laR+ IL COMMENTO

Preventivo 2024: frottole, spauracchi e complessi d’inferiorità

Il budget pronto all'approvazione è l’espressione di una classe politica carente di spessore, incapace di assumere fino in fondo le sue responsabilità

In sintesi:
  • Il deficit delle finanze cantonali per l’anno prossimo corrisponde a poco più dello 0,4% del Pil
  • Bisognerebbe fare attenzione ai fantasmi che vengono evocati
  • Lo Stato non è paragonabile a un buon o cattivo padre di famiglia
Il pareggio di bilancio non ha nulla a che fare con la moralità
(Ti-Press)
7 febbraio 2024
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Il deficit delle finanze cantonali per il 2024, stando al Preventivo che il parlamento è predisposto ad approvare in queste ore (a meno di clamorosi e impensabili colpi di scena), corrisponde a poco più dello 0,4% del prodotto interno lordo ticinese. Il debito pubblico del Cantone – grande spauracchio – non rappresenta neanche il 10% del Pil. Queste sono le cifre che, in realtà, dovrebbero contare più di tutte; quelle che permettono di ponderare il grado di sopportabilità del debito (nessuno Stato “paga” il suo debito, ma lo sostiene), nonché la capacità di un’economia di generare avanzi. Avanzi che possono contribuire in tempi di stabilità ad ammortizzare parte dei debiti contratti nei periodi di crisi, debiti assunti dall’ente pubblico per garantire servizi e sostegno alla popolazione, infrastruttura e progettualità al settore privato.

Sarebbe quindi ora di smetterla di raccontare frottole: il Ticino non è una città in fiamme dopo l’uccisione per mano della polizia di un ragazzino delle Banlieue, e non siamo neanche in caduta libera vicini a schiantarci al suolo (semmai quello sembra essere il Grand Old Party nostrano). Il riferimento della capogruppo liberale Alessandra Gianella a ‘La Haine’ di Kassovitz ha il pregio di aver elevato il livello delle citazioni andate in scena durante le due estenuanti e a tratti assurde giornate di dibattito in Gran Consiglio sul Preventivo. Bisognerebbe però fare attenzione ai fantasmi che vengono evocati: è vero, fin qui non va tutto bene. Ma non siamo neanche confrontati con una situazione così tragica.

Altre castronerie: lo Stato non è paragonabile a un buon o cattivo padre di famiglia perché “tassa e spende” oppure se “taglia e sgrava”. Lo Stato non è neanche un’azienda che, come ha detto qualcuno di non molto ferrato, “ci metterebbe cinque minuti” a risparmiare il 4% del suo budget. Ed è assolutamente normale, nonostante qualche perplessità, che lo Stato sia chiamato a spendere e a investire mentre imprese e famiglie si vedono costrette a “tirar la cinghia”. Questa è proprio la sua funzione. Il pareggio di bilancio, d’altronde, non ha nulla a che fare con la moralità: si possono pure mettere a posto i conti, ma i valori che sorreggono una comunità stanno altrove. Una seria e indipendente ‘spending review’ potrà probabilmente aiutare il Consiglio di Stato a individuare, su base scientifica, certe inefficienze. Ma in ogni caso non farà miracoli. Paradossalmente – lo hanno spiegato bene nei giorni scorsi su ‘laRegione’ gli economisti Greppi e Marazzi – il rigore finanziario sulla spesa invocato da più parti, coniugato ai ripetuti alleggerimenti fiscali a favore dei più facoltosi, rischia di allontanare il Cantone dal suo obiettivo di raggiungere l’equilibrio tra entrate e uscite.

Il Preventivo 2024 pronto all’approvazione è l’espressione di una classe politica – di buona parte di essa, a onor del vero – carente di spessore e lungimiranza, confrontata con un perenne complesso di inferiorità (di feudale memoria?) che la porta a compiere scelte fino a un certo punto “ragionevoli” in un’ottica contabile, ma che non possono in alcun modo essere considerate sensate in quanto politiche di Stato. Gli automatismi che finiscono per condizionare le decisioni di governo e parlamento, si chiamino Decreto Morisoli o Freno al disavanzo, sono infatti il frutto di questa mancanza di coraggio e di una forte reticenza ad assumere fino in fondo determinate responsabilità.

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