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18.11.21 - 05:30
Aggiornamento: 16:11

Pier Tami: ‘Yakin è l’uomo delle soluzioni’

Il ticinese, direttore delle Nazionali rossocrociate: ‘Mantenuti gioco e identità nonostante l’emergenza. Abbondanza valore aggiunto’

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Martedì si è preso un giorno di riposo, per smaltire un po’ di stanchezza accumulata e l’ebbrezza delle emozioni scatenate dalla notte magica di Lucerna, per certi versi pure più intensa della serata della memorabile impresa contro la Francia. «Dieci giorni in ritiro con la squadra pesano – conferma il ticinese direttore delle squadre nazionali –. Sono sempre molto intensi e carichi. Le emozioni vissute a Roma e a Lucerna sono state stancanti, ma al contempo molto gratificanti».

Pur avendone viste tante, anche con la gestione di Vladimir Petkovic, affiancato per due anni, Tami concorda con il fatto che è come se, dal punto di vista delle emozioni scatenate e liberate, la Nazionale avesse fatto un ulteriore passo avanti, accedendo a un livello superiore, di partecipazione popolare, di passione. Come se fosse rifiorito l’amore incondizionato per la Svizzera, del quale si erano peraltro avute chiare avvisaglie già nella magica serata di Bucarest agli Europei contro la Francia, poi anche nei quarti, contro la Spagna. «A questo clima di euforia e di passione – spiega il dirigente ticinese – hanno contribuito la situazione d’emergenza della squadra ma soprattutto la scoperta che la squadra, nonostante l’assenza pesante di elementi molto importanti (non sostituibili “uno a uno”) ha saputo comunque proporsi a certi livelli di intensità e di gioco, grazie a sostituti rivelatisi all’altezza. Parliamo di giocatori che erano da tempo sotto la nostra stretta osservazione, le cui qualità ci erano chiare da tempo, chiamati però a confermare sul campo quanto di buono sapevamo sul loro conto, attraverso prestazioni all’altezza in partite di enorme importanza. Queste risposte sono arrivate, forti e chiare, anche dai ragazzi più giovani».

Murat scelta vincente

«La soddisfazione è doppia – prosegue Tami –. In primis perché la qualificazione ai Mondiali è giunta in modo diretto, grazie al primo posto nel girone in cui c’era l’Italia, la grande favorita. In secondo luogo, perché nonostante l’emergenza senza precedenti, quantomeno non recenti, la squadra ha mantenuto la propria identità, continuando a proporre un gioco propositivo, di corsa, di grande intensità. I tifosi lo hanno riconosciuto, visto e apprezzato».

La scelta di Murat Yakin è farina del sacco del dirigente ticinese, il quale ha stravinto una scommessa che inizialmente a qualcuno aveva fatto storcere un po’ il naso. A causa del profilo “basso” di un tecnico che, al netto di un passato illustre, stava lavorando in Challenge League, a Sciaffusa. Il suo impatto sulla “Nati”, però, è stato straordinario. Forse lo stesso Tami non se lo aspettava tanto incredibile? «Sulle qualità di “Muri” non avevo alcun dubbio. Quando avanzai la sua candidatura, il fatto che stesse lavorando in Challenge League agli occhi di qualcuno poteva sembrare un azzardo. Tuttavia io mi sentivo di garantire sulla bontà della mia proposta, in quanto ero ben in chiaro sui criteri di valutazione che adotto e che ho sempre spiegato, nonché su quali dovessero essere le qualità e i valori di un allenatore della Nazionale, il quale i propri giocatori li vede per pochi giorni all’anno».

L’impronta sulla squadra è molto profonda. «Sull’impatto che tale svolta avrebbe avuto sui calciatori, posti di fronte a una sostituzione importante e “netta”, giacché Petkovic e Yakin hanno due profili molto diversi, si potevano fare solo delle supposizioni. Beh, la squadra l’ha seguito da subito, perché ha dato continuità non tanto al sistema di gioco che è mutato, bensì ai principi che caratterizzano il calcio moderno. Questo è un concetto che mi sta molto a cuore: non volevo che passassimo da un allenatore con un certo tipo di calcio a un collega che ne ha in testa un altro. A modo suo, con il suo stile e il suo sistema di gioco, Murat è rimasto su questi binari a me graditi, lungo i quali già si era lanciato il suo predecessore. Ritengo che sia l’unico modo che ci può portare a progredire ancora e ottenere ulteriori importanti risultati sportivi. La qualificazione diretta a un Mondiale è un risultato eccezionale. Anche se la Svizzera ci ha abituato bene (nove qualificazioni agli ultimi dieci grandi tornei tra Europei e Coppe del mondo, quinto Mondiale di fila), dobbiamo gioire eccome per questo traguardo. Anche perché in Qatar ci entriamo dalla porta principale».

