laR+ IL COMMENTO

Mar Rosso, il preludio di un possibile grosso incendio

Qualcuno ha voluto colpire l’Occidente ai fianchi per portare scompiglio nel commercio est-ovest in un progetto di destabilizzazione generale

In sintesi:
  • Numerose compagnie marittime hanno diretto i loro cargo verso Gibilterra
  • Teheran ha appena dirottato nel golfo dell’Oman una petroliera al centro di un dissidio con gli Stati Uniti
Sotto attacco è finito ora il traffico marittimo internazionale
(Keystone)
18 gennaio 2024
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La posta è stata ulteriormente alzata. Sotto attacco è finito ora il traffico marittimo internazionale. Non bastavano le tragedie in corso in Ucraina e in Medio Oriente. Qualcuno ha voluto colpire l’Occidente ai fianchi per portare scompiglio nel commercio est-ovest in un progetto di destabilizzazione generale. Diversamente non possono essere interpretati gli assalti continui dei ribelli Houthi dello Yemen alle portacontainer e alle imbarcazioni in genere all’ingresso del Mar Rosso.

Già in passato l’Occidente aveva dovuto organizzare una missione anti-pirateria in quella regione. Adesso, in fretta e furia, statunitensi e britannici hanno radunato per il pattugliamento dell’area una forza navale, a cui partecipano una ventina di Paesi. Semplice deterrenza? A giudicare dalla battaglia aeronavale combattuta all’inizio della settimana scorsa, non sta andando proprio così.

Ma quali obiettivi perseguono gli Houthi? Ufficialmente i ribelli yemeniti, sostenuti dall’Iran, intendono limitare il traffico di merci verso Israele come forma di protesta per quanto sta avvenendo a Gaza. In realtà non è proprio così. Di mira sono state prese navi sotto le bandiere più diverse, causando la parziale sospensione del transito navale da e per Suez, quindi l’Europa.

Se si guardano i video pubblicati dagli Houthi, si resta senza parole: in azione sono stati utilizzati elicotteri, squadre speciali, droni. La minaccia militare è seria. Se non ci si crede basta chiedere ai sauditi che, nonostante siano dotati di armamenti occidentali moderni, si sono scontrati con i ribelli yemeniti in continuazione dal 2015 al 2022, subendo persino attacchi missilistici e di droni a infrastrutture civili come l’aeroporto della capitale Riad nel 2020.

Le prime conseguenze di questa nuova crisi sono state che numerose compagnie marittime hanno diretto i loro cargo verso Gibilterra, facendo circumnavigare l’Africa, aggiungendo ulteriori dieci giorni di viaggio. Problemi si sono avuti anche a Londra per assicurare i carichi. Logico che i costi siano lievitati. Dal Mar Rosso – e quindi dal canale di Suez – passa il 30 per cento del traffico mondiale di container. Gli approvvigionamenti di merci in Europa possono dunque iniziare a soffrire seriamente.

L’Iran, che appoggia Hamas a Gaza e gli Hezbollah in Libano, ha negato attraverso la sua diplomazia di avere delle responsabilità per gli assalti navali degli Houthi, che “farebbero da soli”. Ma gli Stati Uniti affermano il contrario, elencando forniture di droni, missili e l’accesso a informazioni di intelligence. Non è un caso che uno dei capi delle Guardie rivoluzionarie iraniane, il generale Reza Naqdi, si sia lasciato scappare la minaccia che (gli occidentali) “si aspettino la chiusura del mar Mediterraneo, di Gibilterra e di altre vie marine”. Non è chiaro, però, come si possa chiudere Gibilterra. Gli iraniani, al massimo, potrebbero semmai bloccare lo stretto di Hormuz, da dove passa il 40% del petrolio mondiale, ma il loro non sarebbe altro che un harakiri.

Giusto per elevare ulteriormente la tensione, Teheran ha appena dirottato nel golfo dell’Oman una petroliera al centro di un dissidio con gli Stati Uniti. A breve la reazione di Washington. Ma attenzione: mettere a rischio la libertà di navigazione è storicamente il preludio di un grosso incendio.

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