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31.01.18 - 06:300
Aggiornamento 01.02.18 - 00:10

Tassa circolazione, tanto c’è un giudice…

Ancora una volta i giudici rimettono al centro del villaggio il campanile incautamente spostato dai politici

Ancora una volta i giudici rimettono al centro del villaggio il campanile incautamente spostato dai politici. Accogliendo parzialmente i ricorsi di tre automobilisti che si sono visti raddoppiare in un anno l’imposta di circolazione, il Tribunale d’appello parla di incompatibilità con il principio di legalità in materia fiscale e con quello della buona fede. In altre parole, il sistema degli ecoincentivi è stato gestito in maniera disinvolta da governo (in primis) e parlamento ticinesi. Scrivono fra l’altro i magistrati: “Il fatto stesso che l’Esecutivo non si sia preoccupato di ripristinare la neutralità finanziaria quando il saldo dei bonus e dei malus era positivo, mentre lo ha fatto quando il saldo è divenuto negativo, solleva qualche interrogativo, proprio pensando al principio di legalità. Quest’ultimo non ammette infatti che l’ammontare di un tributo possa essere aumentato, senza un intervento del legislatore, per aumentare il gettito d’imposta”. Riguardo alla violazione del principio di legalità i giudici richiamano la giurisprudenza e quindi anche la sentenza del 2011 del Tribunale cantonale amministrativo sui moltiplicatori d’imposta comunali (ricorso del losonese Ghiringhelli). Eppure certe verifiche dovrebbero farle preliminarmente l’Amministrazione, il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio con i rispettivi giuristi. Sempre più spesso invece sono i tribunali a correggere le decisioni della politica. Ma solo su ricorso.

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