Squadra sicura di sé

I progressi fatti dalla Nazionale rossocrociata negli ultimi due o tre anni sono abbastanza clamorosi. Agli Europei si pensava di aver toccato il cielo con un dito, a Lucerna la Svizzera è salita a un livello superiore. «Pur non avendo portato in dote grandi risultati, la Nations League ci ha portato alla consapevolezza che il tipo di calcio che sappiamo fare lo si può proporre non solo con le squadre tecnicamente inferiori, bensì anche con le avversarie più quotate e forti: lo abbiamo sperimentato con successo contro la Francia, due volte contro la Germania e contro l’Italia, addirittura tre contro la Spagna. Da incontri di questo livello, interpretati nel modo giusto, deve nascere la consapevolezza, la fiducia in noi stessi. Senza che questa sfoci in arroganza o presunzione. Ma non mi preoccupo, perché è un errore nel quale la Svizzera non incorrerà. Questa selezione è tutto fuorché presuntuosa, è solo sicura di sé».

La lucidità del ct

Lungo queste qualificazioni è emersa, prepotente, la straordinaria capacità di lettura delle partite e delle singole situazioni da parte di Yakin, tradotta nella scelta azzeccata di tutte le mosse, dall’undici iniziale ai cambi in corso d’opera. Ogni volta. Pur essendo costretto a rimettere tutto in gioco a causa delle continue defezioni. Una lucidità invidiabile quella del ct, che lo ha portato a fare sempre le scelte giuste, non per forza le più logiche o prevedibili. «Anche Vlado era uno che aveva delle ottime letture, ma è pur vero che Murat in questo momento particolare, a memoria non ricordo tante assenze contemporaneamente, è l’uomo giusto perché è orientato alle soluzioni. Di fronte a un’avversità non si ferma. Ne prende atto e guarda oltre, alla ricerca di una soluzione. La pianificazione avviene a medio e lungo termine, quando si fanno determinate riflessioni sui giocatori, ma è chiaro che se parliamo di partite di qualificazione, il discorso si sposta sul corto termine, alla partita, al risultato da fare. Ecco perché la scelta cade sui giocatori che meglio corrispondono alle esigenze del tecnico. Murat ha un piano, ha un’idea chiara di come vuole giocare. Studia gli avversari nei dettagli, queste valutazioni lo portano a ragionare in merito a quale giocatore faccia al caso di quella o quell’altra partita. La scelta di un titolare o di una riserva che parte dalla panchina non presuppone la bocciatura di un collega, bensì risponde alle precise esigenze dell’allenatore limitatamente alla prossima partita che si appresta ad affrontare. Finora le sue scelte si sono rivelate giuste e vincenti».

Benvenuta concorrenza

La concorrenza in seno al gruppo rossocrociato è un concetto rilanciato dall’esplosione di qualche giovane, dall’ottima figura fatta da chi prima era abituato a partire in seconda fila. Non che le gerarchie vengano stravolte, tuttavia forse qualcuno in futuro dovrà essere un po’ meno certo del posto in squadra. «È un valore aggiunto che diamo a questa Nazionale. Quando ci sono numerose assenze, alla squadra viene chiesta una reazione. Schär, per fare un esempio, ha risposto presente in ambo le partite, nonostante non avesse praticamente mai giocato, dopo gli Europei. Per la sua esperienza e per le sue capacità è un elemento in grado di dare un contributo fattivo, ma non è scontato. Ecco perché diventa fondamentale convocare i giocatori che stanno meglio. Oggi Murat a disposizione ha una paletta ampia di calciatori con caratteristiche diverse. Poterli selezionare anche in base al momento di forma può contribuire a creare un gruppo che è sempre di alto livello. Posto che resta fondamentale l’apporto di quelli che definirei leader, per le loro caratteristiche tecniche ma soprattutto per la loro personalità. Chiellini, per fare un esempio legato all’Italia, lo puoi magari sostituire tecnicamente, ma non sul piano del carisma».

Il rinnovo di Yakin è sopraggiunto un minuto dopo il fischio finale di Svizzera-Bulgaria. Era previsto dall’opzione, d’accordo, ma la firma è stata apposta anche sulle ali dell’entusiasmo? «Avevo chiesto che il suo contratto fosse una trattanda del prossimo comitato centrale dell’Asf (26 novembre, ndr), a prescindere dalla qualificazione che ha poi fatto valere l’opzione. Il giudizio su Yakin è basato sui risultati, ma quando parlo di risultati non intendo solo la qualificazione o meno, bensì la continuità, l’evoluzione della squadra in diversi ambiti. La volontà di proseguire c’era già anche prima di Lucerna».

Otto partite prima del Qatar

A marzo nelle date dei playoff dovremo fare due amichevoli, al vaglio c’è l’ipotesi di un collegiale all’estero, magari organizzando un mini torneo. Facendo parte della Lega A di Nations League il sorteggio di dicembre ci porrà di fronte a squadre di prima fascia. Tra giugno (quattro partite) e settembre (due) verranno disputati i sei impegni di Nations. La tradizionale finestra di ottobre cade perché da novembre giochiamo il Mondiale. Ribadisco: non dico “c’è il Mondiale”, sottolineo che “giochiamo il Mondiale”. Fierezza legittima, caro Pier.

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