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20.01.20 - 00:010

Libia, la pace arriva da Berlino

La Germania guidata da Merkel protagonista di una mediazione in cui in molti, in passato, hanno fallito

Fino a qualche giorno fa la conferenza di Berlino non aveva neppure una data. Mentre oggi dalla capitale tedesca, nel giro di quattro ore, è uscito fuori un primo accordo per iniziare un processo politico che porti la pace in Libia a cui due nemici che neppure hanno voluto parlarsi hanno dato il loro "costruttivo" assenso. Così, il successo di Angela Merkel diventa indiscutibile.

Pragmatismo e prudenza hanno sempre segnato la politica della cancelliera, che stavolta ha usato tutta la forza e la credibilità che le deriva dalla lunga esperienza sulla scena internazionale per rendere la Germania protagonista di una mediazione in cui in molti, in passato, hanno fallito. Basti pensare ai summit di Parigi, Palermo, Mosca.

Il ginepraio Libia si è rivelato spesso una trappola per chi ha tentato di infilarsi. Talvolta anche per eccessiva ambizione sul piano degli obiettivi. Non è successo alla cancelliera. Da tempo ritenuta al tramonto, a metà del suo ultimo fragile mandato, Merkel ha messo a segno un colpo considerevole anche per questo: la Germania non è mai stata un attore chiave per le sorti di questa landa semidesertica del Nordafrica, così strategica per i vicini del Mediterraneo.

Ma adesso le cose sono cambiate, riscattando - a sentire le parole di Antonio Guterres - anche il ruolo dell'Europa. Dopo la crisi dell'euro e quella dei migranti, l'emergenza Libia è il nuovo orizzonte su cui si vede applicato lo stile Merkel dei piccoli passi. Già la lunga serie di strette di mano, nel primo pomeriggio, quando ha accolto uno dopo l'altro 16 capi di Stato e di organizzazioni internazionali, era il segno di un vertice inedito. Cinque Stati con diritto di veto al Consiglio di sicurezza dell'Onu rappresentati al massimo livello.

L'Italia, da sempre coinvolta nelle politiche libiche, l'Ue, l'Onu, l'Unione africana. E poi i due uomini che hanno tenuto tutti col fiato sospeso, ancora una vota fino all'ultimo momento: Haftar e Sarraj. Dopo tante incertezze, si sono presentati entrambi. "Sono stati in stanze diverse, non sono nelle condizioni di potersi parlare", ha spiegato Merkel in conferenza stampa, "ma hanno percepito l'esigenza di essere costruttivi".

Il primo risultato di Merkel è stato senza dubbio di richiamare a Berlino una platea di attori internazionali molto solida, riuscendo a convincere Putin e Erdogan - i due grandi sponsor dell'uno e dell'altro contendente - a partecipare. Ma anche gli esiti emersi dalla dichiarazione finale e dall'accordo sulla commissione militare "5+5" sono un tipico risultato dello stile della cancelliera, che non ha fatto l'errore di fare il passo più lungo della gamba, ponendo degli obiettivi importanti ma non sovradimensionati, a un summit definito fin dalla presentazione come un "inizio". Saranno i prossimi mesi a dire se alla Merkel sia proprio riuscita una conferenza di pace.

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