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ATLETICA
09.09.22 - 18:40
Aggiornamento: 19:13

Il Galà dei Castelli fra habitué e volti nuovi

Fra i protagonisti del meeting in cartellone lunedì a Bellinzona, Pia Skrzyszowska e Wayde Van Niekerk

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«Dei 115 atleti che gareggeranno lunedì, ben 52 sono reduci dalla Weltklasse di Zurigo», sottolinea Chico Cariboni – responsabile tecnico del meeting – per ribadire l’alto livello tecnico del Galà dei Castelli 2022. «Nel 2019, ad esempio, ce n’erano solo 10. E ciò mostra bene quanto siamo cresciuti nel corso degli anni». L’edizione 2022 della kermesse bellinzonese si preannuncia davvero spettacolare, vista la cospicua presenza di medagliati olimpici e mondiali che, anche grazie a un meteo benevolo, cercheranno di chiudere sotto i Castelli la stagione nel modo migliore, magari ritoccando qualche record personale o della manifestazione.

Fra loro c’è la giovane polacca Pia Skrzyszowska, 21 anni, medaglia d’oro europea nei 100 ostacoli ai recenti Europei di Monaco di Baviera. «Per me è la prima presenza a Bellinzona, una manifestazione di cui ho sentito parlare spesso – sempre molto bene – e dunque non vedevo l’ora di esserci. Si tratta di un piccolo meeting, ma è pieno di stelle. Tutti i miei colleghi mi hanno detto che il pubblico è fantastico e sostiene gli atleti dall’inizio alla fine. A consigliarmi di accettare l’invito è stato anche Ricky Petrucciani, che ho conosciuto di recente. Lui viene da questa regione e ha definito magiche le gare disputate qui. Mi ha pure detto che la pista del Comunale è molto bella e veloce, quindi spero davvero di fare un grande tempo. Bellinzona mi piace già moltissimo, il tempo è magnifico e l’atmosfera è calda, accogliente. Sarà l’ultima gara di una stagione per me strepitosa, in cui sono riuscita a ottenere ciò che volevo: ho vinto il titolo europeo e ho migliorato ben cinque volte il mio primato personale, portandolo infine a 12"51. Sono soddisfatta di tutte le gare disputate, e vorrei chiudere l’annata con un altro bel risultato, oltre che in buona salute».

Cosa ricorda della gara di Monaco che l’ha incoronata campionessa continentale? «Davvero poco, quasi nulla. Ovviamente so cos’è successo, ma non ricordo i dettagli. Ho anche avuto la fortuna di essere, proprio in quel periodo, nella miglior forma stagionale. Volevo conquistare l’oro, ma non è stato facile. Ho puntato tutto su quella gara e una volta chiusi gli Europei ho dovuto lottare strenuamente per continuare a mantenere lo stesso livello di concentrazione. Giovedì a Zurigo alla Diamond League ho verificato con piacere di essere ancora ad alti livelli, sia fisicamente sia sul piano psicologico (ha infatti chiuso con un buon 12"72, ndr). Qualche mia collega, forse, non è più al massimo della condizione, ma è comprensibile, dato che siamo al termine di una stagione molto intensa. La gara di lunedì, ad ogni modo, sarà dura. Avrò avversarie temibili, a cominciare dalla portoricana Camacho-Quinn, che è campionessa olimpica in carica e contro cui quest’anno ho gareggiato moltissime volte. E poi ci sarà l’americana Nia Ali, che l’oro olimpico lo vinse nel 2016. E non dimentichiamo la vostra Ditaji Kambundji, salita con me sul podio a Monaco, dove ha vinto il bronzo».

Obiettivi per la prossima stagione? «Non ne ho ancora fissati, almeno nei dettagli, perché sto ancora vivendo e godendomi questa grande annata. Ma è chiaro che, innanzitutto, vorrò migliorare ulteriormente il mio record personale. L’anno prossimo ci saranno i Mondiali a Budapest, e punto come minimo a raggiungere la finale. E poi, nel 2024, avremo i Giochi a Parigi – il mio vero grande obiettivo – dove spero di giungere nella migliore condizione possibile. Se migliorerò ancora un po’ nella tecnica e nella velocità, posso immaginare di fare grandi cose alle prossime Olimpiadi, ma comunque mancano ancora quasi due anni, e nessuno può sapere cosa succederà da qui al 2024».

Ci dica qualcosa di lei e della sua vita lontana dalle piste di atletica. «Sono di Varsavia, città dove ho sempre vissuto e dove da sempre mi alleno. Della Svizzera, al di là delle gare che vi ho disputato, so qualcosina grazie ad Ajla Del Ponte, che conosco ormai da un anno e con cui ho parlato parecchio, e non soltanto di atletica o dei nostri rispettivi Paesi. Parliamo in inglese, ma lei capisce un po’ anche la lingua polacca, grazie alla madre bosniaca: le lingue slave hanno molti punti in comune. Lei purtroppo non gareggerà qui a Bellinzona, ma ci incontreremo di sicuro. L’ho incrociata anche a Zurigo nei giorni scorsi. Ajla è molto in gamba e spero che possa risolvere presto i problemi fisici contro cui ha dovuto lottare quest’anno. Spero che il 2023 per lei si riveli migliore del 2022. Tornando alla Svizzera, è un Paese bellissimo, e vorrei conoscerlo meglio, se solo avessi più tempo per farlo e non mi toccasse ripartire immediatamente dopo le gare. Sono arrivata stamani (venerdì) in treno da Zurigo e i paesaggi erano ovunque mozzafiato, incredibili. In realtà, non credo di aver mai visto posti più belli della Svizzera».

