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07.10.22 - 05:20
Aggiornamento: 16:40

Minori non accompagnati, aumenta la pressione in frontiera

Nel suo oratorio di Rebbio, don Giusto della Valle sta attualmente ospitando 15 ragazzi egiziani. A Como mancano strutture sufficienti per tutti.

di Marco Marelli e Prisca Colombini
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archivio Ti-Press
Scatto del 2017, ma sempre attuale

È un’emergenza senza fine quella dei giovani migranti non accompagnati che continuano ad arrivare a Como, nella speranza di riuscire a entrare in Svizzera. Qualcuno ci riesce, i più in frontiera trovano una saracinesca abbassata. Una storia che si ripete, come era stato nel 2017 con la massiccia ondata di migranti arrivati a migliaia in riva al Lario, tanto da trasformare la stazione ferroviaria San Giovanni in un accampamento. Istantanee che avevano fatto il giro del mondo, anche perché rappresentazione visiva della drammaticità dell’emergenza di allora, ma anche delle tante storie di solidarietà spontaneamente portate avanti da associazioni e privati, anche del Ticino.

C’è chi passa e chi viene respinto

Di questa nuova emergenza – protagonisti ragazzi, ma anche ragazze, di 15-16-17 anni –, si parla poco. Non è sotto i riflettori. Eppure c’è. Una nuova emergenza che con il passato ha un comune denominatore: quello di oltrepassare la frontiera nella convinzione che al di là delle Alpi avrebbero maggior possibilità di costruirsi un futuro. «A entrare in Svizzera sono soprattutto i giovani afghani per i quali sembra esserci una corsia preferenziale. Forse perché le autorità svizzere sanno che per i giovani afghani l’approdo finale non è la Confederazione, bensì la Germania e i Paesi del Nord Europa. Tutti gli altri vengono respinti. E quelli respinti sono soprattutto egiziani. E così viviamo una perenne emergenza», afferma don Giusto della Valle, ex missionario, parroco di Rebbio, responsabile della Pastorale dei migranti della Diocesi di Como, da anni in prima fila nell’azione di accoglienza dei profughi in fuga dai loro Paesi d’origine nella speranza di affrancarsi un futuro in Europa. «Attualmente nei locali del nostro oratorio ospitiamo quindici ragazzi: sono tutti egiziani. Da inizio anno ne abbiamo ospitati un cinquantina, fra loro anche giovani afghani. Giovani migranti che, una volta arrivati a Como dopo essere stati respinti in frontiera, si sono presentati in Questura – aggiunge il sacerdote –. In quanto minorenni scatta l’obbligo di ospitarli. Solo che a Como non ci sono strutture sufficienti per tutti, per cui la Questura li porta a noi».

I numeri

Il flusso di piccoli migranti non accompagnati è dovuto agli sbarchi che, dall’inizio dell’anno, sembrano essere senza fine. Sul territorio italiano si trovano soprattutto egiziani (2’842), seguiti da tunisini (1’382) e albanesi (1’327). Poco più di 500 gli afghani, di molti dei quali, stando ai dati del Viminale, si sono perse le tracce. Un flusso che inevitabilmente si riflette anche su Como, dove attualmente ci sono 165 minori non accompagnati che per il comune capoluogo si traduce in un significativo costo. A fronte di una spesa giornaliera di 130 euro per ogni giovane migrante, dal Ministero dell’Interno arrivano 70 euro. Insignificante il contributo di Regione Lombardia, che costituisce l’un per cento della spesa sostenuta. Spesa che a Como lo scorso anno ha superato 2,5 milioni di euro. Da qui una recente polemica sollevata dal sindaco Alessandro Rapinese che ha parlato di finanziamenti tolti ad anziani e disabili. Una situazione dovuta al fatto che Como non dispone di un Sai (Sistema accoglienza integrazione, che garantirebbe una presa in carico più strutturata). La possibilità c’è stata, ma la giunta comunale a trazione leghista l’ha lasciata perdere. Così come sono andate perse le risorse previste dai bandi del Pnrr.

In agosto ci sono stati 1’309 soggiorni illegali

La pressione alla frontiera sud trova conferma nei numeri che abbiamo chiesto a Nadia Passalacqua, portavoce per la Svizzera italiana dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (Udsc). Nel mese di agosto i soggiorni illegali sono stati 1’309 (contro i 537 di luglio e i 700 di giugno. A gennaio erano invece 602). Nel mese di agosto sono state scoperte 23 sospette attività di passatori (9 in luglio, 8 in giugno, 5 a gennaio). Sempre nel mese di agosto, le persone consegnate alle autorità estere sono invece state 1’230 (479 in luglio, 703 in giugno, 591 il primo mese dell’anno). Riguardo al fenomeno dei minori non accompagnati, la portavoce ricorda che «i migranti minorenni richiedono una protezione speciale. L’Udsc è consapevole di questa responsabilità e la prende molto sul serio». Per questo, aggiunge, «i migranti minorenni sono accompagnati e assistiti in ogni momento fino a quando non vengono consegnati a un’altra autorità e sono sotto la supervisione dell’Udsc. Viene prestata particolare attenzione a tutte le persone che hanno un bisogno speciale di protezione (persone vulnerabili), le esigenze e le possibilità sono chiarite con particolare attenzione e vengono prese le misure necessarie. Nel caso in cui ci fossero persone vulnerabili o bambini, vengono allestite aree separate».

La portavoce spiega inoltre che «l’Udsc effettua controlli basati sul rischio e sulla situazione ed è presente ai valichi di confine e nelle zone di confine nell’ambito del suo mandato legale. Per controlli basati sul rischio si intende eseguiti in termini di tempo, contenuto e luogo in cui ci si aspetta il maggior rischio per la sicurezza interna o possibili violazioni della legge». P.COL.

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