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Ultimo aggiornamento: 16.08.2018 04:47
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Tecnologia
08.02.18 - 21:060

Ovociti umani in provetta, la nuova via della fertilità

Ricerca dell’Università di Edimburgo apre nuovi scenari per la riproduzione e potenzialmente potrebbe avere sviluppi in campo sanitario

Era un risultato atteso da tempo e alla fine è arrivato il successo: i primi ovociti umani sono stati coltivati per la prima volta in laboratorio fino a completare l’intero processo di maturazione. Immersi in un cocktail di sostanze delle quali, dopo anni di ricerca, si è trovata la dose ideale, si sono ottenuti ovuli maturi e in grado di reagire alla fecondazione. Pubblicata sulla rivista Molecular Human Reproduction, la ricerca promette di rivoluzionare la fertilità, aprendo a nuove cure, a nuove vie per la maternità e di avere un ruolo importante nella medicina rigenerativa.

Coordinata dalla Scuola di Scienze Biologiche dell’Università di Edimburgo, la ricerca è stata condotta in collaborazione con il Royal Infirmary e l’ospedale pediatrico, entrambi di Edimburgo, e con il Centro per la Riproduzione Umana di New York. "Essere in grado di far sviluppare ovociti umani in laboratorio potrebbe allargare la portata degli attuali trattamenti per la fertilità", ha rilevato la coordinatrice della ricerca, Evelyn Telfer. Ad esempio, gli ovociti coltivati in provetta potrebbero essere d’aiuto alle donne infertili o che soffrono di menopausa precoce. Possono anche diventare una sorta di ’banca della fertilità’ per le donne colpite da un tumore che intendono poter avere dei figli dopo avere affrontato la chemioterapia.

Arrivare a questo risultato è stato tutt’altro che facile: ci sono voluti ben 30 anni di lavoro per riuscire a riprodurre sugli ovociti umani l’esperimento che fino ad oggi aveva avuto successo soltanto sui topi. Quei primi risultati erano stati molto incoraggianti: si erano ottenuti ovociti in grado di generare individui vivi. Promettenti, ma non ancora definitivi, i risultati sugli ovociti umani, coltivati in provetta fino a uno stadio avanzato di sviluppo. Questa volta, invece, gli ovociti umani sono stati coltivati dal primo stadio di sviluppo fino alla piena maturità.

Il punto cruciale per il successo è stato riuscire a mettere a punto il cocktail di sostanze nel quale far sviluppare le cellule primitive prelevate dallo strato più superficiale del tessuto ovarico di donne che avevano affrontato operazioni chirurgiche di routine. Un cocktail che potrebbe senz’altro diventare un brevetto importantissimo.

Il prossimo passo, però, sarà verificare se gli ovociti maturi sono ’in buona salute’ e, soprattutto, se sono in grado di essere fecondati. Per questo motivo, ha detto la responsabile della ricerca, "adesso stiamo ottimizzando l’insieme di sostanze nelle quali gli ovociti vengono coltivati e stiamo cercando di capire se gli ovociti sono del tutto sani". La prossima risposta importante riguarda la capacità degli ovociti in provetta di essere fecondati e prima di fare questo passo, ha concluso Telfer, "aspettiamo l’approvazione delle autorità regolatorie".

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