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09.02.22 - 07:29
di Rocco Vitale, membro di comitato dei Giovani Verdi

La tattica del salame: niente di nuovo

Dopo la netta bocciatura alle urne della Legge sulla Riforma III dell’imposizione delle imprese (2017), il centrodestra riparte all’assalto. Soltanto che questa volta tenta di far digerire alla popolazione gli sgravi fiscali per le (grandi) imprese e i loro azionisti poco per volta.

La modifica della Legge federale sulla tassa di bollo prevede che le aziende siano esonerate dall’obbligo di versare del denaro quando aumentano il capitale proprio: la cosiddetta tassa di emissione viene riscossa se il capitale acquisito dall’impresa supera il milione di franchi. Numeri alla mano, l’argomento della promozione della competitività e della capacità d’innovazione delle Pmi va dunque subito smascherato: a giovare di un eventuale esonero sarebbe lo 0,3%, delle aziende presenti su suolo elvetico (multinazionali, società finanziarie e holding già oggi libere da molti vincoli fiscali), una percentuale irrisoria se paragonata alle 598’000 (piccole e medie) imprese che non dispongono della forza finanziaria sufficiente per aumentare il capitale proprio sopra la soglia prestabilita ma che, in virtù della loro creazione di valore aggiunto, costituiscono l’ossatura del tessuto economico svizzero.

Quest’offensiva parlamentare rappresenta solo il primo passo verso ulteriori agevolazioni fiscali. Già nel 2009, il gruppo liberale-radicale aveva annunciato di volere abolire in toto la tassa di bollo – che oltre alla tassa di emissione contempla anche la tassa di negoziazione e la tassa sui premi di assicurazione: nel 2019, questi prelievi hanno generato 2,2 miliardi di franchi all’erario della Confederazione. Un aumento della pressione finanziaria per le contribuenti, una crescita deleteria della concorrenza fiscale verso il basso tra i Cantoni e tagli alle prestazioni pubbliche si profilano all’orizzonte in caso di approvazione popolare.

È (nuovamente) necessario stroncare sul nascere questo progetto di ridistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto, esprimendo un No convinto alle urne il 13 febbraio.

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