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03.11.22 - 21:09

Bce e Bank of England, linea dura anche con recessione

Avanti tutta col rialzo dei tassi d’interesse. La Banca centrale inglese li porta al 3%, ai massimi dal 2008.

Ansa, a cura di Red.Estero
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Keystone
Tasso al 3%, mai così in alto dal 2008

La Bce e la Bank of England tirano dritto col rialzo dei tassi d‘interesse, in sfida agli appelli della politica per l’impatto sulla crescita ora che una recessione è praticamente scritta nero su bianco. La banca centrale inglese ha deciso un rialzo da tre quarti di punto - come la Fed ieri - al 3%, il valore più alto dal 2008, di fronte a un’inflazione che viaggia oltre il 10% e nonostante previsioni che danno l’economia nelle secche di una recessione iniziata la scorsa estate e destinata a protrarsi fino "a metà 2024".

Previsioni meno catastrofiche per l’economia dell’Eurozona. Christine Lagarde, ospite della banca centrale lettone a Riga, riconosce che una recessione "mite" è possibile ma non sarebbe sufficiente ad abbassare l’inflazione che sfiora il 10%. Martin Kazacs, il governatore lettone ‘padrone di casa’, dice invece che una recessione è lo scenario principale, non più quello avverso. Ma i tassi devono comunque salire "molto di più". "Possibile" che raggiungano il 3%, ragiona il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco.

Gli inviti giunti dal presidente francese Emmanuel Macron, dalla premier finlandese Sanna Marin e da quella italiana Giorgia Meloni ad andarci piano sono rispediti al mittente. Ci pensa il ’falco’ Joachim Nagel, della Bundesbank, a spiegare che la Bce non può cedere alle pressioni politiche. Lagarde è ancora più netta: "Alla Bce non può essere messa pressione da parte delle autorità di bilancio", grazie ai trattati che proteggono la sua indipendenza. E dunque "siamo risolutamente concentrati sull’obiettivo della stabilità dei prezzi".

Nessuno sa esattamente cosa accadrà ai prezzi del gas, e a ricaduta alla crescita: in funzione delle nuove previsioni che pubblicherà il 15 dicembre, la Bce potrebbe presto rallentare la fase rialzista, come ha fatto oggi la banca centrale norvegese alzando di soli 25 punti base. In vista del meeting di dicembre, il fronte dei ‘falchi’ in Bce serra le fila. Ma almeno le ‘colombe’ tornano a farsi sentire, anche se appaiono sempre più sole.

E’ il caso del membro del direttorio Bce Fabio Panetta che invita alla cautela sui tassi e sull’addio agli acquisti di bond, a calibrare la stretta monetaria con i rischi per la crescita economica e per la stabilità finanziaria. Un riferimento all’inasprimento deciso da Francoforte per i maxi-prestiti bancari Tltro, un tema delicato con le banche italiane che hanno ampiamente usato quel meccanismo non solo per dare credito, ma anche per sottoscrivere Btp.

Per molti alla Bce, di fatto, la questione dello spread è già stata affrontata con il Tpi, lo ‘scudo lanciato a luglio. Visco chiarisce bene che il soccorso di Francoforte scatterebbe se lo spread si allargasse senza una giustificazione nei fondamentali. Ma avverte: di fronte a decisioni "inappropriate" dei Governi che facciano salire il differenziale "naturalmente si tratterebbe di un motivo per non intervenire". E’ un invito implicito a non aspettarsi un ‘repeat’ del 2011, e il suo collega Nagel è tranchant: nessuno pensi che lo ‘scudo’ servirà per finanziare "alcuni" Paesi.

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