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MOUNTAIN BIKE
20.03.21 - 17:460

Il treno per Tokyo parte già a inizio maggio

Filippo Colombo è alla ricerca di un biglietto per le Olimpiadi in Giappone. Decisive per la selezione le due gare di Cdm ad Albstadt e Nove Mesto

La data cerchiata di rosso sul personale calendario di Filippo Colombo è quella di lunedì 26 luglio, quando nella cittadina di Izu, a 160 km da Tokyo, verrà assegnato il titolo olimpico della mountain bike. Il ticinese vuole esserci, vuole essere al fianco di Nino Schurter (campione uscente) e Mathias Flückiger a difendere i colori rossocrociati. Ma se i primi due il posto in squadra se lo sono già conquistato, a Colombo tocca ancora timbrare il biglietto in occasione delle prime due prove di Coppa del mondo in programma il 9 e 16 maggio… «I criteri di selezione – afferma il 23.enne di Bironico – contemplano pure la stagione 2019 e le due prove di Coppa disputate nel 2020, ma è evidente che tutto si giocherà questa primavera dapprima ad Albstadt, poi a Nove Mesto».

In Germania e in Repubblica ceca occorre andare molto forte ed è per questo che tutti gli aspiranti a un posto ai Giochi hanno previsto un primo picco di forma proprio in concomitanza con l’apertura della Coppa del mondo. «Il percorso di Nove Mesto mi piace un sacco, è di sicuro uno dei più belli del circuito. Tutto naturale, è adattissimo alle mie caratteristiche, tant’è che nelle prove di Coppa del 2020 avevo ottenuto buoni risultati. Ad Albstadt, per contro, sono inserite due salite molto lunghe, per cui diventa un tracciato per scalatori. Non proprio ciò che fa al mio caso, ma se c’è la gamba si può andare bene ovunque e io spero proprio che la gamba ci sia».

I posti a disposizione per la prova olimpica, come detto, sono soltanto tre. Un po’ pochini per nazioni che, come Svizzera e Francia, presentano un numero di candidati estremamente elevato. Colombo dovrà sgomitare per convincere i tecnici rossocrociati… «Direi che me la gioco con Lars Forster e Thomas Litscher, gli altri credo non dovrebbero entrare in linea di conto. Tra l’altro, Lars settimana scorsa si è aggiudicato la prova di Andora, in Italia. È vero, non era una gara valida quale criterio di selezione, ma significa che è in forma...».

Ad Andora, Colombo aveva chiuso con un buon settimo posto. Per il momento l’inizio di stagione può essere considerato positivo… «Senza dubbio. Non sono andato benissimo come avrei sperato, ma nemmeno sono andato male. So di avere ancora ampi margini di miglioramento. Le prove disputate in Spagna e in Italia mi hanno permesso di rimettere un po’ di ritmo nelle gambe, anche perché la concorrenza era elevatissima e si è sempre corso a un ritmo molto elevato, ciò che ha consentito di compiere uno sforzo impossibile da ottenere in allenamento. La preparazione invernale è andata bene, nonostante condizioni climatiche non certo clementi. Ho comunque avuto l’occasione di andare dapprima alle Canarie, poi undici giorni in Turchia, dove ho preso parte pure a due gare su strada».

Nelle mani di Barry Austin

A proposito di preparazione: quest’anno a seguirti c’è un nuovo allenatore, il sudafricano Barry Austin… «Per il momento mi trovo molto bene. Alcune cose sono cambiate, altri concetti sono rimasti pressoché identici. I dati sin qui registrati mi dicono che sono sensibilmente migliorato, mi sento più forte rispetto a un anno fa, anche se rimane complicato capire quanto i risultati siano direttamente da collegare ai dati risultanti dai test in allenamento. Austin era già il tecnico di Pauline Ferrand-Prévot, campionessa del mondo e mia compagna di squadra. Ho avuto modo di conoscerlo lo scorso anno durante le prove di Coppa del mondo a Nove Mesto. Tra l’altro, sarà molto vicino alla squadra con la funzione di performance manager, per cui ho pensato che sarebbe stato interessante affidarmi alle sue cure, perché l’ho trovato una persona estremamente professionale. Ero giunto a un punto in cui sentivo il bisogno di cambiare qualcosa, prima di incappare in una stagione negativa. Ovviamente, non tutto è stato stravolto, le basi create in questi anni le ho mantenute e ho cambiato ciò che mi sembrava saggio cambiare. Se sia stato un bene, oppure no, lo sapremo soltanto con il tempo, adesso è troppo presto per trarre conclusioni. Comunque, per ora mi sto trovando molto bene».

Torniamo alle Olimpiadi. Il Giappone non è dietro l’angolo ed è difficile farci un salto per visionare il tracciato che il 26 luglio assegnerà le medaglie. In rete, comunque, vi sono delle soggettive di chi il tracciato lo ha provato… «A fine 2019 si è svolto un test event, per cui Swiss Cycling si è recata sul posto e ha preso tutte le misure del tracciato. Online si può osservare che è estremamente veloce, tutto artificiale, molto moderno. Credo che Nino si stia già preoccupando di elementi quali Van der Poel, perché si adatta perfettamente agli stradisti. Certo, è tecnico, ma si tratta di un tecnico artificiale, per cui è facilmente praticabile anche in caso di meteo sfavorevole e la scelta dei materiali avrà minore incidenza sul risultato finale rispetto a un tracciato naturale. E quando dico “artificiale”, intendo che se c’è una radice è perché l’albero è stato piantato in quella posizione, se ci sono formazioni rocciose è perché tutti i sassi sono stati trasportati e posizionati secondo uno schema preciso, e se c’è un single track non è perché lì prima ci fosse un sentiero, ma perché è stato costruito da zero. È una concezione moderna del cross-country, iniziata già alle Olimpiadi 2012 a Londra, che cerca soprattutto la spettacolarità. Se devo dire la verità, quello di Tokyo è un percorso che mi piacerebbe da morire. Una ragione in più per andare forte in Coppa del mondo...».

I Giochi non sono l’unico appuntamento di rilievo della stagione. In agosto, dal 25 al 29, si disputeranno i Mondiali in Val di Sole. I due eventi saranno separati da un solo mese, un po’ poco per eventualmente puntare alla doppietta… «I Mondiali quest’anno passeranno in second’ordine, perché nella mountain bike l’evento clou è rappresentato dai Giochi. È però vero che i due appuntamenti sono troppo ravvicinati per avere due picchi di forma e, nel contempo, troppo distanti per vivere di rendita sul picco raggiunto a Tokyo. Tutti coloro i quali avranno la possibilità di prendere il via alle Olimpiadi rischiano di giungere in Val di Sole un po’ scarichi – a maggior ragione chi sarà andato sul podio –, per cui non escluderei di assistere a qualche sorpresa nell’assegnazione della maglia iridata. Il tracciato della Val di Sole lo si conosce, è molto duro e non proprio adatto alle mie caratteristiche. Ma nemmeno quello di un anno fa a Leogang doveva essere alla mia portata, e invece ho chiuso il mio primo Mondiale tra gli élite al settimo posto».

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