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Cantonali '23, quando il miglior attacco è la difesa

Un risultato scontato dopo una campagna in cui i partiti avevano capito che il ‘catenaccio’ politico era la strategia più opportuna da adottare

In sintesi:
  • E pensare che, all’interno dell’area rossoverde, c’era chi aveva osato parlare di raddoppio
  • I risultati del Gran Consiglio potrebbero confermare l’eccellente elezione fatta da Amalia Mirante
  • La foto di giornata è quindi quella di un Consiglio di Stato quasi-fotocopia
A ognuno il suo
(Ti-Press)
3 aprile 2023
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E pensare che nei mesi precedenti c’era chi, all’interno dell’area rossoverde, aveva osato parlare di raddoppio. Risultati alla mano, invece, l’alleanza tra socialisti e Verdi per l’elezione al Consiglio di Stato si è rivelata un flop: rossi e verdi insieme non solo non hanno raggiunto gli indici di consenso ottenuti alle elezioni di quattro anni fa, quando corsero separati; addirittura sono andati indietro di oltre 4 punti percentuali. Sarà questo il “prezzo da pagare” per aver scelto una compagine di mero accompagnamento all’unica candidatura competitiva, ovvero quella della neoeletta Marina Carobbio? Pare di sì. E in ogni caso una risposta definitiva arriverà in giornata, con i risultati del Gran Consiglio che potrebbero confermare l’eccellente votazione registrata da Amalia Mirante e il suo ‘Avanti’ per il governo, risultato che le consentirà – è quasi scontato – di entrare in parlamento anche grazie ai voti “sfuggiti” ai socialisti. Un Ps che, nella migliore delle ipotesi, perderebbe un seggio (se non di più) e con esso un posto – prezioso – nelle commissioni.

Resta il fatto che per l’elezione del nuovo Consiglio di Stato non c’è stata partita. Il governo emerso dalle urne – eletto dalla percentuale di votanti più bassa di sempre – vede tutti gli uscenti riconfermati con ampio agio, compreso Claudio Zali. Il direttore del Dipartimento del territorio ha saputo resistere all’arrembaggio di Piero Marchesi, anche grazie al sostegno dell’area rossoverde (e non solo). Voti progressisti arrivati in soccorso del leghista dall’anima “verde”, nonostante gli appelli fatti dalla dirigenza socialista (che si era anche presa il tempo di smentire qualsiasi tipo di accordo con la Lega) per evitare una fuga di consensi dalla propria lista.

Neanche troppo pagante sembra essere stata la strategia messa in atto da Lega e Udc, gli unici che hanno saputo offrire un pizzico di brio durante la campagna elettorale. La vera contesa a destra, ora della fine, c’è stata soltanto per il terzo posto in lista. Una sfida in cui il presidente democentrista ha avuto la meglio su Boris Bignasca. Con quali conseguenze? Staremo a vedere. Anche se la somma di Marchesi davanti a Bignasca e la quasi certa crescita in parlamento dell’Udc (a spese della Lega), guardando in prospettiva, lasciano aperte due ipotesi agli antipodi: il “fratricidio”, oppure una convergenza quasi assoluta in cui nomi e poltrone verranno distribuiti a seconda delle intenzioni e delle convenienze reciproche.

Qualche domanda potrebbe porsela anche il Centro: visto lo spessore dei nomi scelti per affiancare l’uscente Raffaele De Rosa, ci si poteva attendere qualcosa in più. Ma è pur vero che la stabilità, dopo anni di emorragia, potrebbe essere considerata un risultato dignitoso.

In casa Plr, che arretra di qualcosa, Christian Vitta (il candidato più votato in assoluto) conserva seggio e, a meno di clamorosi colpi di scena, Dipartimento. Un Dfe che dovrà ora affrontare la “patata bollente” della manovra di rientro. Un esercizio di circa 150 milioni di tagli sul preventivo 2024 che si preannuncia doloroso.

La foto di giornata è quindi quella di un Consiglio di Stato quasi-fotocopia, risultato piuttosto scontato dopo una campagna in cui ogni partito di governo sembrava avere in chiaro che, senza grandi possibilità di sorpasso, il “catenaccio” politico era la strategia più opportuna da adottare: quella in cui il miglior attacco è la difesa.

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