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Gli ‘ambasciatori della mano tesa’ di Badaboom Expedition

Aiuta il suo animale e aiuterai anche il suo padrone. È questa la loro missione, quella di Salvo & Marina (e Pipa)

Uno spaccato di vita di comune povertà (Keystone)

Aiuta il suo animale e aiuterai anche il suo padrone. È questa la loro missione, quella di Salvo & Marina (e Pipa)

9 aprile 2024
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Badaboom Expedition. Due parole, semplici semplici, ma che, messe l'una accanto all'altra, racchiudono (o, meglio, potrebbero racchiudere) un mondo di storie di vita, di quelle che portano con sé le cicatrici di un’esistenza segnata dalle più disparate difficoltà. Storie che non possono lasciare indifferenti. E a non restare indifferenti a uno di questi ‘spaccati di vita povera’ sono stati Salvo e Marina, classe 1981 lui, e classe 1989 lei, che assieme a Pipa, il loro cane, l’hanno incontrato ai bordi di una strada dell’America del Sud nel 2018. Una storia che ci racconta lo stesso Salvo, iniziando con le premesse…

Foto SalvoSalvo e Marina, e un sogno-progetto chiamato Badaboom Expedition

«Io e Marina siamo persone semplici, gente comune, quasi dei ‘montanari’ se così vogliamo dire – attacca subito Salvo –. Entrambi abbiamo un lavoro, senza ambizioni particolari. A parte questo progetto, ma a quello arriveremo dopo… Io sono impiegato per una ditta di trasporti, come autista di mezzi pesanti. In inverno ‘struso’ con i camion, cosa che mi ha permesso di affinare una certa dimestichezza con la loro meccanica. Marina, invece, si occupa dei nostri animali, e in estate è all’alpe con le capre».

Da Chiasso al villaggio di montagna

La loro vita scorre senza grandi sussulti, in quel di Davos-Wiesen, una frazione del Comune di Davos, da cui dista una ventina di minuti in auto. Un paesino di montagna come quelli che si incontrano risalendo una delle tante valli del Ticino, che in inverno vive in particolare grazie alle vicine stazioni sciistiche, ma che in estate si svuota per ritrovare la sua dimensione di villaggio con 400 anime scarse. «La mia è stata una scelta di vita e, prima di tutto, fatta per amore». Per amore di Marina, conosciuta durante un corso di ripetizione e con cui ha poi deciso di vivere: «Il tempo di rientrare a Chiasso, dove avevo il mio appartamento, e radunare i miei effetti personali e mi sono trasferito a Davos-Wiesen, dove Marina è nata e cresciuta». Era il 2009. «Ci siamo detti ‘proviamo un anno e vediamo’, e quell’anno sono diventati quindici anni: il centro della nostra vita è ancora qui. Col tempo mi sono reso conto che vivere in un contesto così mi si addiceva. Certo, non è come vivere in città: qui i servizi di base non mancano, ma se necessiti di qualcosa di particolare, il più delle volte devi andare fino a Coira, che non è proprio dietro l’angolo… Ma, appunto, è una scelta, che sono pronto a rifare altre mille volte: questa è la vita che voglio. Con il Ticino ho comunque ancora solidi contatti, visto che la mia famiglia vive ancora lì, a Verscio».

Foto SalvoAl lavoro con gli animali in quel di Davos-Wiesen

L’incontro

E veniamo all’incipit, a quelle due parole in apertura di articolo. Badaboom Expedition…

«Bene o male siamo tutti, si spera, mossi da nobili sentimenti. Pronti a tendere una mano quando incontriamo una persona in difficoltà. C’è però modo e modo di aiutare queste persone, che molto spesso hanno accanto a sé (e l’abbiamo visto nei nostri viaggi per il mondo che abbiamo fatto in questi anni) ha un animale. Spesso un cane, talvolta altri animali. Soffre il padrone, ma a soffrire con lui è anche il suo fedele compagno. E spesse volte, aiutando quest’ultimo, si lenisce (e non solo indirettamente) la sofferenza della persona in difficoltà. La mia non è una teoria campata in aria o altro, ma semplicemente il frutto di lunghe chiacchierate con queste persone». Una in particolare, incontrata durante un nostro viaggio in Sudamerica. «Ricordo il posto, anche se non il nome di quella persona. E francamente non ricordo nemmeno se me l’avesse detto. Ma non abbiamo scordato la cosa più importante: la sua richiesta di aiuto quando ci siamo seduti accanto a lui per scambiare due parole: ‘Mi puoi anche dare un panino per alleviare la mia fame, ma se il mio cane non sta bene, nemmeno io sto bene. Anche lui deve nutrirsi…’».

È lì, lungo un’anonima strada del Sudamerica, che in Salvo e Marina (accompagnati da Pipa, «il trio vincente») qualcosa fa ‘clic’. «Di persone come lui ne avevamo viste già molte nei nostri viaggi con il furgone che avevamo prima. Gente disperata, magari sdraiata su un marciapiede o per strada, con a fianco un cane o un altro animale. Ma, parlando con quest’ultima persona, qualcosa nel nostro cuore si è mosso. Ci siamo resi conto che a modo nostro potevamo tendergli una mano per migliorare, almeno in parte, la situazione. La sua, e quella di tante altre persone nelle sue medesime condizioni».

