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ll 57enne Horta-Osorio è pure stato insignito del titolo di Baronetto pochi mesi fa dalla Regina Elisabetta
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17.01.22 - 19:46
Aggiornamento : 20:02

Il gennaio maledetto dei maschi alfa

Il 2022 è iniziato male per la sottospecie più proterva, quella incline a violare le regole, per poi pensare di cavarsela con quattro scuse in croce

di Franco Zantonelli
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Le dimissioni comunicate nottetempo da Credit Suisse del proprio presidente, Antonio Horta-Osorio, unitamente ad altri episodi con protagonisti diversi, verificatisi in questo primo scorcio di 2022, sembrerebbero dimostrare che l’anno è iniziato male per i cosiddetti maschi alfa. Soprattutto per la sottospecie più proterva, quella incline a mentire, a violare le regole, per poi pensare di potersela cavare con quattro scuse in croce.

ll 57enne Horta-Osorio, che pure è stato insignito del titolo di Baronetto pochi mesi fa dalla Regina Elisabetta, rappresenta bene il genere. In ben due occasioni ha violato le regole della quarantena, una in Svizzera l’altra nel Regno Unito, facendosi beffe delle disposizioni valide per gli altri cittadini. Un Djokovic in grisaglia, per citare un esemplare di maschio alfa pure lui finito al tappeto nel nuovo anno, di cui il banchiere di Credit Suisse, appassionato di tennis e giocatore di un certo talento, è un grande estimatore. Tanto da montare sul jet della banca lo scorso 11 luglio e volare a Londra per assistere alla finale del torneo di Wimbledon tra il serbo e Berrettini. E la quarantena obbligatoria per coloro che in quei giorni si recavano in territorio britannico? Non è affare di un maschio alfa, a quanto pare.

Alla stessa categoria appartiene, d’altronde, anche lo stesso premier del Regno Unito, Boris Johnson. Il quale impone delle restrizioni anti-Covid ai suoi concittadini e poi è il primo a eluderle, organizzando dei festini ad alto tasso alcolico, nel giardino del numero 10 di Downing Street. Pronto, una volta uscita la notizia, a chiedere perdono al Parlamento e alla Regina. Tale e quale Horta-Osorio. Anche Johnson, come il banchiere, è iscritto alla lobby all’insegna del “menefrego se non si può fare”.

Poi, ogni tanto, pure i maschi alfa, come dimostra la vicenda di Djokovic, si ritrovano in guai seri, a causa del loro senso di onnipotenza. Ne sa qualcosa il terzogenito della Regina Elisabetta, Andrea Duca di York, anche lui non più un intoccabile, anzi praticamente un reietto, dopo che qualche giorno fa, sempre dunque in questo gennaio maledetto per i maschi alfa, un giudice di New York ha deciso di processarlo per violenza sessuale.

Tornando al mondo dello sport, dove le figure dei leader con più medaglie che principi non sono mai mancate, giganteggia quella di Lance Armstrong, dal ’99 al 2005 padrone indiscusso del Tour de France, nonostante fossero pesanti i sospetti sul suo ricorso al doping. Un super maschio alfa che governava la corsa a tappe francese con pugno di ferro ed era pronto a usare anche le maniere forti in caso di contestazioni da parte di altri corridori. Ecco, come è successo ad Armstrong, Djokovic rischia di perdere tutto, di passare da campione riverito a reprobo. Per impiegare un termine abusato finirà di dover attaccare la racchetta al classico chiodo. E, se nel farlo, si pesterà un dito con il martello non fiaterà. Da vero maschio alfa.

Più dolce, invece, sarà sicuramente il futuro di Antonio Horta-Osorio. Tempo pochi mesi, quando lo scandalo delle quarantene saltate sarà dimenticato, tornerà a guadagnare milioni da un’altra parte. E sta a vedere che qualche chiromante ha già intravisto, nel 2023, un anno d’oro per i maschi alfa.

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