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31.01.18 - 06:200
Aggiornamento 07:01

Mendrisio: sogno di un voto di mezza legislatura

Il Plr va al ballottaggio, a sorpresa, con Samuele Cavadini. Che se la vedrà con il Ppd Marco Romano. Certi 'duelli', a volte, ritornano

Poco meno di due anni orsono a metterli faccia a faccia (ma al tavolino di un bar del ‘cuore’ del Borgo) ci avevamo provato noi: Samuele Cavadini da un lato, Marco Romano dall’altro. Altra posta in gioco, altro confronto (vinto da entrambi): entrare in Municipio. Forse, senza volerlo, ci avevamo visto giusto. Ci si era persino scherzato su. Anzi, Romano stesso aveva evocato la possibilità di un testa a testa con il contendente Plr: «Sarebbe una bellissima sfida», ci aveva detto. È stato accontentato, e prima del previsto. Croci, a sorpresa, ha deciso di lasciare, a metà legislatura. E il Plr, a sorpresa, tra due potenziali candidati al ballottaggio ha puntato sul municipale più ‘fresco’ (come ingresso a Palazzo comunale), Cavadini appunto. Anche l’epilogo sarà altrettanto sorprendente (sempre che non spunti un terzo aspirante)?

Qui è difficile mettersi a fare i ‘profeti’. Meglio stare ai numeri e ai corsi e ricorsi della politica mendrisiense. Sì, perché, sarà destino, ma nel febbraio di 24 anni orsono i cittadini di quello che era ancora il Magnifico Borgo si erano ritrovati nelle stesse circostanze: un sindaco Ppd, Pierluigi Rossi, che passava il testimone (a Carlo Croci) e un partito, il Plr, deciso a riprendersi il sindacato, perso dopo l’uscita di scena di Giulio Guglielmetti nel 1973. Allora a lanciare il guanto di sfida a Croci e ai popolaridemocratici era stato Renzo Bordogna, che mancò il traguardo solo per una ventina di voti. Il confronto, ricorda lo stesso Croci oggi che il segno del comando intende passarlo a Romano, fu «tiratissimo». Certo, in quasi un quarto di secolo i tempi sono cambiati, il Borgo è diventato città e i problemi non mancano. Non solo, riescono persino a dividere la popolazione: due referendum vinti e altrettante proposte municipali perse in poco tempo – piazza del Ponte e la trasformazione in Sa delle Aziende – la dicono lunga.

Il Plr, però, non poteva lasciarsi sfuggire un’occasione che aspettava da parecchio e che, candidando nel 2016 il vicesindaco Samuel Maffi e lo stesso Cavadini, aveva messo in conto, confidando proprio in un cambio di timoniere a metà quadriennio. Sia chiaro, prima di lanciarsi nell’avventura del voto per il sindacato, la sezione liberaleradicale ci ha pensato bene. Tanto da soppesare con attenzione i consensi presi (nell’aprile 2016) e quelli che potrebbe incassare oggi. I vertici non lo nascondono, al di là delle dinamiche interne al partito, si è operata una scelta strategica, confortati dal fatto che la differenza di schede con il Ppd (238), due anni orsono, non era stata poi così incolmabile, a fronte di una capacità di penetrazione nell’elettorato alla pari di Cavadini e Maffi. Sia chiaro, sfilare la sedia di sindaco al Ppd, pronto a fare quadrato attorno al suo uomo, rimane un’impresa; soprattutto davanti al pieno di voti raccolto da Romano nel 2016 (secondo solo a Croci) e anche alle simpatie ricevute pure dal Plr. Per centrare l’obiettivo, insomma, il Plr non solo non dovrà patire gli spifferi delle correnti interne al partito – in questi casi le due anime finiscono col venir fuori –, ma dovrà convincere le altre forze politiche a sostenere il suo candidato e a seguirlo nell’invocato «rinnovamento». E qui bisognerà tirar fuori gli argomenti capaci di convincere gli altri gruppi, in particolare sulla visione futura della città. Anche perché di nodi da sciogliere, a cominciare dalla gestione del territorio, ce ne sono ancora e diversi. E se a destra non è ancora chiaro come si posizionerà (e chi appoggerà) la Lega, a Sinistra si è orientati a lasciare libertà di voto. L’incertezza su chi potrebbe fungere da ago della bilancia, quindi, resta. Sempre salvo sorprese.

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