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26.08.17 - 07:300
Aggiornamento : 15.12.17 - 17:12

Senza fascino, ma aperto

Un po’ di sana euforia che non guasta, alla luce della portata di un traguardo comunque storico; un pizzico di legittimo ottimismo alla vista di avversari non propriamente blasonati, né impossibili. Ci sta che Angelo Renzetti – e con lui tutto il Lugano – coltivi il sogno di una qualificazione allo stadio successivo di un’Europa League che sulla strada pone Viktoria Pilsen, Steaua Bucarest e Hapoel Beer Sheva; che ci si freghi le mani per un sorteggio benevolo, che potrebbe permettere ai bianconeri di fare cassa attraverso la conquista di punti, sinonimo di centinaia di migliaia di franchi.

Poi, però, c’è anche il rovescio della medaglia: la mancanza di una testa di serie o di un club blasonato significa perdere la ghiotta occasione di “fare cassetta”, di portare a Lucerna la gente che potrebbe non essere stimolata da avversari non di rango.

Difficile dire quale sia l’equilibrio giusto tra squadroni di richiamo e avversari abbordabili. Angelo Renzetti mette l’accento sull’ambito sportivo: preferisce incassare attraverso pareggi o vittorie che sono possibili (e redditizie). Il suo ragionamento non fa una grinza. Occhio, però, giacché il Viktoria Pilsen non è il Milan, ma questo non fa della squadra ceca un rivale di basso profilo. Le insidie sono comunque tante. Le squadre sono tutte attrezzate e, soprattutto molto più esperte del Lugano in ambito internazionale, a prescindere dal rispettivo blasone o da un palmarès non ricchissimo.

Esperienza formativa

Comunque la si voglia vedere, tra l’ottimismo di chi ci vede l’impresa e la cautela di chi comunque considera il Lugano la matricola che ha tutto da imparare, sarà un’esperienza impagabile ma molto esigente. Sia sul piano atletico, tra incontri da pianificare, trasferte lunghe e scomode, recuperi e allenamenti “saltati”, sia su quello finanziaro, pensando ai costi di organizzazione delle partite interne (alla Swissporarena di Lucerna), alla sicurezza, alle trasferte e ai relativi soggiorni all’estero.

Sarà un’esperienza formativa, per la gran parte dei calciatori bianconeri, proiettati per la prima volta in una realtà conquistata con la grande cavalcata della passata stagione. Sarà esaltante (lo sarebbe stato di più con una capatina a San Siro o all’Emirates, tempio dell’Arsenal), istruttiva, ma anche onerosa. Non inganni lo scarso appeal del girone G, la strada sarà in salita e non certo priva di ostacoli.

Prevale, però, la voglia di imboccarla, per scoprire, per scoprirsi capaci di esaltarsi anche fuori dai confini nazionali, per misurarsi con un calcio diverso da quello al quale si è abituati.

Priorità al campionato

E qui arriviamo al nodo della questione, che di certo non è sfuggito all’attenta osservazione e alla competenza di Pier Tami, uno che il calcio internazionale conosce per averlo frequentato con la selezione rossocrociata Under 21: la priorità del Lugano, il mister lo ha voluto puntualizzare, resta il campionato. L’Europa League, per quanto attrattiva, affascinante ed emozionante, è l’obiettivo secondario. La si affronta, come ricordato da Tami, con la voglia di fare bene, di vincere le partite, fermo restando che l’obiettivo prioritario è la Super League. Non significa snobbare, caso mai mettere il campanile al centro del villaggio e un po’ d’ordine nel turbinio di emozioni scatenato dall’attesa del sorteggio, più che dal sorteggio stesso.

Non che l’Europa debba essere relegata a diversivo, sarebbe sbagliato. Resta però il fatto che è la seconda competizione, non la prima. Il rischio di spendervi troppe energie – fisiche e nervose – a scapito del rendimento in campionato, è reale. Così come, ribaltando la prospettiva, è pensabile che dall’Europa i bianconeri traggano stimoli e impulsi tali da lanciarne una stagione memorabile.

Nulla è precluso, ma occhio alle trappole. Buona Europa, Fc Lugano.

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