Vecchia conoscenza

Chi da Bellinzona era già passato è invece il sudafricano Wayde Van Niekerk, 30 anni, campione olimpico a Rio nel 2016 sui 400 metri piani. «Per me il Galà dei Castelli è la tappa finale di un mini giro della Svizzera, dopo aver gareggiato a Losanna e Zurigo. Il vostro Paese mi piace moltissimo, e ha pure ottimi meeting in calendario. Per me quella di lunedì sarà l’ultima gara di una stagione cominciata male, con molta sfortuna e qualche infortunio. Potrò senz’altro fare un buon risultato, anche perché a livello di forma sono messo molto meglio oggi che a inizio di stagione».

Cosa le viene in mente di dire, se ripensa alla vittoria olimpica di Rio? «Fu senz’altro il momento migliore della mia carriera, anche perché in quell’occasione stabilii pure il record mondiale (43"03). Quella volta ho battuto gente fortissima, di cui avevo sempre avuto enorme rispetto. Fra l’altro mi trovavo in corsia 8, non certo la più comoda, ma ho saputo mostrare a tutti come sia fondamentale concentrarsi solo su sé stessi, senza pensare agli avversari. Da bambino sognavo di diventare un bravo sportivo per rappresentare il mio Paese nel mondo intero, ma certo non avrei mai immaginato di fare una carriera così bella: titolo olimpico e record mondiale andavano molto al di là della mia immaginazione. Sono stato proprio fortunato, ciò che mi è capitato è qualcosa di cui davvero devo essere grato.

Ci racconti un po’ il suo percorso. «Sono nato a Città del Capo, ma presto la mia famiglia si trasferì a Bloemfontein, dove ho fatto quasi tutta la mia carriera scolastica. Negli ultimi anni, poi, mi sono di nuovo trasferito, stavolta negli Usa. Per me è stato un bel cambiamento, una bella sfida, ma sono felice della scelta perché ho potuto scoprire un nuovo ambiente, conoscere persone in gamba e nuovi modi di lavorare. Resto comunque molto legato al Sudafrica, dove ho famiglia e amici».

Quali sono i campioni sudafricani che ammira? «Abbiamo grandi atleti in diversi sport, dal calcio al rugby passando per la stessa atletica. Stimo ad esempio Caster Semenya, oppure il velocista Akani Simbine, anche lui presente qui a Bellinzona. Nel passato, era per me fonte di ispirazione il calciatore Benni McCarthy, che giocò a lungo pure in Inghilterra».

Obiettivi? «Parigi 2024 è un grande traguardo per me, anche perché ho una sorellina che ha grandi chance di essere pure lei presente ai Giochi parigini, fa parte infatti della nostra Nazionale di hockey su prato. Sarebbe davvero fantastico condividere un’Olimpiade con lei».

Ormai è diventato un idolo per i ragazzini: che effetto le fa? «Si tratta di una cosa pazzesca, roba da non credere, ma ovviamente mi fa piacere se i bambini mi vedono come un modello, è qualcosa che mi motiva e mi responsabilizza ulteriormente. In me, magari, i giovani possono vedere qualcuno che non si è mai arreso alle difficoltà, nemmeno davanti agli infortuni più gravi (una volta ruppe ad esempio i legamenti di un ginocchio giocando a rugby per beneficenza e dovette saltare un’intera stagione, ndr). Oppure possono vedere un uomo fedele a se stesso, ai suoi principi e ai suoi obiettivi. Vorrei essere un modello del genere anche per mio figlio, che è ancora molto piccolo».

Previsioni per lunedì sera? «Dovrò guardarmi soprattutto dal grenadino Kirani James, rivale che ho sempre stimato. Mi piace ogni volta competere con lui, ne risultano spesso gare avvincenti. Occhio comunque anche al vostro Petrucciani, che pur essendo ancora molto giovane è già vicecampione europeo. Ricky è un ragazzo umile, educato. Ci ho scambiato due parole anche giovedì a Zurigo e ci siamo dati appuntamento qui a Bellinzona. Ma non è l’unico grande atleta svizzero: Mujinga Kambundji è potente e determinata, e ammiro anche sua sorella Ditanji».


Sabato dalle 11 in piazza Nosetto sarà possibile incontrare Ricky Petrucciani e altre stelle dell’atletica, mentre domenica 160 bambini avranno la possibilità di allenarsi allo stadio con diversi campioni. Sempre domenica, da segnalare che Ajla Del Ponte e Ricky Petrucciani faranno visita in ospedale ai bambini del reparto di oncologia. Gli organizzatori comunicano infine che la prevendita online dei biglietti per il meeting è stata di nuovo prolungata: ora la chiusura è fissata a domenica alle 18. I botteghini del Comunale saranno invece aperti lunedì alle 17.30.

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