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29.04.22 - 05:30
Aggiornamento: 16:01

Con un Dario Simion in grande spolvero lo Zugo può sognare

La tripletta in gara 5 del valmaggese ha tenuto in vita i tori. ‘Non ho fatto nulla di diverso se non pensare un po’ meno’

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Se le porte dello spogliatoio dello Zurigo sono a lungo rimaste chiuse dopo gara 5, tanto che quando l’allenatore Rikard Grönborg ha fatto capolino si è immediatamente diretto all’autobus della squadra, senza fermarsi per le interviste di rito, fuori dallo spogliatoio dello Zugo si respirava ben altro entusiasmo. Particolarmente richiesto era l’attaccante ticinese Dario Simion, che ha deciso la partita con una tripletta. E pensare che invece nelle prime tre partite di finale non riusciva a capitalizzare nemmeno le occasioni più elementari, ma da quando Dan Tangnes ha affiancato a lui e Jan Kovar un leader fisico come Fabrice Herzog al posto di Grégory Hofmann, le cose sono cambiate e Simion è tornato quello che nella finale della scorsa stagione aveva realizzato tre reti al Ginevra in altre partite (meritandosi poi fra l’altro anche la convocazione ai suoi primi Mondiali). In gara 4 il valmaggese ha segnato una rete, l’importantissimo 3-1, in gara 5 invece ha fatto pure meglio con, come detto, una tripletta, la prima nella sua carriera professionistica. C’è dunque anche del merito dell’allenatore norvegese nella metamorfosi della squadra: «Il segreto del successo sono i giocatori sul ghiaccio – sostiene però Tangnes –. Per via della mancanza di automatismi i ragazzi sono stati spinti a comunicare maggiormente fra di loro: questo forse adesso li spinge a pensare a ciò che li aspetta, non al passato».

È anche possibile che le difficoltà di Simion nelle prime partite di finale siano dovute parzialmente all’infezione da Covid che lo aveva tenuto a margine delle prime quattro partite dei Giochi Olimpici, visto che la sua crescita è stata piuttosto spontanea: «Non ho fatto granché di diverso – commenta l’ex attaccante bianconero –, se non forse riflettere un po’ meno».

Niente pensieri dunque e niente euforia, visto che lo Zurigo è sempre ancora avanti nella serie: «Ogni partita è diversa, dobbiamo dimenticare rapidamente cos’è successo mercoledì, così come lo abbiamo fatto dopo le prime tre partite».

Lo Zurigo dal canto suo dovrà scordare quanto accaduto nelle ultime due sfide, per vincere il titolo in gara 6 in quella che sarà l’ultima partita giocata all’Hallenstadion: «Lo sport competitivo è quasi sempre una questione di testa, adesso possiamo dimostrare di essere forti mentalmente. L’obiettivo è arrivare in vetta alla montagna e abbiamo ancora un piccolo vantaggio» riconosce l’attaccante Chris Baltisberger.

In ogni caso anche stasera saranno in gioco molte emozioni, visto che verrà dato l’addio allo storico stadio di Oerlikon, utilizzato dai Lions per gli ultimi 72 anni, fatto che verosimilmente già lunedì aveva condizionato Geering e compagni, apparsi contratti, come ammette lo stesso capitano: «C’erano diversi se e ma in gioco, adesso evidentemente nessuno vuole perdere. Con questo atteggiamento mentale sarà più facile oggi rispetto a lunedì», nonostante ciò il rischio di diventare la prima squadra nella storia dei playoff in Svizzera a farsi rimontare un vantaggio di 3-0 in finale, si fa sempre più concreto.

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