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09.06.17 - 08:300
Aggiornamento : 15.12.17 - 17:11

San Salvatore da brivido!

In fatto di magagne – e non da poco – fra il Lac e il San Salvatore c’è quasi (e purtroppo) l’imbarazzo della scelta.

Il primo è balzato alla cronaca di recente per alcuni problemi nella facciata dell’edificio (il granito verde del Guatemala – ora oggetto di perizia – che potrebbe contenere dell’amianto) e da ultimo nell’asfalto dell’autosilo, che fanno dire al cittadino: ma l’opera, inaugurata da poco, è stata edificata (in questi suoi aspetti) a regola d’arte? Si sono controllati a sufficienza i lavori? Perizie e controperizie diranno, intanto però, la polemica – pane per la politica, in particolare per chi da sempre ha osteggiato il Lac – è servita su un vassoio d’argento. Se poi si aggiungono anche gli appalti attribuiti in violazione alla legge sulle commesse pubbliche… Giusto, quindi, fare chiarezza e pretendere che gli errori vengano corretti e sanzionati a spese di chi ha sbagliato.

Sempre nel Luganese un altro fatto, per diversi aspetti ben più grave del caso Lac, perché poteva anche costare delle vite, è successo ieri: un pezzo di parete si è staccato all’interno della galleria autostradale fra Melide e Grancia. Solo il caso, o forse l’intercessione di San Salvatore, hanno voluto che non ci fossero vittime fra gli automobilisti in transito. Anche qui sarà una perizia a dare una risposta alla domanda che tutti si sono posti: ma come è possibile che il cemento armato si sia sbriciolato come cartone? Anche perché solo pochi anni fa, raccontano le cronache, erano terminati i lavori di risanamento nelle due canne del tunnel, noto anche per esser ritenuto, secondo un’indagine fatta a un anno dal rogo sotto il Monte Bianco nel ’99 (per l’assenza di apposite vie di fuga e semafori al suo interno) uno dei più pericolosi d’Europa.

Così, in quell’occasione, nella galleria del San Salvatore era stata demolita la soletta intermedia ed era stato installato un nuovo sistema di ventilazione. Si era anche provveduto al rinnovo degli impianti elettromeccanici (semafori, videosorveglianza, rilevatori incendio e fumi), al potenziamento degli idranti in galleria e alla messa in opera delle pareti anti-ricircolo dei fumi e alla posa della nuova pavimentazione. Un risanamento che ha comportato un investimento complessivo di circa 85 milioni di franchi. Parecchi soldi che, negli intendimenti, erano stati commissionati proprio per incrementare la sicurezza all’interno della galleria. Da qui la domanda dell’uomo della strada: ma è mai possibile che in quell’occasione (recente) non si sia data un’occhiatina anche alle pareti? E che la colpa se la debba – come qualcuno ha lasciato intendere in prima battuta – attribuire all’infiltrazione d’acqua? Si tratta forse di un elemento sconosciuto agli ingegneri? No di certo. Anzi: dalle indicazioni raccolte dal portavoce dell’Ustra, emerge che nella galleria erano state fatte anche opere di impermeabilizzazione a causa delle infiltrazioni. Di più: c’è la conferma che in quel tratto erano state fatte iniezioni di idrogel per contrastare l’eventuale stagnazione d’acqua. Diciamo che, se la questione era conosciuta, allora qualcosa di – forse anche in parte prevedibile? – è finito per scappare di mano. Colpa solo della natura? Mah…

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