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© David Lawson / WWF-UK
Un puledro del raro cavallo
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30.12.17 - 08:090

Ci saranno tra un anno?

Vaquita e leopardo dell’Amur, due specie che rischiano di non vedere il Natale 2018 a causa del numero esiguo a cui sono ridotte le loro popolazioni. Della prima, una specie simile a un delfino, sono rimasti solo 30 esemplari nel golfo della California; del secondo, un agilissimo felino che sopravvive ancora nelle foreste temperate tra Cina, Mongolia e Russia, meno di 70. Se non si interviene subito fermando la pesca illegale nei mari del Messico per la vaquita o il bracconaggio per il leopardo, questi animali potrebbero non vedere la fine del 2018. Ma ci sono altre (troppe) specie a rischio tra vertebrati, coralli e piante, specie sul baratro dell’estinzione per i pericoli legati alla capacità distruttiva di alcune attività umane in molti angoli del pianeta.

Il WWF ha vari progetti per fermare questa corsa verso l’estinzione, portati avanti dall’associazione in varie parti del pianeta. È già accaduto nel recente passato per alcune specie proprio per questo diventate simbolo della capacità distruttiva dell’uomo: il lupo della Tasmania, lo stambecco dei Pirenei, la tigre caucasica, il rinoceronte nero dell’Africa occidentale, il leopardo di Zanzibar, sono stati spazzati via dal bracconaggio, dal prelievo intensivo o dalla distruzione del loro habitat. Secondo il WWF, solo dal 1970 al 2012 l’uomo ha determinato il calo del 58% dell’abbondanza delle popolazioni di vertebrati terrestri e marini. Ma, ancor più gravemente, la nostra azione ha amplificato forse anche di 1’000 volte quello che è il normale tasso di estinzione delle specie sulla Terra.

Ecco alcune specie a rischio: il rinoceronte di Sumatra, che condivide con tigre e orango la drammatica riduzione delle foreste abbattute per far spazio alle coltivazioni di palma da olio; il lupo rosso (meno di 150 individui), il bradipo pigmeo (alcune centinaia superstite in un’isola panamense), il pangolino perseguitato per le sue scaglie ritenute ‘miracolose’ nella medicina tradizionale, e il chiurlottello, un uccello ritenuto una vera e propria chimera dagli ornitologi data la sua estrema rarità in tutta Europa. Pappagalli ricercati per la loro bellezza e rarità, come l’ara golablu, che ha la sfortuna di nidificare proprio nei palmeti pressati dalla deforestazione. E ancora, il cavallo di Przewalski di cui vivono appena 200 esemplari in Mongolia, il Kouprey, un grosso bovide dell’Asia sud-orientale sopravvissuto con un drappello di 50 individui alla caccia spietata.

E infine: c’è anche una specie di corallo, la madrepora oculata, scelta come simbolo della distruzione dei fondali del Mediterraneo. Si tratta di una specie di profondità (250-800 metri) e la pesca a strascico e il cambiamento climatico sono i suoi nemici.

Unire sci e sostenibilità

Con l’arrivo dell’inverno arrivano anche le prime discese su sci e snowboard. Purtroppo, lo sci è anche tra gli sport con un forte impatto sul clima e sull’ambiente alpino. Questo non significa che non sia possibile praticarlo in modo sostenibile. Scopri con noi come fare.

La pratica dello sci incide negativamente sul clima, la natura e il paesaggio. Come limitarne l’impatto? Le stazioni sciistiche sono un grosso fardello per l’ecosistema alpino: occupano spazi molto vasti, distruggono il paesaggio e lasciano un’impronta disastrosa sul suolo e sulla flora. Inoltre, per la forte richiesta di strutture alberghiere e parcheggi, l’urbanizzazione avanza senza freni e i piccoli villaggi di montagna si trasformano in vere e proprie città alpine.

Iniziamo dal viaggio: andare in auto o in treno? Senza dubbi è meglio viaggiare in treno. Può essere anche più comodo: si può dormire durante il viaggio, si porta con sé solo l’essenziale e non si deve cercare (e pagare) parcheggio. Se invece il luogo sciistico può essere raggiunto solo in macchina, allora perché non provare con il carpooling. Si possono fare nuove conoscenze durante il viaggio, si usa una sola macchina e si riduce l’inquinamento acustico e atmosferico nell’ambiente alpino, senza contare i benefici per il clima.

E gli altri impatti legati allo sci? È più facile limitarne alcuni rispetto ad altri. Ma vediamo da vicino di cosa stiamo parlando: non lasciare rifiuti sulle piste è facile come fare la raccolta differenziata a casa. La questione dell’innevamento artificiale è invece più complicata. In effetti, sono le stazioni a decidere se usare i cannoni, veri divoratori di acqua ed energia. Quindi? La regola d’oro: favorire le stazioni sciistiche che non utilizzano la neve artificiale e comunque sarebbe meglio andare solo quando c’è neve. L’idea di lanciarsi fuori pista e il richiamo della neve fresca sono una “tentazione” a cui molti sciatori non riescono a sottrarsi. Ma bisogna essere consapevoli che questa pratica, oltre a essere pericolosa, mette a dura prova una fauna già stressata e una flora molto fragile. Perché dunque non scegliere di fare un’escursione guidata e programmata di scialpinismo? Quindi: non uscire dalle piste tracciate, sia per la tua sicurezza che per rispetto della natura. Infine, per quanto riguarda l’attrezzatura e l’abbigliamento, perché non acquistare di seconda mano? Se invece non si può evitare l’acquisto, allora puntate su marche che utilizzano materiali ecosostenibili. Qui trovi tutte le raccomandazioni per le tue attività invernali nel rispetto dalla fauna alpina: https://www.chi-rispetta-protegge.ch/.

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