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09.11.19 - 06:200

Gara mozzafiato per gli Stati!

Nessuno di loro corre per la bandiera e lo sanno!

Elezioni dall’esito incertissimo. La corsa per gli Stati non è mai stata così aperta. C’è chi (Giovanni Merlini) deve recuperare il terreno perso in casa propria, in particolare nei centri. Ha quindi deciso di puntare sull’orgoglio liberale radicale. Anche se è giusto dapprima ‘mettere in riga’ i suoi, ciò ovviamente non basta. Ha perciò sollecitato i pipidini a mantenere i patti (i Plr vi hanno fatto vincere al Nazionale, ora tocca a voi!), senza disdegnare una strizzatina d’occhio a sinistra.

Dal canto suo, l’area rosso-verde stavolta è convinta di riuscire a portare Marina Carobbio dritta alla Camera alta. Va quindi chiedendo di votare solo la presidente del Nazionale e guai a disperdere voti su Merlini per sbarrare la strada all’Udc Marco Chiesa. Si finirebbe per favorire – questa la tesi rosso-verde – l’ex presidente del Plr proprio a scapito di Carobbio.

Marco Chiesa, invece, spera che la Lega lo appoggi veramente (lo farà? Mah…) e che gli arrivi anche qualche voto da chi non sopporta nell’area di centro-centro destra né Merlini, né Lombardi. Quanto al candidato azzurro, e chi lo ferma più? È già praticamente rieletto.

Così, fra chi ha un discreto margine di recupero (Merlini), chi ha fatto tutto sommato il pieno ma è la sola vessillifera nell’area progressista (Carobbio), e chi si chiede se l’alleanza sovranista terrà ancora (Chiesa), assistiamo di fatto ad una partita mozzafiato per la conquista del secondo seggio agli Stati.

Quando la volata è così tirata tutto conta: una dichiarazione imprecisa sull’azione di un concorrente viene subito notata e fatta oggetto di una lettera aperta ai mass media (è successo fra Merlini e Chiesa); una dichiarazione rilasciata alla radio su quello che avrebbe detto il concorrente viene subito opportunamente corretta con un bel ‘eh no, lei mi fa dire cose che non ho detto’ (fra Merlini e Carobbio alla Rsi). Anche se, tutto sommato, va riconosciuto che il dibattito fra i contendenti è sempre rimasto di livello alto e di un certo interesse. Berna è comunque lontana e i dossier particolarmente complessi.

All’elettore resta ora la scelta fra un’area progressista, nel caso rappresentata da una donna (aspetto questo che ha il suo peso nell’attuale atmosfera a tinte rosa e verdi), e un’area più centrista che ha al suo interno componenti diversificate. Usando tre immagini potremmo dire, guardando ai candidati uomini: libertà e giustizia sociale (Merlini); centro e ispirazione cattolica (Lombardi); sovranismo (Chiesa). Ce n’è per tutti i gusti, considerando che, alla resa finale dei conti di domenica 17 novembre, si presentano ancora tutti i blocchi: sinistra, destra e centro.

E allora cosa potrebbe contare davvero sul filo di lana? Intanto vale quello che conta sempre. Io voto chi mi rappresenta, difende i miei interessi, si dà da fare. Lombardi-Hcap, per la sua grande popolarità, per molti ha indubbiamente questo profilo. Poi, conta la capacità di saper far breccia nell’elettorato d’opinione. Il saper dire quel qualcosa di particolare che attira l’attenzione dell’elettore distratto, quello che magari non va a votare, ma che questa volta decide di andarci perché è stato colpito da un certo messaggio. Da questo punto di vista il giovane Chiesa è un Udc piuttosto anomalo. Cagnolino della Martullo, sì, ma in ogni caso non aggressivo e in gara con un risultato inatteso al primo turno. Merlini, capitano di lungo corso politico, incarna, però, il candidato collaudato: un mix fra equilibrio e grande competenza tecnico-politica e culturale. Competenza politica che è anche una delle espresse (e maturate) qualità di Marina Carobbio, sommata al fattore donna, alla sua tenacia, a una spiccata sensibilità sociale e al duro lavoro svolto quale prima cittadina. Insomma, nessuno di loro corre per la bandiera e lo sanno.

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