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25.01.22 - 05:30

I Casinò, vacche sacre da (ma prima ancora per) mungere

Mentre a Locarno volano gli stracci in vista del rinnovo delle concessioni federali, passa in secondo piano il tema di chi l’azzardo lo paga a caro prezzo

Alcuni anni fa il Casinò di Locarno aveva comunicato che un “fortunatissimo vincitore” aveva sbancato il Jackpot e si era portato a casa una cifra considerevole, superiore ai 250mila franchi. L’uomo, ammiccava la casa da gioco, era disposto a farsi intervistare. Se raccogliemmo l’invito e ci recammo in Largo Zorzi fu probabilmente perché in cronaca era giorno di magra.

L’atmosfera era spumeggiante. In una sala slot-machine pavesata a festa gli addetti marketing sfoderavano sorrisi soddisfatti, al limite della fierezza, come a dire “un nostro ragazzo ce l’ha fatta”. Il “ragazzo”, che era un uomo di mezza età, appariva come un campione stanco. C’era tutto, sul suo viso, tranne l’euforia che ci aspettavamo di trovare per una vincita tanto cospicua e inaspettata. Gli chiedemmo se fosse un cliente abituale, cosa aveva provato quando era partita la sirena che annunciava la vincita, cosa ne avrebbe fatto di tutti quei soldi. Rispose alle nostre domande non con fastidio – era una persona bene educata e in fondo eravamo lì per lui – ma con quello che a distanza di tempo ricordiamo come una sorta di malcelato imbarazzo.

Oggi in quegli stessi spazi della casa da gioco locarnese volano gli stracci. Dopo anni di tribolazioni riguardanti il rispetto del contratto fra le parti, Kursaal Locarno e la zurighese Ace Casinò Holding sono sul punto di rottura, o molto probabilmente già oltre. Mentre diceva di voler sedersi al tavolo delle trattative portando la Città di Locarno in qualità di nuovo azionista di maggioranza e interlocutore unico per la controparte, la società immobiliare verbanese in gran segreto si affacciava sul mercato, trovando un accordo con un’altra Holding dell’azzardo: la Stadtcasino di Baden.

Al rinnovo delle concessioni, qualora gli argoviesi ne ottenessero una anche per Locarno, cambierà dunque lo scenario. In meglio, dicono dalla Kursaal: Baden si sarebbe dimostrata seria, affidabile e sinceramente interessata a sostenere il tessuto locarnese tramite le canoniche elargizioni alle Fondazioni Cultura e Turismo. Insomma, tutto il contrario rispetto agli zurighesi, che dopo aver onorato questi stessi impegni per anni hanno infine accusato un netto calo della cifra d’affari e reagito mostrando una faccia diversa, prima erodendo fino ad azzerare i contributi ai progetti locali sostenuti dalle Fondazioni (a contratto, 400mila franchi all’anno ognuna) e poi autoconcedendosi sconti sul sontuoso affitto annuo – 1 milione di franchi – che in pratica regge interamente la Kursaal. Una cifra chiaramente fuori mercato, nell’immobiliare, ma che con ogni evidenza il contesto del gioco d’azzardo è (o quantomeno era) in grado di sostenere.

La domanda che tutti – il grande circo delle concessioni federali, la cosiddetta “economia locale” e probabilmente la stessa Kursaal, costituita dai Comuni – troppo raramente si pongono, è: “Sulle spalle di chi?”. La risposta ce l’aveva data il “fortunatissimo vincitore” vantato dal Casinò quasi fosse un trofeo conquistato dalla stessa casa da gioco nella sua battaglia contro le probabilità, il cui esito è tanto scontato da generare un’incoerente reazione di giubilo nel momento in cui viene persa. “Beh – ci aveva confidato l’uomo a intervista terminata –, con questi 250mila franchi esco praticamente in pari”. E mentre lo diceva, il Jackpot aveva già ricominciato a salire.

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