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La generazione della solitudine

Il bisogno di connettersi con i propri coetanei è universale, eppure ora più che mai la sensazione di solitudine è endemica, soprattutto fra le persone più giovani. Creare legami stabili e duraturi sembra essere diventata una rarità dove un tempo era la norma e le conseguenze di ciò stanno avendo un impatto manifesto sulla salute mentale. L’amicizia non è solo un modo piacevole di passare il tempo ma una vera esigenza fisiologica, la mancanza di rapporti sociali porta con sé rischi concreti e potenzialmente gravi per il benessere. La sensazione di solitudine non è solo propria dell’isolamento sociale degli hikikomori, che hanno rinunciato alle insidie della vita nella collettività in favore della sicurezza della propria camera da letto, ma appartiene anche a chi inseguendo un gran numero di relazioni superficiali perde sé stesso. Le aspettative imposte dai social media inoltre, che mostrano solo vite idilliache di sorrisi in compagnia e drink sulla spiaggia, costringono chi ci è cresciuto a focalizzarsi sulle esperienze che non ha potuto vivere piuttosto che su quelle che sta vivendo nel presente. In una società sempre più dinamica, le persone che si affacciano sul mondo del lavoro sanno che sono necessarie flessibilità e apertura e reinventarsi continuamente, l’idea di poter mettere radici in un posto e coltivare relazioni durevoli è diventata astratta. La situazione futura appare per giunta affine a quella attuale dato che anche i bambini di adesso hanno difficoltà a socializzare. Occorre pertanto realizzare che la solitudine non è una colpa, ma un male che affliggerà sempre più persone e merita attenzione. Prima di criticare questa generazione perché debole sarebbe meglio riflettere sul fatto che, benché i membri di ogni generazione abbiano avuto le loro ansie e paure, oggi più che mai esse vengono affrontate da sé.

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