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23.01.18 - 06:000

Il terremoto Amazon

Le difficoltà del commercio al dettaglio sono note da tempo. A un calo delle vendite dovuto a cause ‘fisiologiche’ (stagnazione dei redditi e diminuzione del saldo migratorio), si sono aggiunti il già noto fenomeno della spesa oltre frontiera e quello degli acquisti online, che si può definire la ‘spesa all’estero 2.0’.

Si specula da mesi ormai sul fatto che Amazon, il più noto commerciante online al mondo, apra direttamente al mercato svizzero, cosa che avverrà verosimilmente nei prossimi mesi. La stampa d’oltre San Gottardo parla di uno sbarco imminente ma non nelle forme classiche di una società e un centro logistico propri. Molto probabilmente lo farà grazie a un accordo di distribuzione con la Posta, anche se l’azienda non si sbilancia ufficialmente su simili ipotesi.

L’unica certezza è che l’arrivo del grande distributore statunitense, più che il settore del commercio al dettaglio svizzero, contribuirà a cambiare il volto all’e-commerce nazionale. È quest’ultimo, infatti, a temere l’arrivo di Amazon. Del resto già oggi, senza una distribuzione propria, Amazon realizza una cifra d’affari in Svizzera stimata in circa 591 milioni di franchi e si colloca nella speciale classifica dei commercianti online subito dietro Zalando, che fattura a sua volta 621 milioni di franchi. Questi ultimi sono già oggi, indirettamente, i primi due siti esteri di e-commerce (declinati in .de, .fr e .it, a seconda della regione linguistica dei consumatori) più cliccati dagli svizzeri. Cifre piccole rispetto alla totalità del commercio al dettaglio classico, quello che avviene nei negozi fisici, ma in rapida e decisa crescita tanto da poter cambiare per sempre il panorama prossimo venturo del settore commerciale, non solo svizzero.

Cosa accadrà quando anche Amazon, come già avviene oggi con Zalando, avrà a disposizione la rete logistica della Posta e i suoi servizi per quanto riguarda la riscossione dell’Iva e lo sdoganamento? È quello che si chiedono soprattutto i piccoli commercianti online che non saranno in grado verosimilmente di tenere testa a questi giganti.

Paradossalmente per i rivenditori ‘analogici’ o ‘vecchia maniera’ l’arrivo della piattaforma statunitense potrebbe diventare una chance per avvicinarsi al nuovo mondo ‘digitale’ e testarne le potenzialità. Essendo Amazon una vetrina vastissima, ottenere uno spazio anche piccolo potrebbe cambiare le sorti di molti piccoli commercianti che non riescono a gestire in proprio la transizione verso il digitale, che non è solo la costruzione di un sito web. La digitalizzazione, infatti, richiede anche l’analisi dei dati e quindi dei gusti dei propri clienti per poter adeguare per tempo servizi e prodotti. L’esperienza di Amazon in questo campo potrebbe quindi giovare, anche se non è gratuita. È noto che il gigante statunitense impone una politica commerciale molto aggressiva ai propri ‘inserzionisti’. Se il paio di scarpe da basket griffate costassero soltanto poco meno di quelle del negozio sotto casa, l’acquisto online sarebbe superfluo e inutilmente macchinoso. Per rendere ‘l’esperienza d’acquisto appagante’ per il cliente, il prezzo deve giocare un ruolo predominante.

Vista dall’ottica del consumatore è una prospettiva allettante. Ma in economia, quello che è un costo per qualcuno equivale a un reddito per qualcun altro. Se diminuisce un fattore, non è detto che aumenti l’altro. Nel caso di Amazon o di Zalando, non avendo una struttura aziendale in Svizzera, il loro reddito non si tradurrà né in salari né in gettito fiscale locale. A meno di non voler considerare tali l’Iva e qualche pacco movimentato in più dalla Posta.

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