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01.07.22 - 09:35
di Miriam Genchev, Verzasca

Moriremo di fame per colpa del lupo?

In risposta alla preoccupata (o, meglio, preoccupante) lettera della signora Matasci del 28 giugno, vorrei assicurare i lettori che non moriremo di fame, qualora capre e pecore sparissero dagli alpeggi. Se la nostra sopravvivenza dipendesse dal formaggino di capra, saremmo già noi i "trapassati", da ben prima dell’arrivo dei lupi, giacché le morti per incuria, ferimenti e cadute sono almeno dieci volte maggiori rispetto alle predazioni naturali. La Signora non faccia quindi del terrorismo, sulla scìa della moda del momento (quella di parlare di sicurezza alimentare... che in realtà dipende da ben altre risorse, quali grano e ortaggi ed è giusto affrontarla appunto in un’ottica di equilibrio tra attività umane e ritmi naturali): si ricordi piuttosto che Uomo e Lupo esistono da molto prima dell’allevamento alpestre, quindi se lo vorremo troveremo senz’altro il modo di andare avanti con un’agricoltura rivista sulla base del clima attuale che, è bene ricordare, muta ciclicamente che lo si accetti o meno. Siamo ancora su questo bel pianeta proprio perché ci siamo sempre adattati. Chi non lo ha fatto si è estinto, gradualmente, lasciando il posto a chi meglio ha saputo far coincidere questi cambiamenti con tecniche integrate ed efficaci, a volte anche riprese da un passato più remoto di quello a cui oggi si fa spesso riferimento (all’occorrenza si dovrà forse guardare anche più indietro di cent’anni, per trovare degli spunti e andare avanti, se ciò che abbiamo fatto nell’ultimo secolo non funziona più). Spiace dunque deludere la Signora ma, senza questa flessibilità, non sarà certo per colpa del lupo che moriremo di fame. O vogliamo accusarlo anche dello scioglimento dei ghiacciai, della siccità e delle grandinate che devastano i raccolti, in tal senso ben più importanti?

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