Foto SalvoUno dei viaggi di Salvo, Marina (e Pipa) nelle zone più discoste

La ‘missione’

Così ecco nascere l’idea. Unendo il dilettevole (il piacere di viaggiare, ovviamente nel loro stile, ossia in modo autonomo e spartano), all’utile (ossia inseguendo e perseguendo un ideale di ‘ambasciatori della mano tesa’). Un’idea che piano piano inizia a prendere corpo. «Abbiamo ideato e realizzato un prototipo di quello che vorrebbe essere il kit da distribuire, ovviamente gratuitamente, per portare un po’ di conforto agli animali e ai loro padroni. Dovrebbe contenere una ciotola, un guinzaglio, cibo, il necessario per il primo soccorso, una coperta, un giocattolo e antiparassitari. Principalmente per ragioni di costi e di logistica, non partiremmo dalla Svizzera con tutto il necessario già improntato. La nostra idea è quella di confezionare il contenuto delle sacche direttamente sul posto. Anche perché è vero che, verosimilmente, nella maggior parte dei casi ci dovremmo confrontare con cani da compagnia, ma non è escluso che si possa aver a che fare con gatti e altri animali ancora, come caprette o pappagalli... Sarebbe dunque un'inutile perdita di tempo e preziose risorse partire pronti a puntino per far fronte a uno specifico problema e poi accorgersi, una volta sul posto, che le necessità sono altre. In più, a ben guardare, anche questa sarebbe una forma di aiuto verso chi sta meno bene di noi: acquistando il necessario sul posto si contribuirebbe a far girare l’economia locale. Soprattutto perché è all’estero che si vedono le situazioni più strazianti: in Svizzera un aiuto come quello che ci siamo prefissi di dare noi non avrebbe molto senso. Per le nostre strade non si vedono persone così disperate come quelle che ci è capitato di incontrare altrove nel mondo…».

Foto SalvoUn momento di relax

‘Non cerchiamo la notorietà’

Della loro idea, qualche settimana fa, aveva riferito pure, nel suo blog, Beppe Grillo. Salvo però ci tiene a restare con i piedi per terra e a tenere il profilo basso, quello di una persona (e un trio) che vuol sì dare una mano, ma non certo per guadagnarsi una fetta di gloria riflessa. «Non cerchiamo la notorietà e non vogliamo diventare influencer o youtuber. Quello che vogliamo è poter entrare nelle case delle persone, diventare un discorso davanti a un caffè, seduti in un bar… Vogliamo che la gente s'interroghi sulla fattibilità di un simile progetto, vogliamo che la coppia seduta sul divano veda le nostre foto... Nei nostri ideali Badaboom Expedition deve poter partire dal basso, con il sostegno della gente comune, di quelle persone che, come noi, hanno un sogno; vogliamo che queste persone si rendano conto che non basta parlarne e aspettare la venuta del messia, ma occorre provare, rischiare, fare magari qualche figuraccia, metterci nome e cognome e soprattutto metterci la faccia!».

Foto SalvoSalvo & Pipa, compagni d’avventura

La raccolta fondi

Nell’accennare alla Badaboom Expedition, Salvo fa uso del condizionale… «L’idea e la volontà ci sono. Come pure diversi possibili itinerari che vorremmo seguire. Uno che prevede l’imbarco ad Anversa con destinazione Montevideo, in Uruguay, da dove il viaggio proseguirebbe in direzione del Nord America, l’altro che dovrebbe partire dall’Italia in direzione del Marocco, per poi varcare l’Atlantico e riprendere il percorso della prima variante. A mancare, al momento, sono però i mezzi, a cominciare da quelli finanziari, per far sì che il nostro sogno-progetto possa davvero decollare». Perché, al di là delle nobili intenzioni del trio («Pipa ovviamente farebbe parte della spedizione, ci mancherebbe!»), stringi stringi tutto si riduce a una mera questione economica. «Inevitabilmente, ma è così. Siamo idealisti, certo, ma anche concreti, e quindi ben consapevoli che senza una base solida, il tutto potrebbe anche non vedere mai la luce. Tutto è già a grandi linee definito: come, appunto, gli ipotetici itinerari da seguire, o, ancora, le caratteristiche che il veicolo dovrebbe avere. La base ci servirebbe anche come ‘cuscinetto’ per affrontare tutte quelle incognite che spedizioni come queste si portano inevitabilmente dietro, almeno fino a non aver trovato una certa autonomia sul posto. Il nostro ‘tour’ non è comunque da intendere come un cambiamento definitivo di vita; non ci trasferiremo all’estero, ma staremo in viaggio per un po’, per portare avanti la nostra missione. Quanto? Idealmente penso a 3-4 anni, ma a definire la durata effettiva saranno le nostre risorse, che di certo non saranno infinite... Anche perché a scadenze regolari dovremmo fare rientro in Svizzera, almeno per sottoporre ai regolari controlli e collaudi il veicolo: per poterlo utilizzare, anche all’estero, deve essere in regola. Fare qua e là dalla Svizzera con un camion, quando ci si trova magari all’altro capo del mondo, un certo costo ce l’ha… Ecco perché, idealmente, affinché Badaboom Expedition cominci, necessita di una base di 200mila franchi». Somma che Salvo e Marina intendono raggiungere attraverso una raccolta fondi online. Già questo, se si vuole, è il primo grosso ostacolo da affrontare e superare: «Soprattutto perché non abbiamo in mano un progetto e una pianificazione concreta da presentare, e questo potrebbe spaventare un po’ chi non la vede con i nostri occhi. O che non ha visto con i propri occhi questo genere di situazioni. Abbiamo solo un grande progetto, tante buone intenzioni e la volontà di andare fino in fondo. Sperando che possa bastare a convincere chi ci guarda con scetticismo. In ogni caso non scenderemo a patti con i nostri ideali o snatureremo la nostra filosofia di vita, quella di una vita tranquilla e non incanalata in schemi particolari».