propria squadra del cuore. Per Hischier, tuttavia, il ruolo di capitano in Svizzera non ha un significato diverso rispetto alla Nhl. «In fondo – spiega – il compito alla fine è lo stesso. Il capitano è semplicemente un leader, ma la squadra viene prima di lui. Con i Devils cerco di fare sempre del mio meglio, lo stesso vale qui con la Nazionale. Noi giocatori ci concentriamo esclusivamente su ciò che accade sul ghiaccio e all’interno dello spogliatoio, quello che capita fuori non ci interessa».

Chi sceglie effettivamente il nome del capitano in Nhl? «Il general manager, quindi la franchigia insieme allo staff tecnico. Probabilmente viene pure chiesto il parere di alcuni giocatori. Nel febbraio del 2021, quando ottenni la ‘C’, fu Tom Fitzgerald, il general manager dei Devils, a convocarmi per comunicarmi la decisione».

In Nazionale, invece? «Patrick Fischer me l’aveva detto prima del Mondiale, ma già quando è venuto a trovarmi nel New Jersey durante l’inverno, nel corso di una cena mi aveva accennato della possibilità. Tuttavia è chiaro che se ci fosse stato Roman Josi, evidentemente sarebbe stato lui il prescelto».

Quale compito hai in questa Nazionale? «In sostanza è come in Nhl: per avere successo come squadra bisogna solo dare il massimo, sempre, e io cerco di farlo. Ad aiutarmi ci sono altri elementi che fanno parte del gruppo dei capitani, penso ad Ambühl, Fora, Genoni e Scherwey (il cui Mondiale purtroppo si è chiuso domenica, dopo che si è fratturato la caviglia, ndr). Insomma, io ho sì la ‘C’ sul petto, ma ci sono tanti altri leader all’interno dello spogliatoio».

Cosa significa per te essere il capitano? «È una cosa molto speciale. Per un giocatore è un onore, ti dà ulteriore motivazione, è una sorta di riconoscimento, e mai rifiuterei tale ruolo».

Sei stato sorpreso dalla scelta di Fischer al momento della nomina? «Un po’ sì, ma dopo due anni di esperienza con i Devils so cosa aspettarmi e cosa comporta. È bello ottenere quella fiducia, abbiamo una bella squadra con un buon carattere e questo mi rende il compito decisamente più facile, siccome tutti remano nella stessa direzione».

Ti era mai successo in passato a livello giovanile? «Non ricordo, probabilmente a Visp nei Mini e nei Novizi. Al Mondiale U18 di Poprad, invece, ero l’assistente».

Che sensazione si prova a un Mondiale come questo, dopo quello particolare di un anno fa a Riga, nel pieno di una pandemia? «Allora eravamo rinchiusi in una bolla durante tre settimane, mentre qui a Helsinki c’è più piacere, ci sono i tifosi ed è tornata la normalità. Siamo molto motivati soprattutto per la sfida di domani contro la Germania, vogliamo vendicare la sconfitta delle Olimpiadi di Pechino. Finora abbiamo giocato in maniera solida, è importante migliorarsi costantemente, in fin dei conti le partite che contano arrivano alla fine e sono solo tre: i quarti, le semifinali e la finale».

Un po’ di gossip, per finire: il capitano più giovane nella storia della Nazionale, alla domanda con chi conviva rivela di essere single. Insomma è ancora sul mercato, per così dire.

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