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Tre morti in Piazza Grande a Giubiasco (Ti-Press)
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17.05.20 - 20:030
Aggiornamento : 18.05.20 - 00:08

Dramma passionale, la perversa legge del taglione

Ci resta da fare tanto lavoro per capire meglio questi fenomeni estremi e disinnescarli a monte!

Con le quarantene forzate e un periodo mai visto di divieti, regole, angosce, incertezze, c'è anche chi non ce la fa. E può anche darsi che, se i nervi schizzano e la tensione sale alle stelle, succeda purtroppo il peggio. È accaduto nel cuore solitamente tranquillo di Giubiasco, quartiere diventato scena del crimine di un fatto di sangue con ben tre morti. Un caso grave di cronaca nera che, per dinamica e movente dietro l'atto compiuto, rientra malauguratamente nel gruppo dei delitti passionali: una persona, che ci sapeva fare molto bene con le armi (ex poliziotto della Cantonale), spinta dalla gelosia, ha freddato l'ex moglie e la persona che le stava accanto. Il tutto, amara ironia della sorte, all'interno di un ritrovo pubblico chiamato 'Osteria degli amici'. 

Un dramma che lascia noi tutti allibiti, che ancora una volta ripropone l'effetto perverso di concezioni primitive delle relazioni di coppia: concezioni che portano l'uomo a considerare l'ex moglie proprietà privata. Se la compagna quindi riparte per conto suo e si rifà una vita sentimentale, merita di pagarla persino con la morte violenta. Una perversa legge del taglione. Cosa mai frulli nella testa di chi preme il grilletto di un'arma da fuoco che ben conosce distruggendo una vita, anzi, in questo caso ben due vite, per poi rivolgere l'arma contro se stesso e farla finita, mi ha sempre interpellato: follia nella follia, raptus che annienta la ragione, o anche altro? 

Come detto, anche valori sbagliati che, come grappoli di bombe ad orologeria, in situazione particolari esplodono seminando morte. Casi del genere ce ne sono sempre stati, ma è vero che la recente cronaca cantonale ne ha registrati molti. Tanto lavoro ci resta quindi da fare per capire meglio questi fenomeni estremi e disinnescarli a monte, affinché una sofferenza personale mal gestita non si tramuti in reazione violenta e vinca, invece, sempre il principio ‘vivi e lascia vivere’.   

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