laRegione
laR
 
04.08.20 - 06:10

Locarno2020 e il futuro di una certa idea di cinema

Si apre domani un’edizione insolita, di emergenza, del festival del film. Aspettando tempi migliori: per Locarno e per il cinema

di Ivo Silvestro
locarno2020-e-il-futuro-di-una-certa-idea-di-cinema
Archivio Ti-Press

Sarebbe dovuta essere l’edizione numero 73. Ma quella che si aprirà domani sera al GranRex sarà un’edizione insolita, del festival del film, e insolito è anche il nome scelto: non Locarno73, ma Locarno2020, anzi “Locarno2020 for the future of films”, nella speranza che questo festival oltre che insolito sia anche eccezionale. Che si possa ritornare alla normalità.

Le cause sono note: la pandemia di nuovo coronavirus, le limitazioni decise dalle autorità che, per tutelare la salute pubblica, non solo hanno reso impossibile quel grande evento che è il festival come lo abbiamo conosciuto finora, ma hanno anche fermato l’apparentemente inarrestabile industria cinematografica mondiale, dalle grandi produzioni al cinema indipendente. Il risultato, per il festival, è riassumibile in quell’assenza che si vede camminando dalla stazione di Locarno al Palacinema: quei dieci minuti a piedi che si percorrono ogni anno per le tradizionali interviste prefestivaliere – come quella alla direttrice artistica Lili Hinstin –, tra stand, tappeti rossi, transenne, sedie gialle e nere, locandine, il maxischermo in Piazza Grande.

Locarno2020 non ha le proiezioni in piazza, non ha film in Concorso, non ha la Retrospettiva – che quest’anno avrebbe dovuto essere dedicata per la prima volta a una regista, la giapponese Kinuyo Tanaka –, non ha la Rotonda, non ha tutte quelle cose che componevano la “Locarno Experience”, come negli ultimi anni è stata chiamata. La chiave per comprendere Locarno2020 è probabilmente questa: non è che in mancanza di eventi in presenza si è semplicemente ragionato su come organizzare proiezioni e incontri online; piuttosto, mancando “l’esperienza Locarno”, si è andati all’essenza, si è cercato di capire qual è l’anima del festival e come incarnarla in un corpo adatto ai tempi eccezionali di questo 2020 pandemico.

Qual è il senso di un festival del film come Locarno? Ognuno – dal fedele festivaliere al semplice curioso fino a direttori e presidente – avrà la sua risposta. La mia è: permettere al pubblico di scoprire il cinema d’autore o, guardandola dall’altro punto di vista, aiutare il cinema d’autore a trovare il suo pubblico. Se guardiamo alle molte e interessanti iniziative di questa insolita, parte in presenza parte in digitale, edizione del festival di Locarno, vediamo che questa essenza è mantenuta. Anzi, forse è addirittura aumentata, se pensiamo che – senza film in concorso e in piazza e grazie a una maggiore presenza online – probabilmente ci sarà un pubblico più eterogeneo a seguire sezioni “non mainstream” come Pardi di domani e Open Doors.

Rimane il fatto che Locarno2020 è un festival di emergenza: non tanto per il poco tempo in cui è stato organizzato – la decisione del Consiglio federale di mantenere il limite di mille persone per gli eventi è di fine aprile –, ma perché nel mondo chiuso e ristretto che le misure sanitarie stanno disegnando non c’è spazio per i festival cinematografici. Un’edizione insolita la si può sopportare, forse anche due; di più, sarebbe la fine di un sistema. Il timore non è solo per il futuro del festival di Locarno, ma anche per una certa idea di cinema che faticava già prima della pandemia e che merita di essere preservata.

Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Opinioni
IL COMMENTO
7 ore
Lugano sorride alla cultura alternativa. L’ora della svolta?
Diversi segnali positivi, a partire dalla Straordinaria ma non solo, fanno ben sperare nel 2023. La strada è in salita, ci vogliono pazienza e volontà
il commento
1 gior
Carri armati a mezzanotte
La Germania sblocca la fornitura di Leopard, che aiuterà l’Ucraina, ma indispettisce il Cremlino
IL COMMENTO
1 gior
Le parole della politica (sono importanti)
La sfiducia del Consiglio comunale di Mendrisio nei confronti dei vertici del dicastero Aziende ha portato all’esonero del municipale responsabile
IL COMMENTO
2 gior
La mondina, il carbonaio e la pomata miracolosa
L’ultimo rapporto Ustat conferma il divario del 20% tra salari ticinesi e d’Oltralpe
il commento
3 gior
Jacinda & Jacinta contro il leader testosteronico
Le dimissioni gentili di Jacinda Ardern, un anno dopo l’addio precoce al tennis di Ashleigh Jacinta Barty, sono la risposta al mito dell’infaticabilità
IL COMMENTO
3 gior
Psicoterapia e LaMal, il cerchiobottismo e l’occasione mancata
Le nuove norme sull’assunzione dei costi della psicoterapia sono un passo avanti, ma troppi paletti ne smorzano la portata a detrimento dei pazienti
IL COMMENTO
4 gior
Neutralità tra coerenza e opportunismo
Tra neutralità e indifferenza, così come tra equidistanza e codardia, tra coerenza e camaleontismo il confine è labile
IL COMMENTO
6 gior
Interpellanze in zucche: l’immorale ‘magia’ di Unitas
La richiesta di risposte chiare in merito all’audit sull’associazione ciechi e ipovedenti della Svizzera italiana potrebbe trasformarsi in interrogazione
Il commento
1 sett
Razzismo e negazionismo: ho sognato che era tutto vero
Qualche considerazione – onirica e no – partendo dal documentario ‘Je suis noires’, della regista svizzera Rachel M’Bon
IL COMMENTO
1 sett
Sentenze, audit (Unitas)... opacità di Stato
Nonostante sia ancorata a una legge cantonale, la trasparenza resta in diversi casi l’eccezione
© Regiopress, All rights reserved