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16.12.20 - 06:00
Aggiornamento: 16:20

Finanze pubbliche, non è ancora tempo di tagli

Il disavanzo 2021 del Cantone sarà pari a 231 milioni di franchi. Ma la crisi economica scatenata dal coronavirus è soltanto all’inizio

di Generoso Chiaradonna
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(foto Ti-Press)

Tagliare la spesa pubblica o alzare la pressione fiscale in questo particolare periodo storico sarebbero tra gli errori peggiori che si possano fare. E questo a tutti i livelli istituzionali. Al calo della domanda aggregata, dovuta a un evento eccezionale come la pandemia di coronavirus, si dovrebbe rispondere con misure altrettanto eccezionali. La Confederazione, lo abbiamo ribadito e riconosciuto più volte in questi mesi, ha fatto la sua parte aumentando in modo rapido e sostanzioso il perimetro della spesa sociale. Altre misure sono state promesse, pensiamo ai cosiddetti casi di rigore (cultura, indipendenti, eccetera) e siamo sicuri che ciò avverrà. Un ruolo che sembra venuto meno da parte del Cantone Ticino stando, almeno, a quanto emerso durante i due giorni di dibattito parlamentare sui conti preventivi dello Stato. Più di un gruppo politico, anche tra quelli che compongono la maggioranza che ha sostenuto il rapporto così com’è uscito dalla Commissione della gestione, ha cercato di mettere le mani avanti avanzando l’idea che molto presto bisognerà apportare correttivi contabili per evitare che deficit e debito pubblico deraglino. È vero, avere maggiori margini finanziari sarebbe il modo migliore per mettere in atto politiche orientate alla crescita e quindi al rilancio dopo la bufera della pandemia. Come è stato più volte sottolineato durante la discussione parlamentare, il deficit di quest’anno non è colpa di cattiva amministrazione, ma di previsioni condizionate dai chiari di luna negativi che attendono l’economia ticinese, e non solo. Ancora ieri la Segreteria di Stato dell’economia, pur correggendo leggermente al rialzo il crollo del Pil per il 2020 (dal -3,8% al -3,3%), ha ricordato che si tratterà comunque del calo più forte dell’attività economica dal 1975. Una recessione storica, quindi. La crescita economica, a livello nazionale, dovrebbe rifare capolino nel 2021 con un aumento del 3% del Pil rispetto al +3,8% immaginato solo a ottobre scorso. E questo a patto che nei prossimi mesi la virulenza della pandemia non si riaccenda, causando un altro confinamento e quindi un altro crollo della produzione e dei consumi.

Il deficit cumulato previsto per i prossimi quattro anni sfiorerà il miliardo di franchi. Quello per il 2021 sarà di circa 231 milioni di franchi. Una prospettiva che in un periodo normale farebbe gridare allo scandalo e richiederebbe giustamente interventi incisivi per cercare di correggerli. Ma non siamo in una situazione ordinaria. La crisi economica attuale, senza correttivi pubblici, rischia di diventare presto crisi sociale acuta, approfondendo ancora di più il divario tra chi ha e chi non ha. E non è certamente salassando i dipendenti pubblici, come proposto da Lega e Udc, che si correggono gli squilibri sociali. Ma con uno Stato forte in grado di soccorrere i cittadini e le imprese più in difficoltà, nessuno escluso.

In questi mesi di pandemia il governo ha cercato di gestire al meglio una situazione eccezionale che non aveva certamente - solo dodici mesi fa - immaginato di dover affrontare. Per questo sarebbe più saggio attendere che la tempesta sanitaria si plachi del tutto, prima di mettere mano a ulteriori tagli della spesa pubblica.

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