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04.02.20 - 06:300

Mamma, papà: voglio fare l’influencer

Viviamo in un’era di mezzo, mutante di giorno in giorno, sotto la spinta degli stravolgimenti e delle nuove opportunità offerte dalla rete

Hanno ragione i comunisti a stupirsi che la ‘Città dei mestieri’ abbia organizzato la prima serata-evento sotto il titolo ‘professione influencer’, invitando alcuni volti noti a parlare delle loro esperienze? A dire dei critici non sarebbe il caso di illudere i giovani che si possa farne un lavoro. E, quindi, se a promuovere l’illusione è un ufficio dello Stato in una sede nuova di zecca, i comunisti non ci stanno.

Che dire? Intanto che c’è chi l’influencer lo fa e con successo. Successo e molta fatica, perché la rete non perdona e richiede di farsi venire costantemente nuove idee, altrimenti, bye bye, si scompare. E c’è anche chi lo fa perché ha scoperto che è bravo a farlo, ma intanto mica molla tutto. No, studia e si sta formando su altri fronti. E ai follower dice quindi: ‘Io ho successo, vero. Ma so che il vento può anche cambiare; quindi, mantenete i piedi per terra e continuate a formarvi anche voi’. Se poi vi andrà bene, seguite pure anche la via dell’influencer, ma tenete aperte altre possibilità formative e professionali magari più classiche e già collaudate, perché sul web l’aria si può fare di colpo pungente e cruda.

Ecco è questo forse il ragionamento più interessante attorno all’operazione, lo ammettiamo, un po’ promozionale, per la neonata ‘Città dei mestieri’ e il nuovo mestiere dell’influencer. Quasi volesse dire con questa sua scelta iniziale di appuntamento pubblico (si è tenuto venerdì scorso) che, purtroppo o per fortuna, il mondo del lavoro sta cambiando abbastanza in fretta, e in certi settori anche in modo radicale, ma che loro sono al fronte e scrutano il futuro-presente anche per noi.

Tantissime nuove professioni (o se preferite anche solo chiamarle opportunità di guadagnare un po’) si stanno infatti materializzando come non mai, mentre altre più tradizionali sono magari già scomparse o in procinto di farlo. Chi meglio dell’influencer medesimo – dotato di un certo talento e fiuto – ci può mostrare nei fatti (e nei clic) che (ad esempio) la sua è diventata davvero una nuova opportunità/professione?

Certo, la si deve dire tutta: che in questo caso si è imprenditori di sé stessi, quindi, se si hanno contatti in rete e clienti, si lavora, se no… Se no si può anche fare la fame e chiudere in fretta la baracca. Ma si tratta, come per ogni libero professionista, di sapersi assumere il rischio imprenditoriale e si tratta anche di sapere fino a che punto si è disposti a fare compromessi coi vari marchi, con la privacy, con l’etica. O, se non si è disposti, non li si fa e si cercano eventuali vie alternative.

L’altro giorno, occupandoci delle esternazioni dei contrari, abbiamo riportato le dichiarazioni di un giovane influencer che, pur cosciente del successo personale, ha spiegato di voler continuare a studiare dopo il liceo e di aver scelto giurisprudenza: ‘Perché avere un’altra formazione – parole sue – è molto utile per un influencer’. Se lo dice uno che è già arrivato lontano surfando sull’onda digitale vale la pena ascoltarlo. La nostra è un’era di mezzo, mutante di giorno in giorno sotto la spinta degli stravolgimenti e delle nuove opportunità offerte dalla rete: un’era che sta solo cominciando.

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